Immigrati: arrivi boom, Gorizia piccola Lampedusa

Un gruppo di richiedenti asilo davanti al palazzo della Prefettura

Dato senza precedenti: 250 profughi in 20 giorni. Gulletta: «Chiederemo a Roma lo status di “Prefettura di sbarco”»

GORIZIA Duecentocinquanta arrivi di richiedenti asilo a Gorizia negli ultimi venti giorni. Con un’impennata decisa (e preoccupante) nelle ultime 72 ore. Numeri mai visti, senza precedenti, che evidenziano un vigoroso aumento dei flussi verso la nostra città.

A fornire i dati il viceprefetto vicario Antonino Gulletta che, assieme ai suoi collaboratori e alla Caritas diocesana, sta facendo di tutto per limitare al massimo i pernottamenti all’addiaccio.

E fra circuito Sprar, qualche trasferimento al Cara di Gradisca d’Isonzo, “operazioni di compensazione” (così vengono definite) con la Prefettura di Udine, nell’ultima notte figuravano essere senza convenzione, senza cioé un letto e un tetto sopra la testa, 42 persone.

La richiesta della Prefettura Una situazione di difficoltà che spingerà a richiedere lo status di “Prefettura di sbarco”. In cosa consiste? In pratica, la speranza di Gulletta è che Gorizia venga considerata dal Governo (e dal ministero degli Interni in particolare) alla stregua delle terre di sbarco.

«Qui, ovviamente, non sbarca nessuno perché gli approdi non sono via mare ma gli arrivi dal Nord, da Tarvisio, in treno e con altri mezzi, sono continui e incessanti. Se dovesse arrivare questa sorta di riconoscimento, le soluzioni sarebbero due: smistamento rapido dei richiedenti asilo in altre città d’Italia facendo in modo che qui non ne ammassino in troppi oppure un aumento dell’accoglienza individuando strutture idonee (ex caserme o quant’altro)».

Aggiunge Antonino Gulletta: «In pratica, siamo una “piccola Lampedusa del Nord” e gli arrivi dei richiedenti asilo potrebbero essere gestiti e seguiti con le stesse procedure adottate al Sud».

Gli ultimi arrivi In questo momento, fa sapere Gulletta, la situazione non è nemmeno così drammatica. Perché, molte volte con inventiva e ingegno, sono state trovare soluzioni alternative. Ma è il futuro a preoccupare. Se i flussi continuano con questa intensità?

La Prefettura, di fronte alla ritrosia della gran parte dei Comuni ad ospitare richiedenti-asilo, è andata a bussare direttamente alle porte delle cooperative, delle associazioni di volontariato e delle strutture ricettive.

E ha emanato, nei giorni scorsi, una sorta di bando per la “Manifestazione di interesse per l’affidamento del servizio di accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale presenti nel territorio della provincia di Gorizia”.

Come sta andando? «Nessuna risposta, ad oggi - allarga le braccia il viceprefetto -. Probabilmente, c’è una possibilità a Staranzano ma, per il resto, non ci sono state risposte adeguate. Come sempre, marciamo a vista ma non è facile».

Gulletta fornisce altri numeri. «Ieri (venerdì) sono arrivati diciannove alla stazione ferroviaria di Gorizia. Giovedì quindici. Il giorno prima diciotto. Siamo ben lontani dai tempi in cui i flussi erano composti da due/tre persone al giorno. Capite bene che di fronte a questa massa, non è facile dare risposte immediate anche alla luce del fatto che nuove strutture di accoglienza non sono state individuate».

La ricetta Ziberna La conclusione è affidata al sindaco Rodolfo Ziberna. Che ribadisce il suo pensiero. «Nelle città ci sono persone che dormono all’addiaccio e parliamo di decine di individui, senza servizi igienici né altri servizi con evidenti problemi di carattere igienico-sanitario.

È evidente, quindi, che siamo seduti su bombe a orologeria. Come ho detto più volte va elaborata una strategia a breve e medio termine, ovvero, per quanto riguarda la prima ristrutturare con procedura d’urgenza caserme lontane da centri abitati e creare in queste strutture i centri d’accoglienza mentre per ciò che concerne la seconda, bloccare sul confine i richiedenti che arrivano da altri Paesi europei e non scappano dalle guerre e chiedere una modifica della Dublino 3 in cui si elimini la possibilità di fare domanda di riconoscimento dello status di rifugiato in un secondo Paese europeo».

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