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Il ritratto. Mladic, il "boia" dei balcani

Passerà alla storia (nera) dell’ex Jugoslavia per aver guidato le truppe serbo-bosniache contro la città martire di Srebrenica, l’enclave musulmana, in cui morirono 8mila maschi adulti (molti appena adolescenti) e migliaia di donne furono violentate

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Ratko Mladic, il boia dei balcani 

Ratko Mladic, il boia dei Balcani, condannato oggi, mercoledì 22 novembre 2017, all’ergastolo dal Tpi (il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia) per i crimini commessi durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il novembre 1995, passerà alla storia (nera) dell’ex Jugoslavia per aver guidato le truppe serbo-bosniache contro la città martire di Srebrenica, l’enclave musulmana, in cui morirono 8mila maschi adulti (molti appena adolescenti) e migliaia di donne furono violentate.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Balcani, Ratko Mladic condannato all'ergastolo]]

Oggi 74enne, orfano lui stesso dall’età di due anni di un padre ucciso dagli ustascia croati, Ratko Mladic stato l’ultimo dei super ricercati dei conflitti balcanici a finire in manette per essere processato all’Aja e sarà l’ultimo degli imputati di spicco processati dal Tpi che, dopo 24 anni e 161 persone incriminate, si appresta a chiudere i battenti alla fine dell’anno.

Comandante dell’esercito dell’autoproclamata Repubblica serba di Bosnia sotto lapresidenza di Radovan Karadzic Mladic è stato, insieme a «Rasa», il volto feroce della pulizia etnica che ha insanguinato la regione fra il 1992 e il 1995. La sua carriera militare iniziò come ufficiale nell’esercito di Tito, ottenendo, nel 1991, proprio in coincidenza con la disgregazione del regime comunista, la nomina a capo del nono corpo dell’esercito jugoslavo a Knin.

Il genocidio di Srebrenica 

Più tardi assunse il comando del secondo distretto militare dell’esercito, con base a Sarajevo, per poi arrivare a capo dell’esercito serbo bosniaco. Il Tpi ha condannato l’ex generale per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, tra gli altri capi d’accusa, in particolare per il massacro di Srebrenica del luglio 1995 ma anche per l’assedio di Sarajevo che in 44 mesi fece 12mila morti (per lo più civili vittime dei bombardamenti e dei cecchini appostati attorno alla città).

Nonostante l’ordine di cattura internazionale emesso nel 1996, dal Tpi, alla fine della guerra di Bosnia, Mladic fece ritorno a Belgrado e sotto la protezione del presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic,
condusse una vita pubblica tranquilla e agiata.

Dopo l’arresto di Milosevic, avvenuto il primo aprile del 2001, per Mladic, iniziò il lungo periodo di latitanza, terminato nel maggio 2011.

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