Pullman di fedeli dalla Croazia per l’esorcista di San Dorligo

L’opera di padre Rosario Palic gode anche della benedizione del vescovo Crepaldi E nelle chiese di San Giuseppe e Sant’Antonio arrivano in massa da oltreconfine

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Lui si considera un degno avversario del diavolo. Pratica l’esorcismo con la benedizione del vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e con successo, sembra. Al punto che dalla Croazia, sua terra d’origine, si organizzano oramai regolarmente viaggi alla volta di San Giuseppe della Chiusa o di Sant’Antonio in Bosco, le due località del territorio comunale di San Dorligo della Valle dove avvengono i presunti fenomeni di guarigione, per ascoltarlo e pregare assieme a lui. È oramai un personaggio pubblico don Rosario Palic, parroco delle chiese dei due paesi che, da un paio d’anni, è considerato l’esorcista per eccellenza su scala locale. «È uno dei miei compiti cercare di salvare le anime preda del diavolo – spiega con grande naturalezza, dopo aver sceso le scale della canonica in cui risiede, a Sant’Antonio in Bosco, a due passi dalla chiesetta del paese – e le regole dell’esorcismo sono note alle massime autorità della Chiesa. Si tratta di un lavoro complesso, che implica risvolti psicologici, profonda conoscenza della materia e grande umanità – aggiunge – perché i casi non sono mai uguali l’uno all’altro e coloro che si rivolgono a me sono persone che stanno male, talvolta molto male, perciò ascoltarle, entrare nel loro animo, aiutarli, è molto impegnativo. Quando si riesce a portare positivamente a termine l’intervento – precisa, riferendosi alle corriere che dalla Croazia arrivano oramai a cadenza quasi settimanale nelle due piccole località del territorio comunale di San Dorligo della Valle – mi sembra naturale permettere a tutti coloro che sono interessati di poter sentire, all’interno della Chiesa, la testimonianza di chi ha ritrovato la serenità interiore e la fede in Dio».

E per aggiungere una punta di mistica ritualità alle loro visite, i seguaci di padre “Rozo”, questo il diminutivo del suo nome con il quale è conosciuto dalla maggior parte dei fedeli, scendono dai pullman ben prima di arrivare nelle due chiese, per arrivare a piedi, dando vita a una sorta di processione che rende l’atmosfera dell’evento ancor più intensa.

In realtà, non tutto è filato così liscio, soprattutto appena padre “Rozo” è arrivato a Trieste e nei primi mesi di esercizio dell’esorcismo. «Ho abitato fino a poco tempo fa in una casa vicinissima alla Chiesa e alla canonica a Sant’Antonio in Bosco – racconta Jordan Zerjal – e, assieme ad altri vicini, lo scorso anno ci siamo allarmati parecchio quando abbiamo cominciato a sentire, soprattutto alla sera tardi e di notte, urla disperate che si prolungavano per un’ora e più. Esasperati – continua il testimone – a un certo punto ci siamo rivolti alle forze dell’ordine. In una prima occasione sono intervenuti i carabinieri di Muggia, che si sono intrattenuti piuttosto a lungo con padre Rosario, dopo aver sentito con le loro orecchie i lamenti provenienti dalla Chiesa. Nell’altra – prosegue Zerjal – è arrivata sul posto una pattuglia del carabinieri di San Dorligo della Valle. Anche in tale frangente i militari hanno parlato a lungo con padre Rosario, che sembra abbia promesso che i disagi per coloro che abitano nei pressi delle due chiese non si sarebbero ripetuti».

Continuano però senza sosta i pellegrinaggi dalla Croazia, a conferma che l’attività di padre Palic non si è di certo interrotta. «Ciò che ci ha fatto pensare – riprende con una punta di ironia Zerjal – è che, guarda caso, le urla erano esclusivamente di donne e mi sentirei di dire anche giovani. Non credo che a subire le incursioni del demonio siano solo ragazze. Lo abbiamo fatto osservare anche ai carabinieri, ma non abbiamo mai avuto risposta su questo specifico tema».

Sia a San Giuseppe della Chiusa sia a Sant’Antonio in Bosco c’è chi giura di aver visto arrivare a farsi esorcizzare solo donne giovani e anche piuttosto avvenenti. Ma in un piccolo paese, si sa, le voci possono correre veloci e ingigantirsi a ogni passaggio. Se poi si aggiunge il fatto che, a parte Zerjal, altri testimoni disposti a superare la barriera dell’anonimato non ce ne sono, quest’aspetto della vicenda rimane necessariamente indefinito. Ciò che è sicuro è che Trieste vive da sempre uno speciale rapporto col diavolo.

Si parte da una serie di dati oggettivi: a Trieste si registra da tempo il più alto tasso di suicidi in Italia (tre volte rispetto alla media nazionale) senza dimenticare il vasto panorama di patologie psichiche. Non esiste un collegamento diretto e comprovato tra possessione e alterazione mentale, ma spesso le problematiche di un certo tipo possono essere associate a determinati comportamenti di chi è definito indemoniato o invasato. In sostanza, sui soggetti psichicamente più vulnerabili si dice che il diavolo abbia buon gioco, aggredendo soprattutto fra i più accesi credenti della sfera cattolica. Non a caso, negli ultimi anni, scienza medica e fede hanno cominciato a marciare parallele, formando una specie di “task force” per combattere il demonio, miscelando misticismo e sani riscontri clinici.

Non è questo il caso di padre Rosario Palic, che continua con grande convinzione sulla strada della guarigione attraverso le preghiere e gli interventi diretti da lui praticati. «Riunirsi in preghiera, cercare di aiutare chi soffre e magari è preda di Satana – osserva – è un preciso dovere di chi ha un incarico come il mio. È altrettanto naturale che la notizia delle guarigioni si sia diffusa – conclude – e che numerosi fedeli siano attratti dalla possibilità di sentire, dalla viva voce di chi ora è guarito, quali sono i passaggi del percorso fatto e le sensazioni vissute».

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