Tra gli automobilisti in trappola: «La A4 è il Far West»

L'ennesima coda in A4

Due incidenti a San Giorgio e Villesse mandano in tilt la circolazione  Viaggio tra automobilisti esasperati e turisti increduli: «This is Italy...»

Viaggio tra gli automobilisti intrappolati sull'A4

TRIESTE Primo giorno di agosto, per buona parte degli italiani il mese delle ferie. L’autostrada è la A4, da Trieste in direzione Venezia. Migliaia di macchine e centinaia di camion incollati al manto stradale, in un “inferno” reso tale anche e soprattutto dalle torride temperature di questi giorni. L’entrata in autostrada si manifesta agevole fino a Villesse, dove la corsa dell’automobile si arresta quasi d’improvviso a metà mattina. Non è la prima volta che disagi simili capitano sulla A4. Dalla fine di aprile al 21 luglio, fanno sapere da Autovie Venete, gli incidenti verificatisi sono stati in totale 235, di cui 26 nell’area del cantiere messo in piedi per la tanto agognata realizzazione della terza corsia.

 

 



«È assurdo che non sapessimo niente di tutto questo», racconta Gigi Marchesin, padovano che percorre questo pezzo di autostrada praticamente ogni giorno. «Mi sono letteralmente rotto le b.... ho fatto quattro ore di coda questa mattina e sai perché? Per il fatto che i cartelli segnalavano coda a tratti e ho pensato che l’autostrada non fosse poi così bloccata». Marchesin non sa dove si sono verificati gli incidenti e ha potuto controllare la viabilità esclusivamente da google maps.

Molti automobilisti hanno saputo della notizia del blocco solo una volta entrati in autostrada. Autovie Venete, attraverso dei comunicati e via Twitter, ha diffuso gli aggiornamenti, anche se la maggior parte delle persone non ha certamente pensato ad informarsi via social.

 



Fermiamo la macchina in una piazzola d’emergenza, il caldo appiccica i vestiti. Le automobili sono sempre più imbottigliate. Le persone si attaccano al cellulare, chi scende a fumare una sigaretta, chi sbuffa. Emerge una contrapposizione quasi inevitabile, vale a dire l’antagonismo tra i camionisti e gli automobilisti. «Veniamo additati come gli unici responsabili di questi disastri ma ovviamente tutti sanno che è una generalizzazione - afferma il milanese Roberto, che lavora per la ditta spagnola Pañalon di Albacete -. Faccio il tratto tra Milano e Maribor due volte al mese e in questi vent’anni ne ho viste di cotte e di crude». Roberto parla senza peli sulla lingua di sorpassi in presenza di linee continue, di autisti che dormono poco, dello stress che caratterizza la professione di camionista. «Secondo te è normale che in Francia, in Belgio, in Germania ci sia una legge che proibisce di dormire nei camion e in Italia invece la stiamo ancora aspettando? Per non parlare delle inesistenti condizioni contrattuali che moltissime aziende con base operativa nell’est Europa, riservano ai loro dipendenti. Rumeni, bulgari, slovacchi, spesso sono costretti a guidare per molte ore e quando devono fermarsi non hanno neanche i soldi per prendersi una camera in un motel».

 

Il camionista Roberto



Nei fine settimana scatta il blocco alla circolazione per i mezzi pesanti e il riposo, di cui gli autisti non riescono a godere, può creare un rischio di tamponamenti ed incidenti maggiore. «È evidente e sotto gli occhi di tutti», incalza Roberto mentre mi chiede se ho bisogno d’acqua. «Credimi ho girato tutta l’Europa e su questo tratto ormai sembra di essere nel Far West. La creazione della terza corsia non risolverà i problemi. Non voglio fare nomi, ma credo dovremmo cominciare a guardare a quelle aziende italiane che spostano la loro sede in Paesi dell’Est per pagare meno gli autisti, per garantire contributi previdenziali al limite del ridicolo». È a conoscenza di molti il fatto che molti camionisti dell’Est preferiscano passare la notte negli autogrill o in piazzole di sosta dove, a differenza ad esempio dell’area di Fernetti, non si paga.

Su questo tratto non ci sono solo camionisti. L’Ikea, il Tiare e l’Outlet di Palmanova rappresentano ancora - nonostante la crisi in cui versa il commercio - dei punti di riferimento importanti per lo shopping. Grega e Jena sono fidanzati e da Pirano hanno deciso di venire a fare degli acquisti proprio oggi. «This is Italy» esordisce Grega in inglese, abbozzando un sorriso. «Credo che una delle soluzioni possa essere quella di togliere dalla strada i camion. Creano molto disagio alla circolazione».

 

Grega e Jena, fidanzati provenienti da Pirano rimasti imbottigliati nel traffico



Anche Marilena da Monfalcone sta andando al Tiare. «Siamo bloccati qui da oltre un’ora e speriamo di uscire il prima possibile». Certo, da Monfalcone a Villesse magari in questi casi si può anche decidere di percorrere la statale, piuttosto che l’autostrada.

La fila inizia a muoversi e improvvisamente un camion della Ferest Logistics (con basi a Udine e Oradea, Romania) taglia letteralmente la strada. Qualcuno fa partire il clacson per sottolineare la scorrettezza. Nessun cenno da parte dell’autista, che viene immediatamente risucchiato nel collo di bottiglia del traffico, in una nemesi a dir poco suggestiva. Abdul, ragazzo marocchino, guida il camion della Conad e si sfoga. «Ogni giorno capita qualcosa su questo tratto, incidenti, tamponamenti. La strada però è sempre dritta, no?».

 

L'incidente a Villesse del primo agosto



L’asfalto lo è, Abdul, mentre la sicurezza non sembra sia così garantita. Camion ungheresi, slovacchi, camper tedeschi e austriaci, macchine targate Svizzera e che spesso sono di proprietà di emigranti balcanici al ritorno dalla ferie in patria. A dire il vero anche molte macchine italiane hanno alla guida persone nate in altri Paesi. «Sono ucraino e vivo a Brescia. Sono andato a Trieste a prendere alcuni documenti dal mio avvocato», racconta Roman, che non ha molta voglia di parlare. Albert e Sonia (nomi di fantasia) stanno andando nel Lazio da Salisburgo. «Io sono un guidatore normale e non sono competente in materia, voglio dire, non saprei cosa possano fare per migliorare questo caos». «Non sapevamo niente» dice Sonia, convinta del fatto che «se mettessero più indicazioni e informazioni sul traffico potrebbero risolvere più di qualche problema».

 



Passa un camion della DHL targato Danimarca. Alla guida c’è un ragazzino che, a occhio e croce, non avrà 21 anni. Ci fermiamo di nuovo. Sulla corsia d’emergenza i furbi disegnano l’inganno, manifestando la loro migliore espressività: una macchina slovena, un paio di italiane, un furgone impaziente. Solo dopo si vedono le volanti della Polizia e un’ambulanza della Croce Rossa. Una famiglia olandese sta rientrando verso casa dopo aver speso le ferie in Dalmazia. «È la prima volta che veniamo in questa parte d’Europa e non ci aspettavamo di trovare così tanto traffico». Non sanno niente degli incidenti, quando apprendono che l’autista di un camion è morto, si guardano intorno sbigottiti. Claudio e Fabio sono triestini e sono incastrati nel traffico come tutti gli altri. «Sulle tabelle non era indicato un bel niente», dicono in coro prima di esprimere la loro temporanea soluzione a criticità di questo genere. «Dovrebbero almeno far defluire e, per rispetto degli automobilisti, non far pagare il tratto percorso». Sono trovate personali, certamente, anche se forse non sarebbe poi così sbagliato. Smilian e Senca da Fiume stanno andando a Gardaland. «L’ultima volta che siamo passati di qui era tutto normale. Cos’è successo?».

È successo che alcuni camion sono sbandati, che un povero autista ceco non tornerà a casa dalla sua famiglia e che migliaia di persone hanno vissuto una giornata al limite dell’apocalisse. L’ennesima, su questa autostrada in attesa di quella terza corsia che, come afferma Susi nell’autogrill di Gonars, «doveva essere realizzata trent’anni fa». Ed invece stiamo ancora aspettando.

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