Il parroco di Staranzano: «Il vescovo si pronunci sullo scout gay»

L'unione civile tra Marco Di Just e Luca Bortolotto

Don Fragiacomo chiede alla curia una posizione sull’educatore che ha sposato il compagno

STARANZANO. «Il vescovo non decide, non risponde nel merito e in questa situazione mi sento esautorato dalla mia autorità di parroco. Credo perciò che Di Just, non avendo altre indicazioni, continui a fare l’educatore scout e potrebbe andare anche al campo scout estivo con i ragazzi del Clan».

Staranzano, l'unione civile tra Marco e Luca che ha fatto arrabbiare il prete

Continua il braccio di ferro tra parroco di Staranzano don Francesco Fragiacomo e la Curia arcivescovile di Gorizia sulle nozze gay, diventate poi un caso sulla stampa nazionale, celebrate a giugno in municipio dal sindaco Riccardo Marchesan tra un capo scout del gruppo Agesci di Staranzano, Marco Di Just e il suo compagno Luca Bortolotto, consigliere comunale.

Una vicenda che poi si è ingarbugliata, non ancora chiarita neanche dopo l’intervento dell’arcivescovo monsignor Carlo Maria Redaelli, che aveva rotto il silenzio dopo oltre un mese sull’unione civile che continua a dividere il paese. Manca, infatti, nell’intervento del prelato soprattutto il sostegno al parroco che aveva chiesto all’educatore per coerenza, di fare un passo indietro dalla sua posizione.

«Ho constatato dopo quanto è successo che il capo scout in questione – afferma con amarezza don Francesco – essendo libero da ogni imposizione, prosegue il suo servizio. Per questo motivo ieri ho mandato un mio documento a Gorizia chiedendo delle precisazioni».

Il parroco, inoltre, ha deciso di postare su Facebook il suo lungo intervento (del quale ha già avuto l’appoggio di diversi cittadini) per far conosere la strana situazione che si è creata a Staranzano che continua a generare conflitti.

«L’intervento si trova sulla pagina mia personale e della parrocchia alla portata di tutti – dice – anche perché alcuni parrocchiani mi chiedevano spiegazioni e qualche chiarimento dopo l’intervento del vescovo Redaelli. Il documento l’ho inviato alla Curia e per conoscenza ai sacerdoti della diocesi».

L’Agesci nazionale, infatti, aveva dribblato il problema, rimandando la decisione del tutto al parroco e ai responsabili della locale associazione cattolica. Il post comincia con questo quesito: «Se viene a confessarsi un uomo che dichiara di avere rapporti omosessuali con il suo compagno con cui convive.

Mi chiede un consiglio riguardo i suoi atti: li deve considerare peccati o no? Personalmente devo dire che mi risulta davvero difficile ritenere che sia secondo il disegno e il volere di Dio un rapporto sessuale tra due uomini».

Oppure, «Scegliere un’attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale».

Don Francesco cita, poi, nel documento alcuni riferimenti agli scritti del Magistero sul tema come, ad esempio, il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 2357 che dice: «Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale.

In nessun caso possono essere approvati. C’è poi da pensare concretamente alla cura – aggiunge il parroco – cioè al cammino pastorale nella nostra comunità. Come si procede? Chi concretamente accompagna e prende le decisioni opportune? Come cita il Codice del Diritto canonico al numero 305, tutte le associazioni dei fedeli sono soggette alla vigilanza dell’autorità del vescovo».

Il parroco non si arrende, ma spera che vescovo convochi una volta per tutte gli interessati, cioè il parroco e i capi scout e prendere una decisione pastorale. «Finora non sono stato invitato a nessun incontro. La normativa –ricorda don Francesco – dice che ogni associazione cattolica deve far riferimento al vescovo al parroco locale. Ma la responsabilità, ripeto, è in mano al vescovo che ha il dovere morale e canonico di vigilare su ogni situazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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