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Piano di salvataggio per Pirona: si fa avanti il “re” dei panifici

Il titolare della catena Il Pane quotidiano in campo per rilevare l’attività e ricomprare gli arredi originali. Trattative già avviate con Banca Unicredit, proprietaria dei muri

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TRIESTE Un’offerta concreta per salvare l’antica pasticceria Pirona e portarne avanti la gloriosa tradizione. A lanciarla l’imprenditore Paolo Fontanot, titolare della nota catena triestina di panifici “Il Pane Quotidiano”, nonché presidente della categoria dei panificatori di Confartiginato.

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Fontanot, dopo aver seguito le tappe della vicenda - tra voci di vendita all’estero degli arredi originali e possibili trasformazioni radicali degli spazi di Barriera -, e aver assistito alla levata di scudi da parte di tanti triestini, decisi a difendere quell’autentico gioiello, ha scelto di entrare in partita.

«Ho manifestato alla proprietà dell'immobile e a quello degli arredi il mio interesse a riavviare l'attività di quello storico locale, dando la mia disponibilità all'investimento - conferma Fontanot -.

Sarei veramente orgoglioso e contento di poter gestire e rilanciare un pezzo tanto importante della storia di questa città. Spero quindi che la mia proposta possa essere accolta».

A Trieste sparisce la pasticceria di Joyce

Chi vuole aprire un dialogo per rilevare Pirona, oggi non deve trattare né con la famiglia De Marchi, definitivamente uscita di scena, né con altri fantomatici acquirenti o affittuari, risultati infatti del tutto inesistenti. Deve invece rivolgersi a Banca Unicredit, attuale proprietaria dei muri, l’unica a poterli dare in affitto o in vendita.

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Per gli arredi, acquistati al prezzo di 35mila euro, invece la trattativa va intavalota con la Fondazione CRTrieste. Fontanot ha già espresso la volontà di riacquistare gli antichi arredi, per i quali è già iniziato l'iter di vincolo da parte della Soprintendenza.

E non è escluso che la stessa metta a breve vincoli anche la destinazione d’uso del locale tanto amato da Joyce.

«Quando ho letto del rischio che correva la pasticceria, sono rimasto veramente amareggiato, - dichiara Fontanot -. Non si possono buttare via cose uniche come quella, veri patrimoni della città-. Il mio progetto è quello di far refrigerare tutte le vetrine esterne per esporre piccola pasticceria decorata ad arte.

Inoltre vorrei sistemare all'interno della pasticceria un forno in ghisa e ferro battuto Michae Wenz del 1919 per proporre ai clienti il pane caldo, appena sfornato». Per il resto Fontanot intende portare avanti la tradizione Pirona, con i dolci tipici e la caffetteria.

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Fontanot, 45 anni, ha iniziato a fare il panettiere quando aveva appena 14 anni e oggi guida una società titolare di sei punti vendita: in Strada della Rosandra, in viale XX Settembre, in via Settefontane e di altri due in via Giulia. Ha contribuito anche al rinnovo di Cremcaffè di piazza Goldoni oggi gestito da un altro imprenditore.

Esiste la possibilità, però, che debba vedersela con altri concorrenti. Fontanot, infatti, non sarebbe l'unico ad aver preso informazioni in questi giorni sulle condizioni per rilevare Pirona. Almeno altri due imprenditori, secondo i bene informati, starebbero valutando la possibilità di investire su quel locale, pur non essendo ancora usciti allo scoperto.

Il fatto che le trattative ora vengano gestite direttamente da un istituto bancario, senza intermediari e buonuscite ha riacceso l'interesse.

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Di qui anche l’ottimismo manifestato nei giorni scorsi da diversi esponenti del mondo politico - in testa il consigliere comunale Piero Camber -, oltre che della cultura come Renzo Crivelli: il salvataggio di Pirona oggi come oggi appare possibile.

Spetterà ora alla banca proprietà dell'immobile raccogliere le diverse manifestazioni di interesse e stabilire quale progetto imprenditoriale dà maggiori garanzie alla pasticceria Pirona.

Oggi, passeggiando in largo Barriera, ci si imbatte in un locale chiuso, con la vecchia insegna coperta con della plastica nera e le scritte sulle vetrine nascoste con del nastro adesivo. Il nome Pirona, di fatto, non si legge più.

Tanti turisti, non aggiornati sulle vicende della pasticceria, si spingono comunque fin lì, guardandosi attorno meravigliati e chiedendo spiegazioni ai commercianti vicini. Nessuno è entrato o uscito da quei locali in questi ultimi giorni.

Sembra non esserci stato nemmeno lo sgombero delle suppellettili che abbellivano il banco e il mobilio retrostante. Nel laboratorio ci sono ancora gli antichi macchinari dell'inizio Novecento, tutti perfettamente funzionanti. E in attesa di tornare a sfornare bontà come quelle adorate dall’autore dell’Ulisse.

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