Il Teatro Verdi di Trieste va dal ministro dopo il taglio dei fondi

Un'esibizione al teatro Verdi

Il consiglio di indirizzo: un incontro con Franceschini sui 900mila euro mancanti  E le rappresentanze sindacali si appellano alla governatrice del Fvg Serracchiani

TRIESTE Nessuna soluzione e nessuna azione. Nessun ricorso al Tar contro il taglio di quasi 900mila euro da parte del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. Per ora. La Fondazione del lirico triestino preferisce tentare la via diplomatica prima di mettere in atto azioni legali. Il Consiglio di indirizzo, che si è riunito d’urgenza mercoledì scorso, ha chiesto un incontro con la presidente della Regione Debora Serracchiani e con il ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini. Una triangolazione tra Trieste e Roma per venire a capo di quella che viene considerata come un’autentica ingiustizia. Il Verdi di Trieste, che ha avuto per primo il piano di risanamento approvato a fine luglio, è il teatro che prende meno soldi dal Fus di tutte le 12 fondazioni liriche, quest’anno è stato superato persino dal Teatro Petruzzelli di Bari (che ha incrementato del 20% il contributo, da 6,7 a 8,2 milioni) e dal Teatro lirico di Cagliari (passato da 7,5 a 8 milioni). Nel 2016 Trieste stava persino davanti anche al Carlo Felice di Genova (8,1 milioni).

 



Mercoledì scorso il presidente della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, il sindaco Roberto Dipiazza, e il sovrintendente Stefano Pace hanno illustrato la situazione conseguente alla ripartizione dei fondi Fus alla Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) che si erano riunte il giorno prima. «Nel corso della seduta - si legge nella nota diffusa dopo la riunione del consiglio di indirizzo - si sono analizzate le diverse voci e i punteggi della ripartizione, in attesa degli incontri e approfondimenti, previsti nei prossimi giorni, presso le competenti sedi del Mibact e presso la Regione Friuli Venezia Giulia». Prima capire e poi agire. «Conseguentemente, il consiglio d’indirizzo - continua la nota della Fondazione del Verdi di Trieste - ha deciso di riaggiornarsi a fine mese, per valutare l’esito degli incontri istituzionali e le eventuali azioni successive. Il presidente e il sovrintendente si dichiarano fiduciosi per una soluzione positiva nei tempi più brevi possibili».

Nel 2015 si fece ricorso al Tar del Lazio, ma poi venne ritirato. La soluzione positiva dovrebbe prevedere il recupero dei 900mila euro lasciati sul campo quest’anno e che rischiano di essere un problema serio per far quadrare i conti e garantire il pareggio di bilancio (obiettivo imprescindibile del piano di risanamento).

Il problema è poi arrestare questa emorragia del Fus che va avanti dal 2012. Quattro anno di seguito di tagli. Il primo piano poteva contare su quasi 11 milioni ministeriali, diventati 9,7 milioni nel 2014, scesi a 9,1 nel 2015, decurtati a 8,7 nel 2016 e ridotti a 7,8 quest’anno. La Rsu non nasconde la preoccupazione per la situazione. Negli anni, rinunciando per esempio al premio di produzione, i sindacati hanno sempre perseguito azioni per mantenere i posti di lavoro e evitare esuberi. Il Verdi occupa attualmente 240 persone. Sotto accusa, da parte dei sindaci, è stata la scelta del ministero di non prorogare l’attribuzione del 5% cento del Fus alle Fondazioni virtuose, ovvero quelle che hanno chiuso il bilancio in attivo per tre esercizi consecutivi (è il caso del Verdi). Per questo anche la Rsu, in modo unitario, ha chiesto un incontro urgente alla presidente della Regione Serracchiani. Il taglio pari a 890mila euro è arrivato come una doccia fredda dopo che il Mibact a fine luglio aveva comunicato l’approvazione dell’integrazione del piano di risanamento per il triennio 2016-2018. «Il decreto di approvazione - faceva sapere in una nota il teatro - di fatto riconosce alla nostra Fondazione una posizione di eccellenza tra le Fondazioni impegnate a sostenere il percorso di risanamento, stabilendo due primati: quella triestina è la prima ad avere pienamente superato tutte la scadenze del primo Piano (2013/2016) ed è la prima a vedere approvato il nuovo Piano di adeguamento fino al 2018». L’approvazione del nuovo piano si affiancava ai successi della stagione appena conclusa, che ha registrato, per il secondo anno consecutivo, un incremento di pubblico pari al 17%. Un successo premiato dal ministero con un taglio di 890mila euro.

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