"La nostra priorità è l'occupazione"

Zeno D'Agostino

L’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale «non si tirerà indietro» se potrà intervenire nell’ambito dell’aumento dei posti di lavoro reso possibile dal decreto sui porti franchi

L’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale «non si tirerà indietro» se, nell’ambito dell’aumento dei posti di lavoro reso possibile dal decreto sui porti franchi, potrà intervenire sulle crisi occupazionali del territorio. Inclusa la Ferriera. È uno dei nodi principali emersi dall’audizione che ieri sera il presidente dell’Ap Zeno D’Agostino e il segretario generale Mario Sommariva hanno tenuto in Consiglio comunale. L’altro riguarda la possibilità di una politica di forte defiscalizzazione grazie al Porto franco: un’ipotesi che D’Agostino accoglie, insistendo però sulla necessità di «portare prima a casa i risultati che abbiamo reso possibili ora», nella prospettiva che siano poi gli interessi degli operatori a contribuire a risultati ulteriori.



Il primo tema è emerso in seguito a una domanda del capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli, che ha chiesto al presidente: «Ritiene che si possano fare delle operazioni, in vista delle impennate potenziali del posto di lavoro, per inserire la questione occupazionale della Ferriera in questa partita?». Questa la risposta: «Io non ho mai detto che creeremo un certo numero di posti di lavoro. Non voglio alimentare sogni. Ma è chiaro che se l’Ap potrà contribuire in qualche modo a risolvere problemi occupazionali non si tirerà indietro. Gli elementi che ci permettono di sanare situazioni di crisi ci sono». Il lavoro, ha aggiunto, «è la prima infrastruttura di un porto»: «Il tema sociale è vitale. Sarà questo aspetto che, prima o dopo, farà la differenza fra noi e Capodistria. Prima o poi ci sarà qualcuno che scoppia. Anche perché, da italiani, non possiamo fare una competizione basata sul ribasso dei costi. Certo riduciamo le spese per gli operatori il più possibile, ma puntiamo sulla qualità».



L’altro tema, tra i tanti toccati nel corso della serata, è quella della defiscalizzazione. Argomento caro alla Lega, che l’ha trattato tanto negli interventi del parlamentare Massimiliano Fedriga (presente in aula), quanto del capogruppo Paolo Polidori.

A fine serata il sindaco Roberto Dipiazza ha fatto proprio un emendamento di quest’ultimo che suggerisca ai parlamentari triestini di agire sul governo per ottenere un «regime fiscale e nella fattispecie sul costo del lavoro» che favorisca gli insediamenti. Ha commentato D’Agostino: «Secondo me va fatto in modo graduale. Ci sono già sentenze che chiariscono il ruolo dell’allegato ottavo. Dobbiamo capire se ci sono i soggetti che ne avranno bisogno.

L'audizione in consiglio comunale

E se ci saranno probabilmente non ci sarà nemmeno bisogno di fare battaglie, perché provvederanno loro a ottenere un’interpretazione della legge piuttosto che un’altra». Sul tema l’ex sindaco Roberto Cosolini, parlando a nome del gruppo Pd, ha commentato: «Il Porto di Trieste ha forza quando convince di essere strategico per il sistema Paese. In quest’ottica è importante riuscire a non riattivare le competizioni con gli altri territori, che hanno tenuto bloccato per vent’anni il decreto attuativo. Fondamentale ora è attivare le possibilità aperte, ad esempio con la manipolazione delle merci».

Il capogruppo del M5S Paolo Menis ha posto a sua volta l’accento sul favorire l’attività industriale, e ha chiesto quali saranno i rapporti con Fiamme gialle e Dogane, citate di frequente nel decreto. D’Agostino ha risposto che esistono già accordi regolatori, e che sarà la prassi a dettare gli equilibri. Menis ha poi ricordato che «nel 2013 noi avevamo già portato il tema del decreto attuativo, tema che ai tempi veniva contrapposto erroneamente alla questione della sdemanializzazione». Il capogruppo forzista Piero Camber ha ricordato il primo tentativo di decreto Burlando del ’97, «bocciato dal Consiglio di Stato», e poi ha rivolto una lunga serie di questioni tecniche al relatore, temi trattati poi nel corso del dibattito.

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