Una via di Trieste intitolata ad Almirante: primo “sì” in commissione

Giorgio Almirante durante una manifestazione a Trieste, alla sua destra Sergio Giacomelli (foto tratta dal libro “Trieste a destra” di Comelii e Vezzà)

Approvate le mozioni di Fratelli d’Italia e Tuiach: «È un pezzo della storia di Trieste» Contrari centrosinistra e M5S. Fi e Lista Dipiazza: «Decideremo in maggioranza»

TRIESTE Puntuale come un treno del Ventennio, torna in Consiglio comunale la proposta di intitolare una via di Trieste al defunto fondatore del Movimento sociale italiano Giorgio Almirante. A lanciare l’idea, in questo caso, ci sono ben due mozioni: una è stata presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli e Salvatore Porro, l’altra arriva dell’ex leghista (e sempre più filo-forzanovista) Fabio Tuiach.

La mozione ha passato il vaglio della commissione e sarà inserita nel menù del prossimo Consiglio utile (ma non essendo urgente è possibile che ci voglia un po’ perché venga esaminata).


La discussione di ieri mattina ha visto emergere contraddizioni prevedibili: il centrosinistra si è opposto con forza all’ipotesi di intitolare una via a una figura contraria «ai valori fondativi della Repubblica, la Resistenza e la lotta di Liberazione». Hanno annunciato un parere negativo anche i commissari del Movimento 5 Stelle. Silenti invece i banchi di Forza Italia e della Lista Dipiazza, forse il timore è di innescare l’ennesima polemica gratuita sui fatti novecenteschi. Commenta il capogruppo forzista Piero Camber: «Valuteremo all’interno della maggioranza».

In commissione Giacomelli ha spiegato le ragioni alla base della mozione. Ha anche ringraziato Fabio Tuiach per aver presentato un testo analogo, rilevando però che (avendolo presentato ai tempi in cui era ancora nel Carroccio) il testo riporta il simbolo della Lega triestina. Quello con la bandiera di Trieste asburgica, di certo poco affine al cuore nero almirantiano.

Dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia: «Giorgio Almirante è stato tra i fondatori dell’Msi e ha seduto tra i seggi dei deputati ininterrottamente fino alla decima legislatura. Oltre a ciò si è sempre battuto per l’italianità di Trieste, dove fu eletto consigliere comunale con migliaia di preferenze. In occasione del centenario della sua nascita, un presidente della Repubblica di ben altra provenienza come Giorgio Napolitano ah riconosciuto il suo merito di aver traghettato una comunità umana all’interno del nuovo sistema democratico e repubblicano. Mi sembra il minimo che Trieste riconosca la sua figura intitolando una via, una piazza, un giardino, una parte di giardino, o dedicandogli una targa».

Risponde la capogruppo del Partito democratico Fabiana Martini: «Sono anni che la destra triestina continua a proporre questa intitolazione. Senza cadere in polarizzazioni o ideologie, la nostra posizione è che Almirante sia espressione di una cultura, una storia e un’esperienza antitetiche alla Resistenza e alla lotta di Liberazione. Ovvero ai valori fondativi della nostra Costituzione e della nostra Repubblica. A dispetto degli appelli a una “riappacificazione delle memorie”, non possiamo essere favorevoli. Naturale poi che si siano giocati il discorso di Napolitano per infiocchettare bene la proposta».

Fabio Tuiach spiega invece così le ragioni della mozione analoga da lui presentata ieri: «Ho pensato di presentarla qualche tempo fa, quando ho visto in un articolo di giornale che un consigliere leghista aveva fatto lo stesso a Grosseto. Ai tempi ero ancora nella Lega e ho pensato “perché non farlo a Trieste?”. In fondo qui Almirante ha fatto storia. Lo dico anche se ho un percorso politico differente rispetto a quello di Giacomelli. Almirante è stato quello che più si è battuto per Trieste italiana, e da figlio di esule non posso che apprezzarlo».

La seduta si è svolta di fronte a un discreto pubblico, tanto che anche il presidente Antonio Lippolis (leghista ed ex missino) si è chiesto se non fossero venuti aspettando un altro ordine del giorno. E invece no: erano lì per Almirante, anche se alcuni erano esponenti di sigle contrarie alla proposta, come Anpi.

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