Monfalcone, patto fra natura e sviluppo nello stagno Enel del Lisert VIDEO

L'area naturale del laghetto Enel è praticamente inaccessibile e ormai ospita numerose specie di fauna e flora (Fotoservizio di Katia Bonaventura)

Viaggio nell’oasi rinaturalizzata nascosta tra binari del raccordo e Adriastrade Pullula di specie protette tra cigni, aironi e tuffetti. Poco lontano c’è il canneto

Al Lisert un laghetto nascosto: è lo stagno Enel

MONFALCONE Patto tra natura e sviluppo. Lo stagno Enel esiste ed è una realtà sorprendente, incastonata com’è tra alcune grandi aziende dell’area industriale del Lisert e i binari ferroviari che la servono. I convogli che li percorrono, però, non sembrano un disturbo per la ricca avifauna che ha trovato un’oasi di quiete tra insediamenti produttivi e porto nello specchio d’acqua dolce nato in modo del tutto artificiale assieme alla zona industriale.

Benché il retro della società Adriastrade non sia distante e a ovest si stagli la sagoma del grande capannone di Cimolai, lo stagno appare ben protetto dall’intrusione umana. Intanto perché individuarlo e raggiungerlo non è affatto semplice. Dopo aver studiato qualche immagine dall’alto e imboccato la traversa di via Timavo prima dello stabilimento Cimolai, si procede a fianco del perimetro del porto imboccando poi quella che pare di fatto l’unica via di accesso allo specchio d’acqua dolce: i binari che dallo scalo procedono in direzione del canale Locovaz.


Flora. Attorno la vegetazione ha preso il sopravvento. C’è il canneto, ma ci sono anche robinie e pioppi e un ampio tratto della sponda sul lato meridionale, quello appunto raggiungibile percorrendo il raccordo ferroviario, è protetto dai rovi delle more. Una barriera impenetrabile che solo procedendo in direzione del Locovaz cede il passo, permettendo di affacciarsi sullo stagno, come fanno regolarmente gli ornitologi che qui hanno certificato la presenza di specie altamente protette. Come la Moretta tabaccata, il Falco di palude, il Tarabuso o lo Svasso cornuto.

Cigni. In periodo estivo, riconoscibili anche da chi non ha una formazione specifica, nello stagno sfilano famiglie intere di cigni. Disturbati, dal riparo dei rami caduti lungo la sponda, si allontanano verso il centro dello specchio d’acqua cinque esemplari immaturi, anche se ormai di discrete dimensioni. Il piumaggio ancora tra il grigio e il marrone è perfetto per garantirne la mimetizzazione fino a quando non saranno delle dimensioni dei loro genitori e potranno quindi spostare la loro sagoma candida all’esterno della cassa di colmata, in mare. In acqua chiacchierano anche dei tuffetti, mentre la livrea bianca di un airone si staglia sullo sfondo. Non sono le uniche presenze dello stagno Enel che in inverno, nel periodo della migrazione, diventa un luogo imperdibile, almeno per gli appassionati. Come del resto la vicina porzione protetta della cassa di colmata del Lisert, dove lo scorso febbraio sono comparsi i fenicotteri (i più settentrionali d’Italia) assieme alle gru cinerine.

Aironi, grilli, libellule. Attorno intanto in questo periodo volano tantissime libellule, mentre nel canneto si sentono frinire i grilli. Si tratterà anche della Zeuneriana marmorata, il grillo a rischio estinzione presente al Lisert e in soli altri quattro siti al mondo (tutti concentrati tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia)? Forse.

Certo è che la natura, sacrificata a partire da inizio Novecento e, poi, in modo più massiccio dagli anni Sessanta all’industrializzazione del Paese, al Lisert si sta prendendo una bella rivincita. O quanto meno sta dando dimostrazione della capacità estrema di adattarsi, sfruttando le opportunità, come quella offerta dall’allagamento di una porzione della cassa di colmata o dalla presenza di uno specchio d’acqua artificiale come lo stagno Enel.

Biodiversità. E così il Lisert oggi è una zona industriale-portuale e un polo della nautica da diporto, dove lavorano migliaia di addetti, ma anche un vero “hot spot” della biodiversità. Il motivo? Nell’area del Lisert si può osservare la successione di diversi habitat, dal mare agli specchi di acqua salmastra e dolce della cassa di colmata (che è in parte Sito d’importanza comunitaria), il bosco umido, il canneto, le sponde del Timavo, le polle di risorgiva fino alle praterie aride del Carso e il bosco carsico. Il Lisert, oltre alla presenza delle Terme romane, prima dello sviluppo industriale, ospitava coltivazioni di riso e fin dopo l’ultima guerra era pascolato a bovini, sulle isole e nella palude circostante. Ora cerca un nuovo equilibrio, tra industria e ambiente.
 

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