Trieste, la rapina al market sfuggita alle telecamere

I carabinieri sul luogo della rapina subito dopo la fuga del bandito (foto di Andrea Lasorte)

Al momento dell’assalto del bandito col taglierino l’impianto di sorveglianza non era in funzione. Indagini nel massimo riserbo

Proseguono serratissime le indagini dei carabinieri della Compagnia di via Hermet con l’obiettivo di assicurare alla giustizia il rapinatore che mercoledì, intorno alle 15.30, ha assaltato il supermercato Punto Simply di via Fabio Severo, minacciando e ferendo al braccio una cassiera con un affilato taglierino da elettricista. Massimo il riserbo degli inquirenti a tutela delle operazioni di ricerca del responsabile.

Del malvivente che ha compiuto il colpo, purtroppo, non si hanno immagini fotografiche né video, perché a quanto si è appreso al momento della rapina le telecamere all’interno dell’esercizio commerciale non erano in funzione.



Una fatalità che rende ora ancor più difficile risalire all’identità dell’esecutore del colpo. Solo frammentarie e poco particolareggiate, in effetti, sono le segnalazioni fornite da alcuni passanti, a cui è sembrato di notare un uomo alto e di mezza età fuoriuscire appunto dal supermercato e correre via in salita lungo via Fabio Severo proprio nell’orario in cui è stata messa a segno la rapina.

«Purtroppo non ci sono immagini del rapinatore, al momento del furto il servizio di videosorveglianza non era in funzione», conferma il responsabile dello stesso esercizio commerciale, S.B. le sue iniziali, senza motivare le cause del mancato funzionamento delle telecamere interne al supermercato. «Dopo la rapina abbiamo ripreso il lavoro come nulla fosse, continuando a fare il nostro dovere. Confidiamo nell’operato delle forze dell’ordine», conclude S.B.

Anche la giovane cassiera rapinata sembra non sia riuscita a fornire alcuna descrizione del rapinatore, a causa del forte choc. Come detto, infatti, la trentunenne ha subito minacce e anche lesioni fisiche, culminate in un colpo di taglierino al braccio sinistro da parte del malvivente, che le ha tagliato di netto la spessa stoffa della maglietta polo che costituisce la divisa di lavoro, arrivando così a ferirla nella parte alta dell’avambraccio, per fortuna solo lievemente. Questo per obbligarla ad aprire il registratore di cassa e poter asportare dal cassetto circa 500 euro, prima di guadagnare la porta d’uscita e dileguarsi di corsa eclissandosi per le vie cittadine.

Anche se l’intervento dei carabinieri è stato immediato, dato che i militari sono piombati sul posto nel giro di pochissimi minuti, purtroppo del delinquente non c’era più traccia. La cassiera, malgrado la ferita e il forte stress subito, dopo la rapina ha comunque continuato il suo turno, rifiutando anche le cure dei sanitari del 118. Anche ieri, giorno dopo la rapina, era al suo posto di lavoro, alla ricerca forse di una normalità che potesse lenire il ricordo di questa brutta esperienza. Nel negozio c’è infatti tra i dipendenti tanta voglia di dimenticare, di non parlare, di richiamare alla memoria il meno possibile quanto successo solo qualche ora prima.

«Torniamo alla normalità perché è la migliore cosa che si possa fare quando capitano queste cose. E del resto altro non si può fare. Si lavora sperando che vada tutto bene e che non capiti il pazzo di turno che minacci di tagliarci la gola per 500 euro», dichiara quasi sussurrando uno dei dipendenti, anche lui regolarmente al lavoro dopo i fatti accaduti.

Un’anziana abituale cliente del supermercato ammette: «Sono venuta a fare la spesa oggi e, devo dire la verità, quando sono entrata mi sono guardata intorno perché avevo paura». «Il fatto poi che questi delinquenti non ci pensino un attimo a darti una coltellata per rubare - aggiunge la cliente - mi fa aver paura anche solo ad andare per strada. Se mi avesse trovato sulla porta quando stava scappando via, magari avrebbe ferito anche me o mi avrebbe spintonata e fatta cadere, e con gli anni che ho non è un bene. Non è più la Trieste di una volta, non riconosco più la mia città. Cinquant’anni fa c’era la miseria, ma non sapevamo nemmeno cosa volesse dire la parola rapina. Ora è all’ordine del giorno».
 

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