Austria, lo scandalo “fake” travolge il partito di Kern

Sebastian Kurz, a sinistra, e Christian Kern (foto da derstandard.at)

Riconducibili al partito del cancelliere uscente e candidato due pagine Facebook che denigravano l’avversario Kurz. Si dimette il segretario socialdemocratico

UDINE. A due settimane dal voto politico in Austria scoppia uno scandalo senza precedenti nelle elezioni austriache, che rischia di stravolgere il risultato delle urne. All’improvviso i cittadini-elettori scoprono che due pagine Facebook, aperte da marzo col deliberato proposito di diffondere “fake news” e alimentare una campagna denigratoria nei confronti del leader dell’Övp (Partito popolare) erano gestite e finanziate dall’Spö, il Partito socialdemocratico di Christian Kern, cancelliere uscente e candidato capolista. Bersaglio delle falsità e calunnie era Sebastian Kurz, l’enfant prodige del Popolari, al governo da quando aveva 25 anni e ora, a 31, ministro degli Esteri in carica e candidato capolista alle elezioni.

Kurz, da maggio ininterrottamente in testa in tutti i sondaggi, era considerato il probabile futuro cancelliere. Ora, dopo la scoperta della “dirty campainign” dei socialdemocratici, le sue chance di farcela sono accresciute, perché il suo principale competitore, Kern appunto, è considerato un’”anatra zoppa”. La finale elettorale si potrà giocare tra Kurz e il leader della destra radicale, Heinz-Christian Strache, che con tutta probabilità poi formeranno insieme un governo di centro-destra.


Cervello della “dirty campaign” era stato Tal Silberstein, un consulente israeliano esperto in elezioni, che già in passato aveva lavorato per l’Spö (per le politiche del 2006 e le elezioni del Comune di Vienna del 2015). Questi, accanto alla campagna elettorale tradizionale, ne aveva ideata una parallela e segreta, basata su due pagine Facebook. La prima - “La verità su Sebastian Kurz” - prendeva di mira il candidato popolare con video e fotomontaggi che lo accusavano di aver avvelenato le uova col Fipronil, di essere una marionetta dell’ex cancelliere Wolfgang Schüssel, di favorire l’invasione di profughi. L’insinuazione più grave era stata accreditare la teoria antisemita di un complotto della finanza ebraica, guidato dal miliardario Georg Soros, complotto di cui anche Kurz sarebbe stato parte.

La seconda pagina Facebook era intitolata “Noi per Sebastian Kurz” ed era impostata graficamente in modo da sembrare emanazione dell’Övp. Anche i contenuti apparentemente erano a sostegno del candidato popolare, ma gli effetti dovevano risultare un boomerang. In giugno, per esempio, la pagina aveva lanciato un sondaggio sulla chiusura del Brennero: “Migliaia di profughi attendono in Italia di raggiungere la Mitteleuropa… l’Austria deve tollerare questo?”. L’Övp aveva reagito tentando in tutti i modi di bloccare le due pagine, ma senza successo.

Già allora il sospetto era che almeno dietro alla seconda (“Noi per Sebastian Kurz”) ci fosse lo zampino dell’Spö. Ma il segretario generale dei socialdemocratici, Georg Niedermühlbichler, lo aveva negato con sdegno: «Il colmo è che l’Övp ci ritenga responsabili di quella pagina. Questa è una campagna diffamatoria da manuale». Questa la posizione ufficiale dell’Spö fino alla scorsa settimana. Ma in agosto Silberstein era stato arrestato a Tel Aviv per riciclaggio, truffa, corruzione e falso. Un duro colpo per l’Spö che gli aveva affidato la propria campagna elettorale. Ma il peggio doveva ancora venire. Il team super-segreto che agli ordini di Silberstein alimentava le due pagine Facebook si era trovato senza la mente da cui prendere ordini. Forse qualcuno dei componenti, rimasto disoccupato, ha cercato un nuovo lavoro e sabato ha svelato la fonte delle pagine Facebook. Niedermühlbichler, che fino al giorno prima aveva negato ogni coinvolgimento dell’Spö, si è dimesso da segretario generale del partito, assumendosi la responsabilità dell’accaduto e sperando così di risparmiare l’Spö dallo scandalo. Non sarà così, come si è immediatamente capito dalle reazioni degli altri partiti e dai commenti nei siti web dei giornali. Già l’altra sera, nel secondo “Elefantenrunde”, il dibattito tv che ha messo a confronto tutti i sei principali candidati, i primi 40 minuti sono stati dedicati interamente allo scandalo Silberstein-Facebook. Persino al tema profughi è stato dedicato meno tempo.

 

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