Trieste, l'ira di Roma: «Da Parigi nazionalismo inaccettabile»

Cantieri navali

Martedì il ministro francese sarà da Gentiloni per tentare una difficile ricucitura. La telefonata del capo dell’Eliseo: «Il gruppo di Bono avrà grande spazio»

Lo scontro. Il muro contro muro è concreto. La Francia ha di fatto nazionalizzato i cantieri francesi di Saint Nazaire bloccando l'acquisizione di Fincantieri di Ftx. Ma, contemporaneamente, il presidente francese, Emanuel Macron ha chiamato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per cercare di ricucire e minimizzando la scelta con ragioni tecniche. Un modo, si ragiona in ambienti politici italiani, per riavviare la partita complessiva con Roma. L'irritazione Italiana rimane, come dimostra la dura nota diffusa dai ministri dell'Economia Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Carlo Calenda, a mercati chiusi, il cui tono era stato concordato con Palazzo Chigi. La scelta di Parigi viene considerata incomprensibile visto che prima la società era per il 66% coreana e visto che mette in pericolo un progetto industriale concreto ed europeo, una parola chiave anche in Francia. Ma la partita non appare chiusa.

Il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda


Come negli scacchi l'Italia è ora in un orgoglioso arrocco e alla Francia spetta la prossima mossa. La decisione francese azzera le scelte e gli impegni presi negli ultimi mesi. E la scelta è stata fatta sicuramente per ragioni interne: qualcuno ipotizza che serva ad ammorbidire i rigidi e fortissimi sindacati dei cantieri in vista del varo di un jobs act alla francese. Parigi forse non si attendeva una risposta italiana così dura, ma certo erano chiare le possibili conseguenze nella dialettica tra Italia e Francia. Confronto che riguarda anche altri dossier, come quello degli hot spot in Libia. Macron, del resto, ha preso il telefono e chiamato Gentiloni affrontando per primo proprio il tema libico, per ribadire la necessità di una massima collaborazione con l'Italia. Gentiloni ha annuito su questo tema.

Il premier Paolo Gentiloni


Su Fincantieri nella telefonata si sono registrate le due diverse posizioni. L'Italia ha parlato con il comunicato di Padoan e Calenda. Una nota durissima che parla di «decisione grave» e nella quale viene messo in risalto che «nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei».

Tentativo di dialogo. Ma da parte dei francesi c'è il tentativo di voler riannodare il filo del dialogo, spiegando la scelta con ragioni tecniche per avere un momento di pausa e riavviare la discussione su una nuova trattativa in vista dell'incontro di martedì. Si vuole, insomma, continuare a negoziare con Fincantieri.

Una posizione ritenuta responsabile dal premier italiano che - si apprende - ha rimarcato con fairplay il punto di vista italiano. Il confronto con la Francia, che ha animato anche il dibattito politico, certo potrebbe creare anche qualche fibrillazione interna in Italia: non ha caso il segretario del Pd Matteo Renzi ha cancellato una intervista programmata con Radio Anch'Io - ha fatto sapere - per evitare proprio di polemizzare con il governo considerato troppo morbido con i francesi.

Il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan

Chiesto un incontro. Ora l'attesa è per l'incontro di martedì, richiesto dal ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, a Padoan e Calenda. La posizione italiana è nota. Non si comprende come sia possibile che senza alcun problema la società Stx fosse prima controllata al 66% dalla Corea e ora invece non possa avere una maggioranza italiana. Una maggioranza che serve per avere una gestione chiara. «Attendiamo la proposta che ora ci faranno i francesi», dicono nei due ministeri. Ma certo, spiegano, l'impegno di quasi 80 milioni messo da Fincantieri, che è una società pubblica, si spiega solo se si crea un gruppo a guida italiana in grado di confrontarsi nel difficile scenario internazionale della cantieristica.



«Ovviamente la posizione è quella che il governo ha espresso, non si muove di un millimetro. Riteniamo che ci sia un progetto serio che è quello di Fincantieri, un progetto che prevede il 51%»: così il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. «Non accettiamo diktat e ultimatum, - ribadisce - sia per una ragione di sostanza, perché abbiamo bisogno di quella percentuale per governare bene il cantiere e dall'altro lato non per una ragione di orgoglio nazionale. Rispondere a nazionalismo con nazionalismo non funziona».
 

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