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Trieste, lavori chiusi entro l’anno al Centro islamico

Igbaria fa il punto sugli interventi in via Maiolica. E sul cimitero: «Committente la nostra Comunità»

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Uno scorcio del cimitero islamico a Trieste 

TRIESTE «I lavori al piano terra saranno terminati entro l’anno mentre i locali al primo e al secondo piano, che abbiamo affittato all’Ics per venire incontro alle esigenze dei migranti, sono già operativi».

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Saleh Igbaria, presidente e legale rappresentante del Centro culturale islamico di Trieste e della Venezia Giulia, interviene sullo “stato dell’arte” del centro di culto e ritrovo di via Maiolica 17, precisando poi alcuni aspetti concernenti il Cimitero islamico di via Costalunga. «In via Maiolica abbiamo avuto rallentamenti - spiega - per il numero di travi portanti nel sottotetto da sostituire più alto del previsto».

«Voglio sottolineare comunque - aggiunge - che non solo la comunità bosniaca ma tutta quella musulmana è improntata all’apertura verso la società che l’accoglie e nella quale vive e lavora e al dialogo, sia con le istituzioni che con le altre comunità religiose».

E a riprova ricorda come, ad esempio, negli alloggi dati in via Maiolica all’Ics vivano anche due famiglie non islamiche: «Non abbiamo neppure voluto chiedere chi ospita l’Ics; d’altra parte di fronte a tragedie come quelle dei migranti ogni distinzione deve cadere e infatti cade».

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«Anche nel rifacimento dell’edificio, il cui piano terra è stato riconosciuto ufficialmente come spazio dedicato al culto religioso, ci hanno aiutato volontari non solo fratelli di fede ma anche un cattolico, croato, e un ortodosso, romeno», aggiunge l’imam di Trieste e consigliere della Comunità islamica Nader Akkad.

Un aiuto provvidenziale quello dei volontari poiché con i costi attuali ogni progetto deve fare i conti con il budget. Ed è proprio a questo proposito che Igbaria precisa: «Non voglio alimentare tra i nostri fedeli dubbi sulla gestione dei fondi.

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Smentisco che per il Cimitero musulmano il mufti di Lubiana Nedzad Grabus, attualmente in viaggio, abbia messo a disposizione 50mila euro. Prontamente contattato, si è dichiarato del tutto all’oscuro di quanto Semso Osmanovic ha riportato alla stampa».

Il committente dei lavori dell’area di via Costalunga 101 risulta ufficialmente essere, così come nell’incartamento presentato al Comune, la “Comunità islamica di Trieste e della Venezia Giulia”, non la bosniaca. E riguardo a Osmanovic, Igbaria rileva che «per interferenze procurate alla Comunità islamica di Trieste e della Venezia Giulia nell’espletamento delle sue attività, è stato fatto formalmente decadere, nel luglio 2015, da Volontario dell’Associazione».

«L’importante - conclude l’imam Akkad - è andare avanti nel cammino di dialogo. In via Maiolica vi sono fedeli di 30 nazioni e io utilizzo l’italiano come lingua franca, curando l’educazione religiosa e civica dei componenti la comunità, improntandola alla tolleranza. Al venerdì i sermoni sono seguiti da circa 400 fedeli».
 

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