Amori, enigmi e frustrazioni raccontati dai muri di Trieste

Una delle scritte nella Piccola Parigi di Trieste (Silvano)

Dal centro alla periferia ogni isolato trabocca di frasi dipinte con la vernice spray Viaggio tra messaggi a metà strada tra atti di denuncia e pillole di saggezza

TRIESTE I muri di Trieste parlano. Lo fanno attraverso le centinaia di scritte tracciate con la vernice spray accanto a “tappeti” di tags e accenni di murales, e visibili in ogni angolo del centro e delle periferie. Messaggi che sottintendono una lunga narrazione, a volte tragica e a volte comica. Basta aguzzare un po’ la vista, quindi, per scoperchiare vasi che regalano storie di ogni tipo.


L’odio in strada Una scritta su un muro può essere una valvola per denunciare un sopruso o sfogare la propria rabbia. Nella cosiddetta “piccola Parigi”, cioè corte Fedrigovez in via San Felice, si può leggere la lapidaria sentenza «io odio il cemento», ironicamente incisa proprio in un blocco di quel materiale. A spiegarne il significato, cosa abbastanza eccezionale, è lo suo stesso autore, il signor Sergio, residente proprio in quella zona. Lui, ingegnere civile in pensione specializzato in strade e trasporti, è rimasto sdegnato di fronte alla decisione presa qualche tempo fa di rimuovere le antiche lastre di pietra che ricoprivano la via per piastrellarla. Così, per sua personale “protesta estetica” il signor Sergio ha deciso di incidere su un blocco di cemento la frase che avrebbe sentito pronunciare tempo prima dei lavori dall’attuale sindaco: «io odio il cemento». Un altro caso di disprezzo, decisamente più cupo, è rintracciabile in una delle scalinate che portano agli uffici investigativi della della Direzione distrettuale anti-mafia di Trieste, quasi nascosta sopra l’Eurospar di via Piccardi. Qui si può leggere: «Odio (un nome non più leggibile) perché mi ha mandato in galera per falsa testimonianza».

L’amore in strada Oltre a sgrammaticate dichiarazioni d’amore, ogni tanto si scorgono anche alcune particolari riflessioni sul tema. Ad esempio, in via Rismondo, quasi all’incrocio con via Battisti: «Il vero amore nei cani vagabondi». Interpretando, potrebbe trattarsi di un elogio figurato all’amore passeggero dei girovaghi. Invece, nella piccola galleria che porta da via Pascoli a Via dei Leo, dove si trova “Bernardi”, è scarabocchiato: «Il futuro con te profuma di red bull e caffè». Sicuramente, un futuro eccitante e ad alto tasso di caffeina.

La voce della periferia Nell’area più calda di Trieste, nei due sottopassaggi accanto al circolo degli operai della Ferriera, si sfogano frustrazioni, rabbia e mortificazioni. Da chi difende l’attività dello stabilimento - «Opporsi alla chiusura della Ferriera» - a chi dichiara invece guerra ai proprietari o ai politici ritenuti colpevoli: «padroni nella ghisa» e «Dipiazza in fonderia». Al quadrilatero di Melara, invece, i muri sono specchi della coscienza collettiva e dell’orgoglio dei residenti. «Meio un giorno da barbon che una vita da vigliacco», si può leggere in un porticato di via Pasteur. O ancora, di fronte alle Poste e sopra il murales che rappresenta delle “scimmie al gabbio”, un famoso “slogan”, cambiando una vocale, diventa: «W la fuga». Proprio difronte all’uscita delle scuole dell’istituto comprensivo Iqbal Masih, qualcuno ha invece scritto quello che potrebbe essere un monito per le generazioni più giovani: «Quanta droga devi assumere prima di capire che il tuo spacciatore non vuole darti la sua merda ma prendersi la tua anima!».

Scritte “da matti” Rientrano a pieno titolo nel gruppo delle frasi più spiazzanti la scritta «Ascolta il tuo mare», dopo la prima salita di via Rossetti, e «No fax» sulla facciata laterale della succursale del Petrarca (una nuova corrente del movimento “no vax” oppure un invito ad ammodernarsi rivolto alla scuola?). Ma forse il messaggio più enigmatico è quello verniciato in piazza Oberdan: «Palermo non è a Trieste». In questo caso, dopo un lungo attimo di smarrimento difronte ad un tale asserzione, la mente inizia faticosamente ad elaborare le prime ipotesi per una possibile spiegazione: un riferimento a questioni mafiose? Oppure ai recenti spostamenti degli insegnanti da Nord a Sud e viceversa? Quesito destinato a rimanere senza risposta. Anche perchè, altro dettaglio da autentico rompicapo, un’identica scritta compare anche all’interno dell’ex Opp, a pochi passi dal teatrino Basaglia.

Vernice rossa, sbiadita o viva Salendo proprio verso l’ex manicomio, lungo via Fabio Severo si intravedono ancora le antiche scritte realizzate dai partigiani al loro ingresso in città. Segni di lotte politiche ed intestine ormai sbiaditi dal tempo, il cui fantasma si trascina metro dopo metro fino all’Università centrale. Qui, tra gli odierni manifesti che pubblicizzano feste, si trovano sui muri anche i botta e risposta tra opposte fazioni politiche di parecchi anni fa. Arrivando infine alla parte alta dell’ex manicomio, si innalza il silenzioso grido ed esortazione: «La verità è rivoluzionaria». È l’ultima rimasta delle scritte realizzate da Ugo Guarino, che negli anni di Basaglia gestiva i laboratori di arte applicata “Arcobaleno” all’interno della struttura. Proprio sopra ne è sovrapposta un’altra in corsivo e in lingua francese, ormai quasi illeggibile: «Credi sempre solo a quella che porti con te!».

Menzioni speciali Gli autori di tutte le scritte sin qui elencate sono consapevoli di infrangere la legge e di rischiare multe salate, soprattutto dopo l’inasprimento delle sanzioni ad opera del recente regolamento di Polizia urbana. Non l’unico divieto peraltro se, come ricorda la frase impressa lungo le scale di uno dei tanti edifici abbandonati del Porto vecchio, «A Trieste non sarà più consentito sedersi in strada». Merita infine una particolare menzione una data scritta lungo via Pascoli, stampata nella memoria di molti italiani ma che assume tutt’altro sapore dopo il recente disastro calcistico: «Campioni del mondo 09/07/2006».

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