Summit Balcani, a Trieste 1.400 agenti e 115 telecamere

In piazza Unità l’imponente sistema di sicurezza in atto già testato al G8 e al concerto di Vasco Rossi

TRIESTE. Centoquindici telecamere puntate su piazza Unità e dintorni. Centoquindici occhi che monitorano palazzi, vie, alberghi e persone. Gli impianti sono collegati con i venti monitor della centrale operativa interforze della Questura e, a Roma, con il Capo della polizia. Il “cervello” della sicurezza, messo in piedi per questo summit, sta lavorando da ieri a pieno ritmo.

 

Trieste blindata per il summit dei big

 

L’area del vertice internazionale è controllata non solo con i dispositivi fissi, già presenti in centro o posizionati appositamente per l’evento, ma pure con quelli mobili. Si tratta di semplici smartphone in mano agli agenti, “geolocalizzati” e connessi con la base, che perlustrano costantemente ogni centimetro della piazza. Le immagini, oltre che trasmesse in diretta alla centrale interforze, sono pure registrate. Il sistema, che comprende anche un drone e gli elicotteri che stanno sorvolando lo spazio aereo, è stato testato recentemente sia al G8 di Taormina che al concerto di Vasco Rossi a Modena.

 



«Il dispositivo in atto sta funzionando bene – spiega il questore di Trieste Leonardo La Vigna – la tecnologia che abbiamo attivato è ingente e ci permette di seguire attimo dopo attimo la cronaca di quello che accade e, se necessario, di rivedere le sequenze». Massiccio pure il dispiegamento di uomini: il numero, in queste ore, da 1.000 è salito a 1.400. Un migliaio i rinforzi esterni. A Trieste in questi due giorni sono presenti tutti i corpi possibili: i Reparti mobili della polizia, i Battaglioni dei carabinieri, i Baschi verdi della Guardia di finanza, la Polizia stradale, la Digos, la Polizia scientifica, il Reparto di prevenzione crimine, le Unità cinofili, i Nocs, i Gis, gli Artificieri, la Squadra nautica, il Reparto navale della Guardia di finanza, i tiratori scelti e i sommozzatori. A ciò si aggiungono pure la Polizia municipale, i Vigili del fuoco, la Capitaneria di Porto, la Guardia forestale e il 118. Oltre, naturalmente, alle guardie del corpo dei Capi di Stato di governo e dei ministri. Sono 60 le personalità scortate.

 



«Alcuni uomini non sono naturalmente visibili – spiega il questore – ma sono posizionati nei punti individuati o sono pronti per le emergenze». «Lo sforzo organizzativo è notevole – commenta Leonardo Boido, capo di gabinetto della Questura e coordinatore della sala operativa interforze – auspichiamo che tutto si svolga per il meglio».

La centrale ieri pomeriggio ha seguito l’atterraggio del ministro degli Esteri Angelino Alfano. «La scorta è dei carabinieri – precisa ancora il questore La Vigna – il sistema ha consentito di darci in diretta l’esatta posizione del corteo di auto fino all’arrivo in piazza Unità». La presenza degli agenti e delle camionette delle forze dell’ordine, oltre a quelle delle troupe televisive (300 i giornalisti accreditati per il summit), era già visibile nel centro cittadino fin da ieri mattina.

 



Anche perché dalle 13 sono partire le misure straordinarie per la viabilità. I divieti di sosta, estesi per l’intera giornata di oggi, riguardano in buona sostanza il perimetro attorno a piazza Unità. I mezzi che non sono stati spostati, scooter compresi, vengono rimossi. Al momento non si registra nessun particolare disagio al traffico, se si esclude qualche piccolo ingorgo di tanto in tanto all’incrocio tra via Cadorna (sbarrata) e via Venezian. Ma dalle 7 scatta il transennamento. È la “zona rossa” con divieto di transito pedonale, accessibile solo con i pass dai residenti e da chi lavora in quell’area. Ma quanti terranno aperta la propria attività durante il summit? «Alcuni chiudono, alcuni continuano – fa sapere Bruno Vesnaver, presidente provinciale della Fipe – non si fermano soprattutto i locali che avranno a che fare con le delegazioni, anche perché in quella zona passeranno pochi triestini. Cene di lavoro e di affari, ad esempio, in questi giorni sono state disdetti. I negozi di abbigliamento, chiaramente, resteranno senza clienti. Questo è certamente un danno, per quanto messo in preventivo, che speriamo si possa recuperare con i benefici in termini di immagine che dovrebbero derivare da questo vertice internazionale».

Non mancano le polemiche. La Fipe critica la scelta di assegnare i catering per i leader e le delegazioni a due società non esattamente locali, la Coquina Floreani di Porcia e la Gastronomica friulana di Cividale. «Scelta sbagliata – sottolinea Vesnaver – sono due imprese che vengono da fuori Trieste. È l’ennesima occasione persa per la nostra città, visto che anche qui abbiamo ristoratori validi in grado di preparare caffè, pranzi e cene ai potenti del mondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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