«Le serbe devono fare figli» Bufera sul patriarca Irinej

Il patriarca Irinej, capo della Chiesa serbo-ortodossa nazionale

Il capo della Chiesa ortodossa nazionale incita a riempire le culle per permettere al Paese di «restare nella storia». Dura la vicepremier: «Serve libertà»

BELGRADO. Un vero polverone, polemiche interne e internazionali. Sono giorni di fuoco, a Belgrado, per il patriarca serbo-ortodosso Irinej, al centro di accese discussioni a causa di due uscite controverse su temi assai delicati: Le donne; E, suo malgrado, la “Grande Serbia”.

Durante una visita alla Fiera del libro in corso nella capitale serba, il capo della Chiesa serbo-ortodossa nazionale è stato per un tratto accompagnato nella sua passeggiata tra gli stand da giornalisti del quotidiano popolare Alo. E si è lasciato andare a dichiarazioni che hanno provocato un mini-terremoto. Come quella in cui ha sottolineato che «abbiamo il dovere di rinnovare la nostra nazione»: e perciò va ricordato alle donne serbe che «hanno il dovere di fare figli con la benedizione di Dio», in maniera da permettere alla Serbia di «rimanere nella storia» dopo le tante perdite subite in guerra «in Bosnia, nella Lika, in Dalmazia» e a causa delòe culle vuote.


Parole che hanno fatto infuriare molti, sui social network ma anche nel mondo politico. «Basta trattare le donne come fossero mucche da monta, avete voi il dovere di risolvere il problema della pedofilia nella Chiesa», è andata giù durissima ad esempio Tatjana Vojtehovski, giornalista molto seguita su Twitter, mentre altri si sono limitati a consigliare la vendita di auto e immobili ecclesiastici per sostenere le famiglie che vogliono avere figli.

Ma dura è stata anche la reazione anche del ministro e vicepremier Zorana Mihajlović, molto critica verso le uscite di Irinej. «Penso che non ci siano donne che non vogliono avere figli», ma ognuna deve essere lasciata libera di decidere quando, ha detto Mihajlović. Il ministro ha poi condannato anche le recenti dichiarazioni di un altro alto esponente religioso, il vescovo Amfilohije, metropolita del Montenegro, che ha causato a sua volta un terremoto per aver accusato le donne serbe di «aver ucciso» più bimbi «di Mussolini, Hitler e Tito», con l’aborto.

E le uscite del patriarca non sono piaciute neppure a Meho Omerović, responsabile del comitato parlamentare per i diritti umani e delle minoranze, che ha ricordato che in Serbia esiste la separazione tra Stato e Chiesa. Chiesa che può naturalmente parlare di «doveri basati su regole divine», ma i principi da rispettare nel Paese da tutti sono quelli «della legge e della Costituzione».

Ma la settimana nera di Irinej non finisce con la questione natalità. Il patriarca, infatti, sempre alla Fiera del libro ha parlato anche d’altro, dicendo che «dove vivono serbi lì è Serbia, che sia in Serbia, in Bosnia, in Vojvodina, in Montenegro o altri Paesi». Parole che hanno suscitato irritazione questa volta oltre confine, a Sarajevo, dove la Comunità islamica bosniaca ha letto le affermazioni di Irinej addirittura come una rievocazione dell’idea della Grande Serbia.

La Comunità in una nota ha detto che i «musulmani in Bosnia e nella regione» hanno recepito con preoccupazione quelle parole, «con le quali è iniziata la guerra negli Anni Novanta in questi territori». Parole e idee «pericolose», ha continuato la Comunità, perché «la retorica nazionalista, la vittimizzazione del proprio popolo senza volersi assumere la responsabilità dei crimini degli anni Novanta e del genocidio dal quale è sorta la Republika Srpska, non contribuiscono al processo di confronto con il passato né all'instaurazione di un clima di fiducia».

Clima che a Belgrado rimane incandescente anche per altri discutibili interventi, sempre nell’ambito della Fiera internazionale. Come quello della scrittrice tedesca di origine romena, Herta Müller, premio Nobel per la Letteratura nel 2009. Müller ha provocato forti polemiche parlando di una sorta di responsabilità collettiva dei serbi per le guerre degli Anni Novanta. «La Serbia si è inflitta il male da sola e i suoi cittadini devono convivere con la verità di aver causato sofferenze a loro stessi», ha detto la scrittrice. Che poi ha aggiunto di rimanere convinta della bontà dell’intervento e dei bombardamenti Nato sulla Serbia. Parole che hanno spinto parte del pubblico a lasciare la sala dove parlava Müller. E il regista Emir Kusturica a definirla indegna del Nobel.


 

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