Trieste, aggredita da tre stranieri alla Stazione

Un'immagine di piazza Libertà (foto Lasorte)

Ventiquattrenne accerchiata all’improvviso. Ha reagito e dopo una colluttazione è fuggita

TRIESTE. «Dammi una sigaretta». E poi ancora: «Dammi una sigaretta». Quando la ragazza alla quale erano state rivolte queste parole ha aperto la borsetta per offrirla «a un uomo straniero dagli abiti consunti», una, due, tre, quattro braccia l’hanno contemporaneamente avvinghiata da dietro.

È iniziato l’incubo. Che solo per un miracolo non è diventato una violenza sessuale. È stato in realtà solo, come è stato definito in Questura, un semplice alterco. L’alterco - chiamiamolo così - è avvenuto l’altra sera a pochi metri dall’ingresso della stazione ferroviaria. La donna - vittima di quanto accaduto - ha 24 anni.

È poi stata accompagnata da alcuni amici al pronto soccorso di Cattinara dove i medici l'hanno trattenuta fino alle 2 di notte. Aveva i segni alcune ferite al volto, forse graffi. forse tagli praticati con un temperino che all'improvviso era spuntato dalla tasca di uno degli aggressori durante la lite. Prognosi 10 giorni. Ma la paura, anzi il terrore, è stata tanta.

Perché la vittima di questa vicenda di violenza in un posto dove di episodi del genere e anche ben peggiori ce ne sono stati ultimamente tanti, anzi troppi, lo ha detto fin troppo chiaramente al poliziotto delle volanti che all'alba ha preso la sua denuncia: «Ho avuto la sensazione netta che i tre uomini volessero portarmi verso il silos abbandonato, perché mi trascinavano in quella direzione».

Tutto è iniziato alle 20.45. La giovane donna ha riferito alla polizia che pochi minuti prima era scesa dalla 22 in piazza Libertà. Poi è entrata nel sottopasso per risalire davanti all’ingresso principale della stazione ferroviaria. Era diretta sulle Rive dove aveva appuntamento con alcuni amici.

Per questo camminava in fretta, con passo veloce. Indossava - ha spiegato al poliziotto che ha preso la denuncia - un semplice paio di jeans, una camicia e un coprispalle lungo nero che arrivava fino alle cosce. Insomma nulla di sconveniente, di audace, di provocatorio.

A un certo punto si è avvicinato un uomo di circa 30-40 anni, alto circa 1.80 che le ha chiesto appunto una sigaretta. La donna non si era ancora accorta che assieme all’interlocutore c’erano altri due suoi amici. «Tutti e tre - ha poi spiegato - vestivano abiti consunti e avevano capelli folti neri e la pelle scura.

Parlavano tra di loro in una lingua a me non conosciuta ed erano molto disinvolti». Poi c’è stato l’episodio delle braccia e delle mani che le hanno toccato contemporaneamente l’addome.

E qui c’è stata la reazione. La ragazza si è divincolata e si è difesa come meglio poteva. Ha piazzato un calcio ai testicoli del più basso. Poi - così ha detto - ha morsicato un altro aggressore sul torace «tra la clavicola e il muscolo trapezio». Era terrorizzata, non semplicemente spaventata.

Così è fuggita verso largo Città di Santos. Ha superato la sala Tripcovich e si è diretta come un fulmine verso le Rive. I tre, gli aggressori, hanno fortunatamente desistito. L’hanno lasciata andare. Forse si sono resi conto che la situazione stava prendendo una brutta piega. E così hanno mollato la preda.

La giovane, quando si è sentita al sicuro, ha telefonato a un’amica e le ha raccontato l’accaduto. Era scossa tanto spaventata da non riuscire nemmeno a parlare. Aveva il volto ferito. Dopo pochi minuti è stata accompagnata all’ospedale.

Lì si è resa conto che probabilmente uno degli aggressori aveva estratto durante la colluttazione un temperino. Aveva sentito la lama che la pungeva. E poi il volto era stato segnato da numerosi tagli. Anche ha subito alcune ferite alle braccia. Per fortuna, come accennato, nulla di grave.

L’allarme è scattato solo attorno alle 2 del mattino quando, dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso, la donna è andata in Questura e ha riferito a un agente in forza all’ufficio denunce quello che le era successo. Subito sono scattate le ricerche degli aggressori. Ma prevedibilmente (considerato anche il tempo trascorso dai fatti) non hanno dato alcun risultato.

Le indagini comunque vanno avanti. Nelle prossime ore saranno visionate le immagini delle telecamere nella speranza che possa in qualche modo emergere un indizio per dare un nome almeno a uno dei tre. Che, secondo le prime ipotesi, potrebbero essere di nazionalità pachistana o afghana.

Profughi che stazionano nella zona della stazione ferroviaria. Dove nel dicembre dello scorso anno si è verificato un fatto analogo, quasi un episodio-fotocopia. Un uomo - profugo afghano di 35 anni - aveva notato una ragazza mentre passava davanti alla stazione.

Poi, da lontano per non farsi vedere, l’aveva seguita fino a una zona buia in via degli Stella, una piccola traversa di viale Miramare, subito dopo l’edicola. E lì - credendo di non essere visto - era passato direttamente all’azione. Aveva aggredito la sua vittima, una ragazza di 18 anni e, dopo averla presa per i capelli, aveva tentato di violentarla.

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