Prete ucciso in seminario a Trieste, telefoni ai raggi X

Monsignor Giuseppe Rocco

Acquisite dal giudice le trascrizioni delle chiamate fatte da don Piccoli, il sacerdote accusato di aver ucciso monsignor Rocco

TRIESTE A chi ha telefonato, don Paolo Piccoli, nei giorni successivi alla morte di don Giuseppe Rocco? Cosa ha detto, in quelle telefonate, e perché? Le sue chiamate al cellulare potrebbero in effetti rivelare qualcosa: le conversazioni di don Piccoli, il sacerdote accusato dell’omicidio del confratello trovato morto nella sua stanza del seminario di via Besenghi la mattina del 25 aprile del 2014, erano state messe sotto controllo dagli investigatori. Lo avevano intercettato per giorni. E quelle registrazioni, insieme ai tabulati, diventeranno vere e proprie prove processuali. Forse addirittura determinanti per risolvere il giallo che ancora incombe sul delitto.

"Cold case" a Trieste: i delitti irrisolti



Nell’udienza di assise andata in scena ieri mattina, presieduta dal giudice Filippo Gulotta, a latere il giudice Enzo Truncellito e alla presenza del pubblico ministero Matteo Tripani, è stata disposta la trascrizione di ogni dialogo che l’imputato ha avuto in tutto quel periodo. La prossima puntata in aula è fissata il 9 marzo. In quella data saranno sentiti anche alcuni testimoni chiave dell’intera vicenda.

Don Paolo Piccoli, accusato dell'omicidio di monsignor Rocco


Don Giuseppe Rocco, un religioso di 92 anni piuttosto noto e ben voluto dalla comunità cattolica di Trieste, era stato trovato senza vita nella sua stanza da letto. Inizialmente si pensava a un decesso dovuto a cause naturali, vista l’anziana età. Ma le successive indagini, in cui erano stati coinvolti anche i Ris di Parma, hanno fatto emergere che il prete era stato strangolato.



Don Piccoli, originario di Verona, ordinato all'Aquila, era il vicino di camera del religioso trovato morto. È entrato nell’intricata inchiesta inizialmente come testimone, poi i sospetti si sono addensati su di lui. Tra l’altro era stato proprio Piccoli, non appena constatata la morte, a officiare l'estrema unzione del conftratello. La svolta sulle indagini si era verificata qualche mese dopo l’omicidio. La serie di piccole macchie di sangue, rinvenute sotto il corpo di don Rocco riverso senza vita sul suo letto, secondo l’esame del dna appartenevano al profilo genetico di don Piccoli. A constatarlo, proprio le analisi scientifiche dei Ris di Parma che hanno confrontato il dna con quello dei “tamponi” volontari, ovvero i campioni di saliva delle persone convocate dagli inquirenti nel corso delle indagini.



C’è un altro aspetto che pesa come un macigno sul delitto: nei giorni immediatamente antecedenti alla morte di don Rocco, dalla stanza dell’anziano religioso sarebbero spariti alcuni oggetti sacri o comunque dal valore simbolico: una Madonna, un veliero e un cavallo. Il sacerdote ne avrebbe denunciato la scomparsa, inserendo proprio don Piccoli, cioè il vicino di stanza, tra i possibili autori del furto.

Le tre statuette sarebbero poi ricomparse nella stanza dell’omicidio, proprio dopo la misteriosa morte del religioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Trieste, partono i lavori di riqualificazione dell'ex meccanografico

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi