Tre ore di riti e musica con il prete esorcista

Dietro le quinte della messa di don Rozo: «Salvo le anime»

SAN DORLIGO DELLA VALLE. La donna, sulla sessantina, è nella navata centrale, in piedi, a pochi passi dall’altare, rivolta verso il tabernacolo. Ha gli occhi chiusi e l’espressione assorta. Appena ricevuta la speciale imposizione dell’olio santo inizia a palesare un tremolio delle braccia, al quale, poco dopo, comincia ad accompagnarsi un ritmico movimento della testa. Il sacerdote le tiene una mano sulla testa e le parla sottovoce. Il tremito aumenta, fino ad assumere i contorni della convulsione. La donna allora sposta lentamente la testa all’indietro fino ad assumere una posizione del tutto innaturale, un arco che si tende sempre di più. Il pallore si diffonde sul suo viso, i cui lineamenti sono sempre più accentuati. Alla fine si affloscia, nelle braccia di uno degli assistenti, completamente staccata dalla realtà che la circonda, immersa in un mondo che soltanto lei, forse, può intuire. E di cui non ricorderà nulla o quasi, qualche minuto dopo, quando con grande naturalezza si riprenderà, per abbandonare rasserenata la chiesa di San Giuseppe della Chiusa.

Un tempio che oramai in tanti, a Trieste, cominciano a chiamare la “Piccola Medjugorje”, la cittadina della Bosnia Erzegovina dove si narra di miracolose guarigioni che avverrebbero dal 1981, quando secondo alcuni ci furono varie apparizioni della Madonna. Perché è proprio a San Giuseppe della Chiusa che episodi di questo tipo, con persone afflitte da problemi di fede, turbamenti o travagli dell’animo che cercano la pace interiore attraverso rituali molto precisi, si ripetono oramai ogni settimana. Per l’esattezza, da quando nella chiesa della frazione del Comune di San Dorligo della Valle-Dolina è arrivato don Rosario Palic, il parroco di origine croata, la cui giurisdizione comprende anche la chiesetta di sant’Antonio in Bosco e al quale la Diocesi di Trieste ha da subito riconosciuto la qualifica ufficiale di esorcista.

Un fenomeno che sta crescendo di giorno in giorno e che segue un calendario molto puntuale: il giovedì ci si dedica ai fedeli italiani e delle zone vicine a Trieste, il sabato arrivano, numerose, le corriere dalla Croazia, con a bordo chi ha bisogno della benedizione dell’olio e chi si accontenta di assistere. Tutti in ogni caso per vedere all’opera padre “Rozo”, questa la denominazione con la quale oramai lo riconoscono un po’ ovunque.

«Un sacerdote che guarisce i corpi e le anime – dicono coloro che assiduamente frequentano la chiesa di San Giuseppe della Chiusa e quella di Sant’Antonio in bosco, accanto alla quale il sacerdote ha anche la canonica – e che garantisce, in chi si rivolge a lui, il recupero del “riposo dello spirito”, quello stato d’animo fatto di gioia e serenità che, una volta riconquistato, nessuno vuole più perdere». E che arriva al termine di una funzione lunghissima, caratterizzata da musiche e canti sacri, ripetuti senza soluzione di continuità, che creano un’atmosfera del tutto particolare.

Chi si avvicina a don “Rozo” in questi frangenti ne resta visibilmente affascinato. Il sacerdote, nelle quasi tre ore di funzione, all’interno della quale celebra anche un’intera messa, in gran parte cantata (per chi non conosce le parole dei brani sacri, lungo la navata destra c’è uno schermo sul quale scorrono i versi, in modo da mettere tutti i presenti nella condizione di partecipare al coro), non smette quasi mai di parlare, intercalando italiano e croato, sermoni e ammonimenti, citazioni di episodi di cui è stato testimone o protagonista e consigli.

«I demoni vogliono il nostro male – spiega – noi dobbiamo saperli affrontare cercando la parola di Dio. Non dobbiamo farci carpire dalle tenebre, ma volgere lo sguardo e il cuore verso l’alto, per sentirci sereni». Ufficialmente, i seguaci del prete croato parlano di «preghiere di guarigione e liberazione fatte attraverso l’unzione dell’olio santo esorcizzante». Che non serve soltanto a rasserenare l’animo di chi vuole sottoporsi a questo rituale, ma ha anche il potere di trasformarsi in vettore di questa pace.

Sono numerosi i fedeli che raggiungono la chiesa portando da casa borse all’interno delle quali ci sono bottiglie d’acqua, riempite al rubinetto domestico, oltre a olio e sale per condire le pietanze. Depongono le sporte a fianco dell’altare e aspettano, consapevoli di quanto sta per accadere. A un certo punto della funzione, in un crescendo di emotività e suggestione, perché le musiche sacre incalzano, don “Rozo” prende l’olio santo e benedice tutto ciò che i presenti hanno portato da casa. «Da quel momento – affermano i seguaci del parroco – sappiamo che l’acqua, l’olio e il sale che hanno ricevuto la benedizione porteranno pace e salute nelle nostre case. Chi ne farà uso si purificherà». E c’è una soluzione anche per chi vuole bere quell’acqua sul posto: all’ingresso della chiesa è posizionato un enorme serbatoio da un centinaio di litri, sempre pieno e benedetto con puntualità da don “Rozo”. Basta prendere uno dei bicchieri e bere. «È uno dei miei compiti cercare di salvare le anime preda del diavolo – spiega don Rosario – e le regole di queste procedure sono note alle massime autorità della Chiesa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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