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La crisi dell'8 per mille "cattolico" in Fvg

I contribuenti della regione tra i meno “generosi” nei confronti del Vaticano. Crescono le donazioni a valdesi e buddisti

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TRIESTE. La Chiesa cattolica, anche se meno di prima, continua a fare la parte del leone. Ma in fondo alla classifica, ed è una novità, spuntano i buddisti: quasi 3mila contribuenti del Friuli Venezia Giulia hanno siglato l’8 per mille del gettito Irpef a favore dell’Unione Buddhista Italiana. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto il riparto (erogato nel 2017) del contributo tributario allo Stato e alle confessioni religiose in base alle scelte degli italiani sui redditi del 2013. Si tratta complessivamente di oltre 1,2 miliardi di euro sulla base dei 18,3 milioni di scelte espresse valide su poco meno di 41 milioni di contribuenti.

 

I BENEFICIARI DELL'8 PER MILLE IN FVG E IN ITALIA



Alla Chiesa cattolica sono andate più di 8 scelte su 10 (81,2%), che si traducono in 1,038 miliardi. In Fvg - 395.320 scelte valide, il 42,3% dei 934.683 contribuenti 2013, gli importi non sono stati però comunicati - il dato è inferiore: non si va oltre il 74,9% delle indicazioni per la religione di Stato (il 31,7% sul totale dei contribuenti, a livello nazionale siamo al 37%), con il 10,8% perso rispetto all’85,7% del 2008. Il trend è risultato in costante calo da quell’anno fino al 2015, con una risalita nel 2016 (74,6%), confermata nel 2017. Sotto il Fvg per adesioni all’8 per mille pro cattolici si collocano solo tre regioni: la Toscana (70,8%), la Liguria (71,2%) e la Valle d’Aosta (73,3%). Le prime tre regioni sono, dall’altra parte della graduatoria, la Sicilia (92,6%), la Puglia (92,5%) e la Calabria (91,9%).

Chi si avvantaggia della diminuzione di scelte Fvg per la Chiesa cattolica? Lo Stato (18,7%, ma nel 2016 si era toccato il 19,2%) e la Chiesa Evangelica Valdese (3,7% contro il 4,1% di un anno fa), che evidenziano gli incrementi maggiori: rispettivamente +7,7% e +1,9% dal 2008 a oggi. Da rilevare che nel 2012 sono state stipulate intese con l’Unione Cristiana Evangelica Battista, la Chiesa Apostolica e l’Arcidiocesi Ortodossa. L’anno successivo la possibilità di destinare l'8 per mille è stata estesa anche all’Unione Induista Italiana e all’Unione Buddhista Italiana; quest’ultima risulta al quarto posto in regione (e anche in Italia) con quasi 2.949 scelte espresse, e dunque in sorpasso sull’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (2.375).

A scendere nella ripartizione delle scelte Fvg si trovano la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (1.681), l’Arcidiocesi Ortodossa (957), l’Unione Induista Italiana (776), l’Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno (691), le Assemblee di Dio in Italia (528), l’Unione Cristiana Evangelica Battista (432) e la Chiesa Apostolica (312).

Il sistema di finanziamento alla Chiesa cattolica, introdotto dalla legge 222 del 20 maggio 1985, “Norme sugli enti e i beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico al servizio delle diocesi”, trae le sue origini dall’esigenza di rivedere radicalmente gli impegni finanziari dello Stato nei confronti della Chiesa cattolica, nonché dall’intenzione di proporre un sistema che potesse essere esteso anche alle altre confessioni religiose che avessero stipulato un’Intesa con lo Stato italiano. La consistenza del dato contabile, e cioè l’ammontare dell’importo da ripartire tra lo Stato e le diverse confessioni religiose, è sempre proporzionale (appunto 8 per mille) all’importo che lo Stato incassa a titolo di Irpef e la sua ripartizione è collegata alla volontà dei contribuenti che in sede di dichiarazione annuale dei redditi esprimono, senza alcun obbligo, la propria scelta per la destinazione dell’importo complessivo (e non la destinazione dell’importo da essi pagato a titolo di Irpef). Se i contribuenti non firmano, e quindi non indicano la propria scelta, l’8 per mille dell’Irpef viene comunque destinato allo Stato e alle confessioni religiose e la ripartizione dei fondi avviene in rapporto alle “scelte espresse” (la quota non attribuita, proporzionalmente spettante alle Assemblee di Dio in Italia e alla Chiesa Apostolica in Italia, è devoluta alla gestione statale).

All’articolo 48 si prevede in particolare che le quote raccolte siano utilizzate dallo Stato «per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali, e ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all'istruzione scolastica»; dalla Chiesa cattolica «per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo». Per le altre confessioni religiose le destinazioni sono «interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all’estero». In alcuni casi anche per «sostentamento dei ministri di culto».

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