In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Dal traffico sotto casa agli ospiti indesiderati: la rivolta di Fernetti

Auto che sfrecciano, code di tir e ora i migranti indisciplinati. Raccolta di firme pressoché unanime: «Il prefetto ci aiuti»

2 minuti di lettura

MONRUPINO. Il 20 dicembre 2007 Fernetti fu scelto come valico di confine principale per festeggiare la caduta dei confini per effetto dell’ingresso nell’area Schengen della Slovenia. Le carrozze trainate dai sontuosi cavalli lipizzani e le bollicine versate nei calici da un migliaio di triestini accorsi per festeggiare il grande evento, dieci anni dopo, paiono solamente un lontano romantico ricordo. Fernetti, lamentano i residenti, dopo la caduta delle frontiere è diventata una frazione imprigionata nel degrado.

Il deprezzamento delle case e le difficoltà degli esercizi commerciali sono appunto le conseguenze dell’abbattimento dei confini e di un territorio che, pur avendo a qualche centinaia di metri di distanza una caserma della polizia di Stato con tanto di presidi pressoché quotidiani delle forze dell’ordine (finanza, carabinieri e polizia stessa), si sente «scoperto», abbandonato. «Pare di essere all’autodromo di Monza. Tutti sfrecciano lungo la Strada regionale 58 come se fosse il rettilineo di una pista, incuranti dei limiti di velocità. Dentro casa li sentiamo sfrecciare, e attraversare la strada o semplicemente muoversi con le nostre automobili per uscire di casa è diventato pericolosissimo», racconta Paola Elena Vona. Nei fine settimana la situazione diventa invece insostenibile anche lungo la rete autostradale con l’ingorgo da parte dei tir, che rimangono bloccati sulla corsia di destra in attesa del check-in all’autoporto, creando delle lunghe code che rallentano il traffico e che creano disagi ai residenti che tornano a casa. La battaglia poi sulla viabilità sull’ex blocco di confine sembra oramai persa.


Da anni molti residenti, ma non solo, hanno chiesto di istituire una rotatoria all’entrata in territorio italiano dalla Slovenia, per agevolare l’immissione delle automobili lungo le tre arterie disponibili: Opicina, Monrupino e il proseguimento della rete autostradale. Ma nulla è mai stato fatto. Come se non bastassero questi problemi, negli ultimi due anni i residenti hanno dovuto affrontare quello che sentono come un nuovo inatteso disagio. L’ultimo tentativo di chiedere e ottenere attenzione da parte delle istituzioni è stato lanciato per vigilare sui “nuovi” residenti della frazione: i richiedenti asilo.

Dall’estate del 2015, accanto ai 72 residenti effettivi, per lo più di madrelingua slovena, si sono aggiunti gradualmente oltre 100 immigrati, in prevalenza giovani under 30 provenienti da Pakistan, Afghanistan e paesi africani, ospiti in alcune strutture ricettive private. La situazione, o meglio il tentativo di convivenza, per molti si sta facendo insostenibile. E così i paesani hanno deciso di appellarsi al prefetto redigendo una lettera-petizione sottoscritta praticamente all’unanimità: «Dai modi di comportarsi e atteggiarsi di queste persone, capiamo che gli ospiti siamo noi, a casa nostra. I profughi vagano lungo il paese e nelle piste forestali, in particolare nelle ore notturne, gridando, in alcuni casi in stato di ebbrezza, senza rispetto e incuranti di coloro i quali al mattino devono svegliarsi per recarsi al lavoro».

I residenti parlano anche di un aumento del degrado: «Nelle piste forestali di Fernetti vi sono sparsi centinaia e centinaia di piatti usa e getta, vassoi e bottiglie di plastica. Degrado che è facilmente visibile anche nella parte slovena del sentiero che conduce a Orle. Qualche mese fa, in occasione della fine del ramadan, inoltre, è stato sventato un incendio da parte dei vigili del fuoco». Angelo Barani, consigliere comunale che regge la maggioranza del sindaco Marko Pisani, è il capofirmatario della lettera: «Fernetti è abitata da Settecento, e mai siamo arrivati ad un livello tale di degrado. È difficile che vi possa essere un’integrazione se le persone che sono qui non sono interessate ad integrarsi. Siamo stufi e ci sentiamo abbandonati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I commenti dei lettori