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Fvg. il governo stoppa gli aumenti salariali per 14mila regionali

Impugnata davanti alla Consulta la norma sui fondi accessori al comparto unico. Panontin: «Da Roma mossa inaspettata»

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TRIESTE. La Regione non può incrementare il salario accessorio del comparto unico e dunque distribuire ai poco meno di 14mila dipendenti del pubblico impiego Fvg il milione e mezzo di euro accantonato per premi, straordinari, turni, indennità di rischio e disagio, avanzamento di carriera. Dal governo arriva lo stop a una norma dell’assestamento di bilancio in cui si concretizza uno dei passaggi dell’intesa sul rinnovo del contratto 2016-18, l’erogazione appunto della quota accessoria, pari al 10%, dei fondi a disposizione, complessivamente 15,6 milioni.

Nel dettaglio, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministero dell’Economia e delle Finanze, impugna il comma 4 dell’articolo 11 della manovra estiva (Lr 31/2017), rilevando «profili di illegittimità costituzionale ed eccedenze dalle competenze statutarie». Una decisione, quella di impugnare la norma che avrebbe consentito alla Regione di disciplinare autonomamente il tema del fondo accessorio destinato alla premialità dei dipendenti di comparto, anche di livello dirigenziale, che Paolo Panontin, più volte a Roma per verificare la possibilità di legiferare nel nome della specialità, definisce «inaspettata».

La Regione, di fronte al congelamento nazionale del fondo accessorio (l 2009 per effetto del decreto Brunetta, nel 2016 per decisione del governo Renzi), era intervenuta nel tentativo di sbloccare la partita con una norma regionale inserita nella legge 20/2016, quella che ha soppresso le Province, ma, davanti alla minaccia di impugnativa davanti alla Corte costituzionale, aveva dovuto concordarne l'abrogazione con la 9/2017. Il governo riteneva infatti necessario un preventivo esame della questione in seno al decreto legislativo di modifica del Testo unico del pubblico impiego che consentisse di affrontare il tema nel quadro della riforma nazionale. Con la successiva approvazione dell’ultima versione della Madia, ecco però arrivare lo sblocco del salario accessorio e il conseguente intervento legislativo in assestamento di bilancio Friuli Venezia Giulia di inizio agosto. Tre mesi dopo, la doccia fredda. Con il Cdm che motiva l’impugnativa spiegando che le autonomie speciali «non possono sottrarsi ai limiti generali previsti per tutto il pubblico impiego». E dunque, nel caso specifico, non possono incrementare il salario accessorio.

Nella definizione dei contenuti dell’intesa dello scorso novembre sul rinnovo contrattuale, la Regione aveva infatti accolto la richiesta dei sindacati di aumentare il “tesoretto” di secondo livello, non più riconosciuto dal 2009 e via via ridotto in proporzione alle uscite, sempre più numerose, da un comparto che nell’ultimo quinquennio ha perso 2mila addetti. Le due parti si erano così accordate per ridurre la massa salariale a disposizione per il triennio sul tabellare, vale a dire sullo stipendio base, al 90% del totale, in modo da attribuire il restante 10% al salario accessorio, fino ad accumulare 1.560.000 euro. Soldi che mediamente beneficerebbero ciascun dipendente con 110 euro lordi all’anno. Ma, così ha deciso il governo, non si può fare.

E adesso? «Dal momento che l'atto del governo è stato formulato con riserva, la fase è ancora interlocutoria - precisa Panontin - e si stanno effettuando approfondimenti, all'esito dei quali saranno chiariti i successivi passi dell’esecutivo. È dunque in corso un confronto inteso a capire se ci sono le condizioni affinché Roma rinunci all'impugnativa».

La vicenda sollecita anche un ragionamento generale sui rapporti delle “speciali” con il governo in materia di finanza. Rapporti «talvolta dialettici - osserva Panontin -, ogni conquista sul fronte dell'autonomia è frutto di incessanti trattative. Se a volte la Regione ha difeso le sue prerogative attraverso gli strumenti offerti dalla legge, in questi anni è stato quasi sempre possibile trovare soluzioni concordate, anche grazie al rapporto costante e intenso che la presidente Serracchiani ha mantenuto con il governo».

Nell’attesa di un possibile chiarimento, dal sindacato arriva però la richiesta a intervenire al più presto. «La giunta resista all’impugnazione - avverte Mafalda Ferletti della Cgil - oppure quel 10% che era stato riservato alla produttività dovrà andare nel capitolo del tabellare e aumentare perciò la busta paga: si tratta pur sempre di soldi accantonati per i lavoratori. I fondi accessori? Ci penseremo nel 2018».

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