Omicidio di via Puccini, la testimone: «Castellani già visto nell'appartamento»

Lo stabile di via Puccini, 32, teatro del delitto (Lasorte)

In tribunale la testimonianza della donna delle pulizie di Nerina Zennaro Molinari. Ha riconosciuto l’imputato dell’omicidio. Era stata proprio lei a scoprire il cadavere

TRIESTE Ha fatto le scale e ha aperto la porta con un doppio giro di chiave. Quando è entrata, l’odore di gas era già insopportabile. Pochi istanti ancora e avrebbe scoperto il corpo senza vita, per terra, in una pozza di sangue. Non ha potuto far altro che urlare e chiedere aiuto.

 



La morte di Nerina Zennaro Molinari, l’ottantasettenne uccisa nel gennaio dell’anno scorso nel suo appartamento di via Puccini con un battitappeto, ha ancora molti lati oscuri. Ma quegli attimi, per la prima volta, sono stati ripercorsi ieri fotogramma per fotogramma dalla voce di chi per primo ha scoperto la salma dell’anziana: la donna delle pulizie. Era lì, quella mattina, pronta per prendere servizio.

Lidia Milutinovic è comparsa in tribunale davanti alla Corte d’assise, presieduta dal giudice Filippo Gulotta, a latere Massimo Tomassini. È stata interrogata dal pm Cristina Bacer sotto lo sguardo inespressivo dell’imputato per omicidio: il quarantatreenne Tiziano Castellani, l’ex venditore di aspirapolveri attualmente in carcere in forza di un’ordinanza di custodia cautelare confermata dal Tribunale del Riesame. L’uomo è difeso dall’avvocato Maurizio Paniz.

 

Nerina Zennaro Molinari, la vittima

 



«Quella mattina quando sono arrivata ho trovato la serratura dell’ingresso chiusa – ha ricordato la signora –, appena ho messo piede dentro, in casa, ho sentito subito il gas». Chi ha commesso il delitto ha tagliato il tubo dell’impianto in cucina e aperto una manopola bloccandola con una forchetta presa da una cassetto. Un modo, si sospetta, per far saltare l’intera palazzina e nascondere le prove. Un tentativo fallito grazie all’intervento dei vigili del fuoco che il giorno prima avevano interrotto l’allacciamento dell’intero edificio grazie alla chiamata di un condomino, preoccupato dall’odore che si era diffuso nelle scale. Ma l’appartamento, con le finestre chiuse, era quasi saturo. Non è stato questo però a togliere la vita a Nerina Zennaro, quanto piuttosto i colpi subiti in schiena con il battitappeto; i frammenti di plastica dell’accessorio erano stati trovati accanto al corpo dell’anziana. Probabilmente l’ottantasettenne è stata aggredita dopo un tentativo di furto. Milutinovic, nella sua deposizione, ha riferito passo dopo passo quanto ha visto quel giorno.

«Ho urlato “Nerina! Nerina!” - ha dichiarato in aula la testimone - ma lei non rispondeva. Allora ho attraversato il corridoio e sono andata in camera. Lei era sul pavimento, nel sangue. Sono corsa fuori e ho cercato aiuto».

 



La badante ha riferito anche di un altro episodio che deve aver messo in allarme la famiglia. «Un mese prima del fatto - ha ripercorso la teste - mi aveva chiamato la figlia di Nerina, Barbara: era preoccupata perché i soldi della mamma erano spariti, mancavano anche le chiavi di casa. La serratura era stata poi cambiata». Qualcuno, insomma, si era già introdotto nell’abitazione della vittima.

Lidia Milutinovic ha peraltro confermato di aver già visto il sospettato, Tiziano Castellani, nell’alloggio della signora Nerina. «Lo avevo conosciuto un giorno, era in casa perché c’erano alcuni pezzi dell’aspirapolvere da sostituire». La donna ieri ha riconosciuto Castellani in aula, seduto al banco degli imputati. «Sì, era lui», ha detto la signora nella sua deposizione.

 



L’avvocato Paniz, nel corso dell’udienza, ha contestato la richiesta del pm di inserire alcuni documenti (foto della polizia scientifica e trascrizioni di intercettazioni delle due badanti che prestavano servizio nell’alloggio di via Puccini) nel dibattimento. A detta del legale il materiale avrebbe dovuto rientrare già nell’udienza preliminare o comunque nelle fasi precedenti del processo.

«La signora ha spiegato approfonditamente quanto avvenuto», ha osservato dal canto suo Paolo Codiglia, l’avvocato di parte civile. «La deposizione era esauriente».

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