Gorizia, la rivolta delle panchine si svolge fra pochi intimi - FT

Renato Fiorelli mentre raggiunge la “sua” panchina

All’inizio si presenta una trentina di cittadini, ma rimangono a dormire all’addiaccio solo in due. Fiorelli: «Persa un’occasione ma ritenteremo» 

GORIZIA “Vai avanti tu che mi vien da ridere”. È il titolo di un film commedia del 1982 diretto da Giorgio Capitani. Ma descrive alla perfezione la situazione, per certi versi kafkiana, che si è venuta a creare sabato notte.

La rivolta delle panchine, infatti, si è svolta fra pochi intimi, nonostante - alla vigilia - in tanti (ma solo a parole) avevano plaudito alla manifestazione, utilizzando definizioni altisonanti come “battaglia di civiltà” o “battaglia per i diritti”.

Si potrebbe sfoderare anche una frase proverbiale della lingua italiana quale “Armiamoci e partite” per descrivere, con poche efficaci parole, quanto è accaduto. Sabato notte, infatti, hanno dormito al parco della Rimembranza in due: Renato Fioreli,leader storico dei Verdi e mente dell’iniziativa, e Guido Trani, suo fedele collaboratore. Tertium non datur.

E dire che la serata sembrava essersi messa nel verso giusto per l’organizzatore. Sembrava. Subito dopo le 23, alla spicciolata, si sono raccolte una trentina di persone. Chi ad ascoltare in silenzio le motivazioni dell’azione non violenta, chi ad appoggiare (solo verbalmente) Fiorelli, chi (anche) a contestare con toni rimasti, tutto sommato, nei limiti dell’educazione. O quasi.

«L’elemento grave è che, sin dall’amministrazione comunale precedente, non si è mai voluto prendere in considerazione queste persone. Sono sempre state tenute ai margini. I richiedenti-asilo ci sono, esistono ma non si è mai voluto conoscerli», l’atto d’accusa di Fiorelli.

«E ora si continua su questa strada. Il nuovo sindaco Ziberna vuole emanare un regolamento per il decoro urbano impedendo ai richiedenti-asilo di dormire all’addiaccio? Noi lo contestiamo attraverso un’azione diretta non violenta che è è un prendere su di sé una responsabilità personale per realizzare il cambiamento».

Alla manifestazione non hanno partecipato esponenti politici di centrosinistra. Nessuno. Nemmeno Andrea Picco che aveva lasciato aperta la porta a una sua eventuale partecipazione. «Più tardi - racconta Fiorelli - è arrivato Roberto Criscitiello di Sinistra Unita. Si è fermato un po’ con noi, poi se n’è andato».

Tutto si è svolto sotto lo sguardo discreto di due agenti della Digos. Poco prima, una volante della Polizia aveva attraversato il Parco della Rimembranza dando un’occhiata qua e là ma senza intervenire e senza fermarsi.

Poi, attorno alla mezzanotte, l’annuncio: si va a dormire. Renato Fiorelli, organizzato di tutto punto, ha steso alcuni cartoni sulla panchina, ha tolto le scarpe, si è disteso e si è coperto con un plaid. Ma la sua azione non ha trovato imitatori. Solo Guido Trani, orgogliosamente senza cartoni e senza coperte, si è sistemato alla bell’e meglio su un panchina posta pochi metri più in là.

Alla spicciolata, mentre si spegnevano le luci dei negozi e dei bar aperti “per saldi”, tutti i partecipanti si sono allontanati, lasciando che l’azione non violenta avesse soltanto due interpreti.

Fiorelli, la mattina dopo (ieri), era già al lavoro nella sua edicola vicino al mercato coperto. Felice ma anche un po’ deluso. «Il clima era molto umido ma noi abbiamo portato in fondo la nostra azione non violenta - il suo resoconto -. Alle 5.45 è venuto don Alberto De Nadai che ci ha portato il caffè.

Che dire? Non mi aspettavo folle oceaniche ma pensavo che, comunque, qualche persona in più dormisse nel parco assieme a noi. È stata persa un’occasione. Purtroppo, a Gorizia, si verifica un blocco ogniqualvolta si tratta di opporsi a qualcosa».

Il leader dei Verdi non si dà per vinto. E annuncia l’intenzione, nelle prossime settimane, di ripetere l’azione diretta non violenta, sperando in un maggior successo. «Perché vogliamo che ne scaturisca una riflessione che porti a un ripensamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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