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Golfo di Pirano, nervi tesi tra Zagabria e Lubiana

La Croazia continua a non tenere conto di quanto stabilito nella sentenza della Corte arbitrale dell’Aja sui confini marittimi e terrestri tra i due Paesi

di Mauro Manzin
2 minuti di lettura

LUBIANA. Non c’è niente da fare: la Croazia non vuole cedere alla sentenza della Corte arbitrale internazionale dell’Aja relativa ai confini terrestri e marittimi con la Slovenia. Il premier di Zagabria, Andrej Plenković incontra i pescatori di Umago e li invita a continuare la propria attività non tenendo conto della sentenza dell’Aja.

La tensione nel golfo di Pirano sale di giorno in giorno al punto che, secondo la polizia marittima della Slovenia, dalla pronuncia della sentenza della Corte internazionale ad oggi gli incidenti nelle acque che vanno da Pirano a Punta Salvore sono stati complessivamente 142 e hanno interessato 279 imbarcazioni.

La Croazia proprio non vuole cedere, come stabilito dai giudici internazionali, i due terzi del golfo di Pirano alla Slovenia con il conseguente accesso alle acque internazionali.

Per Zagabria la sentenza è una sorta di autogol che la riporta all’accordo del 2001 tra gli allora premier (entrambi defunti ed entrambi a capo di una coalizione di centrosinistra) Janez Drnovšek (Slovenia) e Ivica Račan (Croazia), accordo approvato dal Parlamento di Lubiana e mai ratificato, invece, da quello di Zagabria.

La situazione, dunque, si sta facendo sempre più complicata e tesa al punto che il premier sloveno Miro Cerar, il quale certo non spicca per autoritarismo o interventismo, ha chiaramente fatto sapere alla controparte croata che la pazienza della Slovenia è oramai giunta a un limite invalicabile.

Cerar, a margine di un incontro a Divaccia, sul Carso sloveno, ha affermato che se il premier di Zagabria Andrej Plenković nel pianificato incontro di settembre in Croazia tra le parti non concretizzerà la sua volontà al dialogo e al confronto «per implementare gli esiti della sentenza del Tribunale internazionale dell’Aja, per Lubiana la misura sarà colma».

Cerar parla chiaro: «La mia tolleranza e la mia propensione al dialogo crolleranno se a settembre la Croazia non esprimerà la sua volontà di andare assieme verso l’implementazione dell’arbitrato».

La guerra diplomatica tra le parti prosegue senza sosta. All’incoraggiamento dato a Umago dal premier croato Plenković ai pescatori affinché continuino il proprio lavoro ignorando quanto stabilito dall’arbitrato internazionale (sembra che il golfo di Pirano sia diventato improvvisamente l’area più pescosa dell’intero adriatico ndr.) risponde anche il ministro degli Esteri della Slovenia, Karl Erjavec (che proprio non ha una fama da “falco”) il quale riafferma con forza che «il confine è stato stabilito dalla sentenza della corte arbitrale».

«Qui - sostiene il capo della diplomazia slovena riferendosi al golfo di Pirano - vale il diritto internazionale». «Ritengo - prosegue deciso - che bisogna chiaramente comunicare a Zagabria che (nel golfo di Pirano ndr.) siamo di fronte alla violazione dell’indipendenza della Slovenia e questo deve essere ufficialmente riportato anche a Bruxelles», visto che entrambi i Paesi sono membri dell’Unione europea e della Nato.

Intanto il tempo passa ed Erjavec non vede certo di buon occhio il temporeggiare da parte della Croazia relativamente al pianificato incontro di settembre a livello di primi ministri, con il termine di sei mesi relativo all’implementazione della sentenza dell’Aja che inesorabilmente scorre senza che dalle due parti giunga alcun segnale di accordo.

E a pagare le conseguenze di questo pericolosissimo disaccordo sono i più deboli, ossia i pescatori che dal messaggio del loro premier sarebbero incoraggiati a cercare il confronto proprio nel golfo di Pirano con le motovedette della polizia marittima slovena.

La situazione è, a dir poco, paradossale e rischia di determinare conseguenze molto tragiche tra gli ultimi di questa “catena di potere” che vede Lubiana e Zagabria l’un contro l’altra armata e con nessuna volontà di giungere a un accordo che, forse, sarebbe nocivo per entrambe, almeno per quel che riguarda i temi di politica interna.

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