Trieste, monte Grisa in bolletta per l’impianto audio

Il tempio mariano di Monte Grisa presto avrà un nuovo avvenieristico impianto audio

Spesi 200mila euro per sistemare l’acustica del tempio. Ma i soldi non ci sono. Padre Moro: «I triestini mi aiutino»

Monte Grisa di nuovo in bolletta. A un anno esatto dall’appello di padre Luigi Moro - all’epoca a caccia di oltre mezzo milione di euro per la ristrutturazione di banchi, pavimento e organo, con la doratura di bronzi e suppellettili -, dal santuario si alza un altro Sos. Stavolta il rettore del tempio mariano chiede soldi per l’impianto audio. «Mi rivolgo al buon cuore dei triestini - dice il prete - bisogna trovare la somma. La Parola di Dio si deve ascoltare bene…».



L'appello per la colletta. La parola di padre Moro, intanto, si fa sentire eccome: serve una colletta di circa 200 mila euro, tanto costa il sistema che sta per essere ultimato all’interno della chiesa. L’apparecchiatura è digitale, ultramoderna, studiata per insonorizzare le ampie navate di Monte Grisa. I lavori sono quasi finiti e tra un po’ arriverà il conto della ditta. «L’impianto è necessario - spiega - perché la gente si lamenta sempre che non capisce le letture e le prediche. Purtroppo qui c’è un eco di otto secondi, allora ho dovuto veramente mettermi sotto e risolvere il problema. Ho contattato la stessa impresa intervenuta a San Giusto, la Elettrica friulana».

L’operazione, assicura il rettore, ha il placet dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi. «Gli ho fatto capire a che i fedeli non sono contenti e che non si possono lasciare le cose così - racconta padre Luigi - lui mi ha risposto che siamo in difficoltà economica, che non si può. Eh, ma io gli ho ribattuto che ormai abbiamo sistemato tutto. E visto che abbiamo fatto trenta, si può fare trentuno. Quindi mi sono imbarcato in questa nuova avventura».



Il problema-fondi. Il nuovo sistema copre tanto la chiesa superiore quanto quella inferiore, esterni compresi. Ma nella parte sottostante l’apparecchiatura servirà anche per i convegni. «E pure per le processioni - aggiunge Moro - tra maggio e ottobre viene sempre tanta gente». Ma il problema, analogamente a luglio dell’anno scorso, sono i fondi. «Eh, lo so - commenta il sacerdote - i soldi io non li ho. Non so come fare. Ho detto all’azienda di rimanere in attesa, che io quattrini non ce li ho e devo trovarli da qualche parte. Il titolare, gentilissimo, ha accettato. Quindi non mi prenderà per il collo. Adesso però devo bussare alle porte dei triestini, mi rivolgo ancora una volta alla loro generosità - continua il rettore - perché il santuario aveva bisogno di dotarsi di un nuovo impianto per poter annunciare alla gente la Parola di Dio. Chi può aiutare padre Luigi per sponsorizzare questo progetto - osserva ancora - è ben accetto. Anzi, sarà ricordato in modo imperituro, qui, con qualche significativo memoriale in onore dei benefattori».



È stato così pure a luglio dell’anno passato: allora il sacerdote aveva promesso, urbi et orbi, un’incisione su un’epigrafe in marmo a chiunque avesse messo mano al portafoglio con elargizioni superiori ai mille euro. «Vorrei che la città comprendesse che questa opera del Guacci, forse un po’ troppo avveniristica, è un simbolo per Trieste - ammonisce il sacerdote - la piramide è simbolo di trascendenza. Il coacervo dei triangoli della facciata rappresenta la complessità, la pluralità mitteleuropea. Il guscio di cemento armato invece richiama all’unità. È bellissimo. Ringrazio il Signore che la gente l’anno scorso mi ha aiutato e così, grazie alle decine di triestini che hanno partecipato, siamo riusciti a ripianare i debiti. Ho messo pure soldi di tasca mia. Dai che ce la facciamo anche stavolta».
 

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