L’antica foresta tutelata dall’Unesco sparita nel nulla

Il parco nazionale Semenic Cheile Carasului

In Romania la “mafia dei boschi” ha tagliato e prelevato alberi di valore radendo al suolo un’area protetta di più di cinquanta ettari nel parco nazionale Semenic Cheile Carasului

BELGRADO. Immaginate un celebre e imponente parco nazionale, creato in una delle aree montuose più affascinanti e delicate del Paese, nei Carpazi meridionali, area protetta fin dal 1982. Ora figuratevi una delle cime dei monti del parco, coperta da una fitta foresta di alti e antichi faggi. Poi, chiudete gli occhi, riapriteli e un bosco assai vasto, di almeno cinquanta ettari, non c’è più. Scomparso nel nulla.

Tra le attrazioni del parco nazionale Semenic Cheile Carasului ci sono le gole, il treno a vapore e la natura incontaminata


Sembra impossibile, ma è quanto accaduto in Romania, nel parco nazionale Semenic-Cheile Carasului, nella parte occidentale del Paese, non lontano dal Danubio e dalla frontiera con la Serbia. A denunciare il caso è stato un video postato di recente su YouTube, girato con un drone, che mostra un’ampia porzione del parco completamente spoglia, rasata a zero. Video che ha raggiunto diffusione nazionale, creando scandalo, dopo essere stato ripreso dalla Tv Digi24, che ha dato ampio risalto al caso.

Una veduta del parco nazionale Semenic Cheile Carasului


Ricordando che Semenic è un vero gioiello, custode di una delle più grandi foreste vergini di faggio in Europa, quasi 5mila ettari inclusi nella lista dei patrimoni dell’Unesco solo la scorsa estate. Ma cosa è successo, a Semenic? Quello che da decenni avviene in tutto il Paese, in parchi naturali e non: disboscamento selvaggio da parte di ignoti. Arrivati nel parco con seghe elettriche e camion, tagliano e portano via alberi di grande valore. Disboscamento che, nel caso di Semenic, ha spinto il governo romeno a promettere azioni rapide e rigorose per affrontare il grave problema, facilitato anche dall’inazione delle autorità preposte alla salvaguardia del territorio.

I faggi più vecchi d'Europa spazzati via al parco nazionale Semenic Cheile Carasului


Manca infatti ancora, ha denunciato Digi24, «un piano per limitare il taglio degli alberi» nel parco. Concorda Corneliu Sturza, attivista del gruppo ecologico Gea Nera, sottolineando che «abbiamo chiesto al ministero» dell’Ambiente di fare i conti con la questione «ben tredici anni fa». Qualche colpa ce l’avrebbe anche l’amministrazione della zona protetta, che non avrebbe «mai trasmesso il piano di management» al ministero, hanno scritto i media locali citando il dicastero dell’Ambiente di Bucarest.

Denunce corroborate in televisione dalla Guardia forestale di Timisoara, che ha confermato di non poter far nulla in assenza di un piano di management del parco, limitandosi a «mettere a dimora» nuove piante per colmare i grandi vuoti causati dalla deforestazione. E il problema della «mafia dei boschi», così l’hanno definita alcuni media di Bucarest, è tutt’altro che inedito, come attestano le denunce estive di gruppi ambientalisti. Che proprio a Semenic avevano individuato altri “buchi” causati dall’azione barbarica dell’uomo.

Disboscamento selvaggio che non è circoscritto a Semenic, tutt’altro. È invece un problema nazionale. E molto serio, come confermato dal presidente Klaus Iohannis, che l’anno scorso - dopo che a migliaia erano scesi in piazza in segno di protesta - ha firmato una legge che dichiara «minaccia alla sicurezza nazionale» il disboscamento illegale, mentre Ong e associazioni in passato hanno chiesto persino una «moratoria» totale al disboscamento, incluso quello legale. Disboscamento che mette a rischio anche le comunità montane, sempre più a rischio di frane e alluvioni per la scomparsa del patrimonio boschivo.

Fenomeno gravissimo, per la Romania - Paese che conserva il 65% delle foreste vergini in Europa - che dal 2000 al 2012 ha perso «tre ettari di foreste all’ora», ha denunciato Greenpeace in uno studio qualche anno fa, sottolineando che il 49% delle «superfici de-forestate» era localizzato in aree protette. Sempre Greenpeace, ha ricordato di recente il portale Balkan Insight, ha rivelato che sono «quasi diecimila i casi di disboscamento illegale» scoperti solo l’anno scorso, con un danno per lo Stato di circa nove milioni di euro. E di cinque miliardi di euro dalla caduta del regime di Ceausescu a oggi, secondo il gruppo Agent Green. Oltre ad almeno una preziosissima foresta, nel cuore di Semenic.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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