Turisti "maltrattati" dagli esercenti: scoppia il caso a Trieste

Una turista a Trieste (Lasorte)

La Fipe ammonisce la categoria con un post su Facebook dopo alcune segnalazioni di comportamenti «poco rispettosi» in alcuni locali

TRIESTE. Cartellino giallo che richiama all’educazione e alla gentilezza. Non su un campo di calcio e nemmeno a scuola, ma nei ristoranti e bar della Trieste turistica, le attività che per antonomasia dovrebbero rispettare un certo galateo. La sezione del capoluogo giuliano della Federazione italiana dei pubblici esercizi, come una maestra arrabbiata, ha dovuto lanciare un appello e bacchettare alcuni esercenti che si sono dimostrati maleducati agli occhi dei turisti. Colpa forse, secondo l’assessore comunale al Turismo Maurizio Bucci, di una sorta di «presa in contropiede degli esercenti che in questo periodo agostano rispondono a un flusso importante di turisti, che ha riempito tutte le location turistiche».

 

 


Preferisce non entrare nel merito il vicepresidente e assessore regionale, Sergio Bolzonello, che si trincera nel silenzio con un «lascio ai politici triestini il commento». Con rammarico e dispiacere la Fipe però «sta raccogliendo – si legge in un post sulla pagina Facebook dell’associazione – diverse segnalazioni negative da parte di turisti che lamentano un trattamento “poco rispettoso” da parte di alcuni esercenti locali».

 

 

Segnalazioni, più di una decina, pervenute soprattutto da visitatori italiani, via mail e con il passaparola o semplicemente facendo due chiacchiere in qualche locale. Quasi l’amarcord di un ruvido stile tutto triestino che sembrava si fosse attenuato. Ma che invece sta in parte tornando a galla proprio nel momento sbagliato. «Grazie all’elevato numero di turisti a Trieste i pubblici esercizi stanno vivendo un’altra stagione proficua dal punto di vista lavorativo – sottolinea la federazione, che cerca appunto di sensibilizzare i suoi soci –: attenzione a non buttare all’aria questa importante occasione con maleducazione e atteggiamenti di poca professionalità nei confronti dei turisti, che vanno trattati con i guanti, sono fondamentali per la crescita e la tenuta del nostro comparto e dell’intera città».

 



Ma nella lista nera i ristoranti e bar maleducati, segnalati sia in centro che in periferia e lungo la riviera, sono comunque in minoranza rispetto al grande numero di coloro che si comportano bene, tiene a evidenziare il presidente della Fipe Bruno Vesnaver. «Il 95% di noi rispetta i turisti, comprende le potenzialità – afferma –, ma c’è sempre qualcuno che non capisce». Per questo «chiediamo a tutti quanti una grossa attenzione, di stare attenti ai turisti e non, di curare la clientela, perché la ristorazione è una delle più importanti fonti di ossigeno della città e il turista non è più il “pollo” di una volta, è consapevole, s’informa e si scoccia». Vesnaver ha comunque verificato circa la metà dei reclami intercettati. «Nulla di grave, diciamo che si tratta di qualche risposta data in malo modo, un po’ brusca, qualche spiegazione mancata sul conto, un po’ di attesa – spiega –, ma bisogna sempre accertare la lamentela, non è detto che tutto sia vero, infatti alcune segnalazioni possono essere vere e altre no, è comunque qualcosa che succede ogni anno, probabilmente nemmeno il titolare è responsabile, ma qualche dipendente che sfugge al suo occhio. Ma ripeto, non è assolutamente nulla di allarmante, certo è che cercheremo di fare il massimo per riuscire a far capire a tutti che si nuoce poi all’intera categoria facendo così».

 



Non sono mancati i commenti degli utenti del social network che hanno iniziato a sciorinare esempi di «comportamenti maleducati» in cui si sono imbattuti in un ristorante piuttosto che in un bar. Paola Suligoj ad esempio scrive: «Noi a Ferragosto ci siamo seduti per un aperitivo sulle Rive in un posto dove si può anche andare a cena, ma per ben 25 minuti non siamo stati calcolati minimamente anche se c’erano ben quattro ragazzi che in teoria servivano... alzati per andare via siamo stati guardati come fossimo pazzi...». Bucci giustifica in parte gli imprenditori triestini scortesi, ma pensa già a prendere qualche provvedimento assieme a Vesnaver: «Probabilmente questi pubblici esercizi, se le lamentele corrispondono al vero, sono stati colti di sorpresa da questo affollamento di turisti – osserva –. Sono in overbooking case vacanze, hotel, b&b, ma dobbiamo rivedere dei programmi, li faremo con la categoria, ragioneremo con il presidente della Fipe per fare un po’ di “educational” e far capire alla città che stiamo vivendo un momento importante, bisogna ragionare in termini di opportunità economica. Nonostante il momento di crisi globale, a Trieste il turismo funziona, anche se la città viene scoperta non come meta per una settimana di vacanza, ma per una media di 2,6 notti, c’è un passaggio continuo e il turnover fa sì che si verifica il “tutto esaurito”. Bisogna quindi offrire un prodotto che il turista si aspetta, a partire da accoglienza e cortesia».

Sembrano «strani» invece al presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, questi comportamenti che definisce «d’altri tempi», in una Trieste che ormai «è cresciuta molto, direi – afferma –, e dove tutti hanno capito che il turismo è una risorsa economica per lo sviluppo della città, e che il turista meglio lo tratti e meglio è, anche perché attraverso i social, ogni errore ha un rimbombo enorme». Ma è d’accordo sul fatto che anche gli ultimi “animi scontrosi” vadano corretti: «Continueremo a cercare di fare entrare, come da anni facciamo, in testa agli imprenditori la cultura del turismo». Per comprendere in modo approfondito il problema Paoletti promette di incontrare Vesnaver e gli altri vertici della categoria per capire «che cosa è successo e quindi prendere i dovuti provvedimenti – aggiunge –. Penso sia corretto il modo in cui ha agito il presidente della Fipe che sicuramente ha riscontrato degli atteggiamenti poco consoni, ma rimedieremo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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