Nora, l’ultima testimone della dinastia dei Cosulich

Nora Cosulich in una foto del 2008

Classe 1923, era la nipote di Callisto, che assieme al fratello Alberto aveva posto le basi di una potenza navale nata a Lussino e fiorita a Trieste

TRIESTE. Era l’ultima rappresentante diretta di un mondo scomparso, epico, fatto di capitani sul mare e d’industria, esteso dall’oceano alle acque azzurre dell’Adriatico.

Si è spenta domenica sera Nora Cosulich, classe 1923, figlia di Guido Cosulich e nipote di Callisto. Era la memoria storica della grande dinastia adriatica, riconosciuta come tale anche dal ramo genovese della famiglia.


«Donne così non ne esistono più», ricorda il figlio Francesco Rossetti Cosulich: «La sua era una generazione straordinaria. Ha seguito in prima persona tutto quello che i Cosulich hanno fatto. Era l’ultimo vero testimone, nel senso che era lì, era presente. La nostra generazione quella vicenda non l’ha conosciuta, l’ha soltanto ereditata».

Il nonno Callisto, che con il fratello Alberto aveva posto le basi per la potenza navale della famiglia, era morto nel 1918, pochi anni prima della nascita di Nora. In un’intervista del 2008, la donna così ricordava quei primi anni: «Siamo sempre stati un gruppo numeroso ma unito: mio nonno aveva quattordici figli».

E ancora i grandi incontri a Lussino, l’isola d’origine del “clan”: «Eravamo una famiglia molto tradizionale: ci ritrovavamo ogni domenica ed erano sempre presenti almeno due generazioni. Gli uomini giocavano a tressette, le donne passavano il tempo chiacchierando, mentre noi bambini ci divertivamo insieme. È un peccato che Lussino sia stata persa, era un punto d’incontro meraviglioso per tutta la famiglia».

La luce aurorale dell’Adriatico di primi Novecento nascondeva le sue ombre. All’età di sette anni Nora visse la sua prima tragedia quando, durante un volo in idrovolante da Lussino a Zara, l’elica si spezzò e penetrò in cabina, uccidendo la sorellina di 10 anni Emma e mozzando un braccio alla nonna, Ersilia Vidulich. A bordo con loro c’erano la madre Carmen, il nonno e una governante.

Nel tempo della sua giovinezza Nora Cosulich attraversò anche la tempesta del Secondo conflitto mondiale. Ai tempi viveva a Trieste: nel 1943 entrò nella Croce rossa, prestando aiuto alle torme di feriti del bombardamento alleato del giugno 1944.

Di quel periodo Nora ricordava il ruolo avuto dal padre Guido nel Cln, che partecipò con il vescovo Santin alle trattative per la resa dei tedeschi a San Giusto. Proprio dal padre ebbe l’incarico di accompagnare di nascosto un ufficiale austriaco che si era impegnato a non far esplodere le mine nel porto di Trieste pur di non esser consegnato agli jugoslavi.

Nora lo consegnò al “Town Major”. Nel 1946, finita la guerra, si laureò in Lettere e nel 1948 sposò Paolo Rossetti, conosciuto a Lussino.

Per sette anni la coppia visse prima a Genova, poi a Parigi. Nacquero il figlio Francesco e la figlia Emanuela. Nel 1955 il marito morì durante un intervento chirurgo. Nora rimase vedova a soli 32 anni: con i due figli piccoli si trasferì a Trieste. Spiegava in un’intervista del 2009: «In realtà negli anni del Governo militare alleato andavo spesso a Trieste, e mi stupivo sempre di trovare una città tanto vivace, piena di iniziative, in fermento».

Guido Cosulich (da “Cosulich, dinastia adriatica”, Silvana Editoriale)

Tornata sul golfo, la donna ritrovò il contesto famigliare, in cui il nome Cosulich aveva un grande rilievo: «Moltissime persone a Trieste lavoravano con l’indotto delle nostre imprese - raccontava sempre nel 2008 - tanto che i fratelli Cosulich erano conosciuti per nome in città: una volta un avvocato amico di famiglia scommise che se avesse inviato a Trieste una lettera con destinatario “sior Guido” sarebbe stata recapitata a mio padre, Guido Cosulich, e così fu».

Nel 1964 Nora iniziò a lavorare come insegnante e avrebbe proseguito fino alla pensione, vent’anni dopo. Nel 1958 ritornò sul Quarnero, nella sua Lussino, per la prima volta dalla fine della guerra. Nessuna delle persone che la conoscevano, e che pure incontrò per strada, ebbe il coraggio di salutarla.

Il cantiere di Monfalcone nel 1922, con Vittorio Emanuele in visita

Ma durante la notte qualcuno lasciò una foto della sorella Emma in coperta della barca con cui aveva raggiunto l’isola. Nora avrebbe continuato a navigare per il resto della sua vita a bordo della “Tyche”, la barca di famiglia varata subito dopo la morte del padre Guido.

«Siamo sempre stati legati al mare - ricordava -. Mio nonno ha navigato a lungo su velieri, mio padre ha doppiato Capo Horn a vela per ben due volte, e due dei miei zii sono dispersi in mare». Raccontava di queste memorie di famiglia nella casa di Largo Papa Giovanni, indicando alle pareti i quadri da cui gli avi la guardavano benevoli.

Sapeva richiamare alla memoria i particolari minuti della sterminata lista delle imprese famigliari, dalle iniziative da armatori alla fondazione del cantiere di Monfalcone con cui, raccontava, i fratelli Cosulich diedero un impulso decisivo alla nautica del golfo, importando manovalanze dalla Scozia perché insegnassero le loro arti alle genti del posto.

Uno spirito imprenditoriale che si sarebbe esteso poi anche al di sopra delle onde, con la produzione di idrovolanti e perfino con l’apertura di una scuola per piloti. Dei grandi scafi che il cantiere fondato dai Cosulich produsse, diceva: «Alcune delle navi che l’impresa produsse erano rivoluzionarie per i tempi: penso alle grandi navi come il Saturnia e il Vulcania».

Persona di cortesia antica, conversatrice magnetica, con la morte di Nora Cosulich tramonta sul golfo una parte importante della storia di Trieste. Le esequie venerdì alle 11.30 nella chiesa della Beata Vergine del Soccorso in piazza Hortis.

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