Tensione Regione-Comune sulla rete anti omofobia

Panariti: «Tutelare i lavoratori, al di là dell’orientamento, ne migliora i risultati» Tonel sull’addio al network: «Uguaglianza per tutti, non per una sola categoria»

In tema di lotta alla discriminazione sessuale e di genere la Regione tira le orecchie al Comune, che si difende: «Vanno tutelati tutti, non solo chi ha determinati orientamenti». «Il benessere sul luogo di lavoro di ogni persona, al di là del suo orientamento sessuale o identità di genere, ne migliora anche i risultati», ha detto ieri Loredana Panariti, assessore regionale a Lavoro, formazione, istruzione, pari opportunità, politiche giovanili, ricerca e università, a proposito dell’uscita di Trieste dalla rete antiomofobia “Re.A.Dy”. L’occasione, la presentazione delle iniziative intraprese dalla Regione in materia, in vista del prossimo incontro nazionale di “Re.A.Dy”, fissato per il 19 e 20 ottobre a Torino. Tra i presenti ieri c’erano il Garante regionale per i diritti delle persone a rischio discriminazione Walter Citti, il sindaco di Aiello Andrea Bellavite e rappresentanti degli altri Comuni del Fvg facenti parte della rete, ovvero Muggia, Grado, Gradisca, Turriaco e Udine, oltre che del mondo dell’associazionismo.

Grande assente il Comune di Trieste, che a luglio aveva abbandonato la rete anti discriminazione approvando una delibera dell’assessore leghista alle Pari opportunità, Serena Tonel. Tonel aveva così motivato la delibera: «L’amministrazione deve prodigarsi per l’uguaglianza di tutti e non per una categoria in particolare. Siamo contrari a qualsiasi tipo di discriminazione: questa era una cosa specifica».

Ieri l’assessore regionale Panariti, alla richiesta di commentare la scelta di Trieste, ha risposto: «Consideriamo il posto di lavoro un luogo di crescita personale. Far star bene ogni persona, al di là del suo orientamento sessuale o identità di genere, ne migliora anche i risultati. Che nel caso di un’amministrazione pubblica si traducono nella qualità dei servizi erogati». Sempre ieri, al telefono, Tonel ha ribadito la linea comunale: «Non abbiamo cambiato idea. Abbiamo rispettato le linee di governo adottate in campagna elettorale. Sentiamo di dover tutelare tutti gli individui in quanto tali e non perché manifestano un orientamento sessuale invece che un altro. La nostra linea è invariata».

Nell’incontro di ieri sono state infine esposte le misure intraprese dalla Regione sul doppio fronte scuola-lavoro. Un progetto di prevenzione e contrasto del bullismo omofobico è stato avviato nel 2013 assieme all’Ufficio scolastico regionale, al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste, all’Arcilesbica di Udine, agli Arcigay di Trieste-Gorizia e di Udine-Pordenone. Ne è emerso che oltre il 43% degli alunni delle scuole regionali usa un linguaggio denigratorio nei confronti delle persone omosessuali. Sul tema la Regione ha quindi finanziato corsi di formazione rivolti a studenti e ad adulti. Nel 2015 il Fvg ha inoltre modificato la legge sul mobbing del 2005, integrando il termine generico di “discriminazioni” con le sue determinazioni specifiche: “differenze di genere, orientamento sessuale, età, stato di salute, credo religioso, cultura, opinioni politiche, condizioni personali e sociali e provenienza geografica”.

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