Trieste Next, sfida di una smart city sul mare

Trieste Next 2017

Suggestivo scenario tracciato nel convegno al Miela e nell'incontro al Ridotto del Verdi

Curiosando tra gli stand di Trieste Next 2017

Mare, mare e ancora mare a Trieste Next. I profondi abissi possono fare molto per una città. Intanto collegarla ad altre. E i porti in questo caso sono una fonte inesauribile di energia, soprattutto se la sfida è trasformare Trieste in una Smart City ovvero una città intelligente, dove si possa usufruire di tutti i servizi presenti in modo rapido ed intuitivo. È possibile rendere tale il capoluogo giuliano? Ovviamente sì, secondo la tavola rotonda condotta ieri al teatro Miela da Giuseppe Borruso, docente di Geografia delle reti dell'Università di Trieste, a cui hanno partecipato Beniamino Murgante, professore di pianificazione urbana e regionale dell'Università della Basilicata, Lorenzo Bandelli, direttore area Innovazione del Comune di Trieste, il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, Ernesto Belisario, avvocato dello studio legale E-Lex, Open Government Partnership-Ogp team, dipartimento della funzione pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri, l'assessore comunale Serena Tonel, moderati da Ginevra Balletto ricercatrice in Ingegneria industriale.


«Delle azioni per diventare Smart city sono già state fatte - ha commentato Borruso -, magari poco conosciute, ma c'è già dell'innovazione nei servizi al cittadini, che sono in essere e previste anche per il futuro». Ci sono però ancora degli aspetti su cui investire parecchio: «Una delle sfide su cui giocare è Porto vecchio, dove molte zone sono passate dall'Autorità portuale al Comune, la sfida della Smart city si gioca anche in questo luogo, affacciato sul mare, dove imprese e società andranno a installarsi. Anche perché grazie al mare si estende il rapporto tra porto e città, è una fonte di sviluppo per la città stessa e storicamente le città più intelligenti sono state proprio vicino all'acqua, grazie allo scambio di traffici, culture, e come luogo di approvvigionamento di risorse ed energie e questo ruolo oggi va un po' reinventato, anche per Trieste, dove il ruolo del porto va potenziato».


Ma l'argomento porto e mare è continuato anche negli spazi del ridotto del Verdi, dove l'archistar che coniuga sostenibilità e bellezza Mario Cucinella ha detto la sua su un possibile futuro del Porto vecchio, incalzato dal direttore del “Piccolo” Enzo D'Antona. «Porto vecchio, come molte cose triestine, va più lentamente e seriamente, non ci sono illusioni improvvise: quale può essere, secondo lei, il progetto per questo luogo? Siamo partiti con il piede giusto?» gli ha chiesto il giornalista. «Le città di mare - ha risposto Cucinella -, anche se Trieste è particolare con la sua apertura su piazza Unità, hanno un pessimo rapporto proprio con il mare, anche perché sono stati luoghi di conflitto economico. Quando a Genova è stata abbattuta la barriera, la città è scivolata nel porto, dopo 500 anni e si è ritrovato un enorme spazio, uno dei meccanismi è stata la generazione di uno spazio pubblico. Io non ho formule magiche, ma se dovessi affrontare il progetto per Trieste, partirei da un dibattito con la città».


Ma ieri si è anche discusso di alimentazione della donna e del bambino legati al mare con due esperte del Burlo, Claudia Carletti, dietista, e Federica Concina, tecnologa alimentare. Nello stand in piazza Unità dell'Università di Trieste, grazie alle attività proposte da Annalisa Falace e Sara Kaleb, del Gruppo Biodiversità ed ecofisiologia delle macroalghe marine, si parlava anche di cibo. Perché nel mare esistono le foreste e gli chef stellati usano le alghe nei loro piatti più esclusivi. Chiedere allo chef Nicola Fossaceca con i suoi gnocchetti di alghe verdi di frutti di mare.

Ma con le alghe si può fare la plastica, la carta e perfino delle scarpe (scarpe sneaker prodotte da alghe) e delle bellissime stoffe. E passando per il bookshop di piazza Unità si scopre anche la prima pubblicazione in Italia sulla questione delle terapie assistite con delfini, a partire da un'esperienza diretta di attività svolta in un centro di Dolphin-Assisted Therapy a Bali dall'autrice Irene Candelieri. Il libro si pone come obiettivo anche quello di indagare le ricadute sul benessere dei cetacei coinvolti.


E oggi si continua anche con: Navigazioni del pensiero: mari del sapere, terre di verità o d’illusione (al Museo Revoltella, alle 9.30). E poi al ridotto del Verdi (ore 10) con l'esperienza in Antartide dell'Ogs e ancora con l'alimentazione del nostro mare (ore 16.30) in piazza Unità e alla sera il concerto finale.

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