Trieste, torna libero dopo le botte alla poliziotta

L’interno del Palazzo di giustizia, dove Anglani si è dichiarato profondamente pentito davanti al giudice per le indagini preliminari

Domiciliari revocati all’uomo che ha picchiato un’agente intenta a soccorrerlo mentre dormiva a terra ubriaco. «Sono pentito»

Libero dopo aver picchiato una poliziotta. Se l’è cavata – a “buon mercato” – Andy Anglani, 60 anni, l’uomo originario di Melbourne ma triestino da parte dei genitori il quale, completamente ubriaco, lo scorso giovedì aveva picchiato un ispettore donna della polizia di Stato “rea” di aver cercato di prestargli soccorso dopo averlo trovato riverso a terra a una fermata del bus di via Udine. Lo ha deciso il gip Giorgio Nicoli che non ha accolto la richiesta del pm Pietro Montrone di confermare per lui i domiciliari – l’accusa è minacce, resistenza e lesioni – ma ha comunque tecnicamente “convalidato” il fermo scattato appunto giovedì dopo il fatto.

Il motivo indicato nel provvedimento (grazie al quale Anglani potrà così ritornare al suo lavoro di tecnico specializzato in Arabia Saudita) è che l’uomo – che si è dichiarato profondamente pentito – ha ammesso le proprie responsabilità e si è dichiarato soprattutto pronto a risarcire i danni fisici e morali arrecati alla poliziotta con le sue azioni. Nel lungo interrogatorio nell’ufficio del gip – era presente un avvocato difensore d’ufficio – Anglani ha spiegato al giudice che si trovava a Trieste in attesa di ricevere la comunicazione per ritornare al suo lavoro in Arabia Saudita come tecnico specializzato, appunto, nel montaggio di pannelli. E che quella sera era uscito dalla casa di un amico che lo sta ospitando (non ha una casa in città) e che poi era andato in giro per i locali dove aveva abbondantemente bevuto.

Tanto che, verso le 23, si era addormentato sotto la pensilina della fermata del bus in via Udine. «Mi ricordo solo di aver visto una donna bionda che mi stava strattonando. Mi stava urlando qualcosa. Ma non riuscivo a comprendere. Così mi sono svegliato di soprassalto. Poi non ho più capito nulla, mi sono sentito aggredito. Non so cosa mi sia successo. Non avrei mai picchiato nessuno, tanto meno una poliziotta», ha detto al giudice. Insomma, l’uomo ha spiegato quanto accaduto (la poliziotta ha subito lesioni guaribili in 30 giorni) come una tremenda debolezza causata dal suo vizio di bere, aggravato in questa circostanza dal fatto che in Arabia dove lavora l’alcol è bandito. Ha poi ribadito: «Ho reagito perché ho avuto paura. E forse per questo sono scattato. Ma non c’è una motivazione logica per quello che ho fatto e per questo chiedo scusa». Da qui appunto la decisione del gip Nicoli di liberarlo, mancando le esigenze cautelari. Da aggiungere – tuttavia – che il gip era anche a conoscenza del fatto che Angliani aveva avuto qualche anno fa altri guai con la giustizia riferibili direttamente e indirettamente allo stesso vizio del bere: l’uomo era stato per due volte condannato per resistenza e minacce e una terza volta era stato pizzicato al volante di un’auto con un tasso alcolemico superiore al massimo consentito.

L’episodio di giovedì scorso si è verificato, come si è detto, in via Udine. L’ispettore Deborah Barbi, che lo aveva visto riverso a terra e stava cercando di soccorrerlo, si era anche qualificata come un’appartenente alla polizia. Ma, appunto, era stata aggredita e colpita con calci e pugni al corpo. A nulla era valsa la reazione della donna, alla quale l’uomo era riuscito anche a sottrarre il cellulare lanciandolo lontano per evitare che chiamasse i soccorsi. L’ispettore era poi stata soccorsa da un tassista di passaggio, e a quel punto era così riuscita ad allertare la sala operativa della Questura. Poco dopo erano arrivati due equipaggi della Squadra volante che avevano fermato e identificato Anglani, mentre la poliziotta era stata soccorsa dal 118 e accompagnata all’ospedale di Cattinara dove le ferite erano state giudicate guaribili in 30 giorni.

Anglani era stato posto agli arresti domiciliari a casa dell’amico che lo stava già ospitando. Ora è libero. Anche se – ovviamente – resta indagato. Presto sarà processato. Intanto il pm Montrone sta valutando la possibilità di ricorrere contro il ritorno in libertà dell’uomo.

 

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