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“Furbetti” dei nidi: stretta sui controlli a Trieste

Una famiglia su quattro esonerata dal pagamento del servizio causa Isee Il Comune vuole vederci chiaro: task force informatica in rampa di lancio

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TRIESTE A Trieste oltre un quarto delle famiglie che iscrivono i propri figli agli asili nido comunali o convenzionati è esonerato dal pagamento delle tariffe per la frequenza del servizio. Un numero molto alto: il Comune decide così di varare la stretta ai controlli. L’Isee di questi nuclei familiari risulta inferiore ai 7.250 euro. Per l’anno educativo in corso, su 946 bimbi ammessi ai servizi educativi per la prima infanzia comunali e privati convenzionati, 258 usufruiscono appunto del servizio senza che la famiglia versi un euro nelle casse del Comune.

 



Nell’anno educativo precedente, il 2016-2017, a fronte di 964 utenti, 308 risultavano esonerati dal pagamento. Nel 2015-2016 il dato era stato di 374 su 934. Una fotografia dello stato economico delle famiglie che vivono in questa città che impone un’analisi a chi la amministra, e che ha convinto il Comune di Trieste a riorganizzare il sistema di controllo, onde evitare che tra tante madri e padri realmente in difficoltà e tra quanti pagano regolarmente le tariffe imposte, si annidino dei furbetti. Già lunedì approderà in Consiglio comunale il nuovo “Regolamento Isee – Sistema di controllo sulle dichiarazioni sostitutive” e per chi dichiara dati non conformi alla realtà la vita sarà più difficile. I dati forniti dall’assessore all’Educazione, Angela Brandi, a seguito di un’interrogazione presentata dai consiglieri comunali di Forza Italia Michele Babuder, Piero Camber e Alberto Polacco al fine di capire l’entità del fenomeno, evidenziano che in media il 10% delle famiglie che porta i figli al nido dichiara un reddito superiore ai 30mila euro.


«Se le auto dichiarazioni sono tutte fedeli alla realtà, il dato è preoccupante perché denuncia una situazione sociale compromessa che va valutata con estrema attenzione», dichiara Brandi. Per l’anno educativo 2015-2016 dalle tariffe versate dalle famiglie per il servizio dei nidi il Comune ha incassato 701.947 euro; 730.013 l’anno successivo. La Regione corrisponde una quota legata ai contributi per l’abbattimento delle rette: 890.924 euro per il 2015-2016 e 978.961 per l’anno scolastico successivo. «Il Comune di Trieste investe molto su questo servizio – specifica Brandi – sia in termini di gestione che di edilizia. Mensilmente la gestione complessiva di un bambino al nido costa al Comune 1.500 euro – spiega –, per realizzare un nido che può ospitare al massimo 60 bambini si spendono circa 2 milioni e mezzo di euro». Investimenti che giustificano una stretta sui controlli. «L’interrogazione è scaturita a fronte di diverse segnalazioni pervenuteci direttamente da alcuni operatori dei nidi e da genitori che hanno evidenziato la discrepanza tra gli esoneri dal pagamento di alcune famiglie e il loro reale tenore di vita – spiega il forzista Babuder –: i dati inviatici dall’assessore impongono certamente un incremento dei controlli, a tutela di quanti con onestà pagano».

Lo strumento dell’Isee oggi è utilizzato per l’accesso a molteplici servizi comunali. Le aree che più di altre si confrontano con questo modello sono quelle ai Servizi sociali e all’Educazione. Ad oggi i controlli avvengono con un sistema messo a punto area per area che, in base all’esperienza e alle capacità, adotta un metodo per contenere le irregolarità. Sono disposti dei controlli a campione sul 10% delle auto certificazioni presentate. «Il nuovo regolamento invece – spiega Mauro Silla, il dirigente che ha coordinato il gruppo di lavoro che ha redatto la bozza di regolamento – prevede un metodo condiviso di controllo, un rapporto diretto tra uffici periferici e ufficio centrale di contrasto all’evasione che avrà collegamenti diretti con la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate». I singoli uffici che erogano servizi in base ai modelli Isee godranno di un collegamento con una banca dati informatica che evidenzia in tempo reale tutte le richieste che un singolo cittadino ha presentato nelle diverse aree. In modo che le eventuali discrepanze rilevate, ad esempio, nelle dichiarazioni firmate da un cittadino che chiede l’accesso del figlio al nido comunale vengano condivise anche con chi poi riceve una sua richiesta per un sostegno economico di altro tipo. Per verificare la veridicità dei modelli Isee, il Comune di Trieste mette a confronto anche le banche dati delle anagrafi tributarie, del catasto dei fabbricati, l’anagrafe della popolazione residente, del Pra e della Camera di commercio. Le maglie dei controlli dal prossimo anno si stringono.

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