Gorizia, «Questura a pezzi, quasi quasi mi incateno»

Il fatiscente palazzo della Questura in corso Cavour

Il responsabile dell’ordine pubblico Lorenzo Pillinini: «La situazione è al limite. Non si può ridurre la Polizia ad operare in una struttura da terzo mondo».»

«Non vorrei dovermi incatenare per protesta al palazzo della Questura. La situazione è al limite. Non si può ridurre la Polizia ad operare in una struttura da terzo mondo».

Lorenzo Pillinini,questore di Gorizia, è arrabbiatissimo. Nonostante le tante pacche sulle spalle, la Questura continua ad essere ospitata nel fatiscente edificio di piazza Cavour. Gli spazi sono sempre più ristretti e il lavoro quotidiano si “disimpegna” tra ponteggi che sono posizionati anche davanti allo stesso ufficio del questore e all’interno di uffici, senza contare i muri scrostati e i pavimenti lacerati. «Del resto – allarga le braccia Pillinini – si tratta di uno stabile del 1500». Una situazione di grande precarietà e disagio.

Il questore di Gorizia Lorenzo Pillinini


Alternative possibili. Ma non è l’unica sede della Polizia. Oltre al palazzo della Questura, le cui condizioni sono degradate, la Polizia è dislocata alla caserma Massarelli, alla Casa Rossa (adue paqssi dal confine con la Slovenia) e nel palazzo del Genio civile di piazza San Francesco, vicino ai frati Cappuccini. L’optimum – scandisce con chiarezza il questore Pillinini – sarebbe di ottenere un edificio che abbia le caratteristiche per ospitare contemporaneamente tutti gli uffici, i servizi e gli sportelli della Polizia». In maniera tale da riunire tutte le sezioni e gli uffici.

L'ex Genio civile. E qui sta il nodo del contendere. Il palazzo è già stato individuato: è la sede dell’ex Genio civile, oggi Provveditorato alle opere pubbliche, di piazza San Francesco. Solo che c’è un problema. Un piano è occupato dal personale dell’ex Genio civile. «Non vogliono andarsene e questo è un problema – rimarca Pillinini –. È un palazzo disposto su più livelli. Noi abbiamo occupato già da tempo l’ultimo piano e abbiamo ottenuto dal demanio di distribuire il personale anche al pianoterra e al primo piano. Ma il secondo piano continua ad essere occupato dal provveditorato opere pubbliche (meno di dieci persone). Abbiamo chiesto il loro trasferimento in un’altra sede in maniera che possiamo occupare tutto il palazzo, svuotando l’attuale questura di piazza Cavour. Di questo argomento abbiamo investito la Regione che ha fissato una serie di riunioni per trovare una sistremazione alternativa al Genio Civile. Ma tutto è ancora fermo. Quel palazzo è come un panino». Gira e rigira la burocrazia è sempre sotto accusa per la sua lentezza.

La Caserma Massarelli (Gorizia)


Ma Pillinini è ottimista o pessimista? «Devo essere ottimista. Per forza. La vicenda deve dare a buon fine. Non è possibile che poche persone impediscano questo trasferimento. Non voglio sfrattare nessuno ma bisogna farsi parte diligente nel dire che la questura deve avere una sede dignitosa». E, questo è tra le righe, anche funzionale, mentre oggi i poliziotti sono disseminati per i palazzi della città.

La mappa. Oggi in piazza San Francesco sono ospitati la Polizia scientifica e il medico. «A breve procederemo con il trasferimento di altri settori. Dobbiamo soltanto attendere che si effettui il cablaggio degli uffici. Peraltro, la sede dell’ex Genio civile è perfettamente funzionale alle nostre necessità: c’è il parcheggio interno con i garage e ampi spazi utilizzabili». Una soluzione ottimale, insomma.

Aggiunge Pillinini: «Peraltro, il demanio non ha altre soluzioni da proporci, a meno che il Comune di Gorizia non metta mano e sistemi la caserma “Massarelli” alla Casa Rossa». Ma ci vogliono ingenti risorse finanziarie.

I sindacati. Nelle scorse settimane, su questo tema, si erano registrate le prese dei posizioni dei sindacati di polizia. A tuonare, in particolare, era stato Patrik Sione, segretario del Silp-Cgil, ma anche il Siulp aveva fatto sentire la sua voce. «Condizioni di lavoro inaccettabili», ormai sono tutti concordi.

«Quello della logistica è un problema che deve trovare uno sbocco, una soluzione – disse –. È puntellato il soffitto dell’ufficio del capo di gabinetto, ci sono ponteggi negli uffici della Digos e lungo i corridoi. Ci sono spazi sempre più ristretti dove il lavoro quotidiano si disimpegna tra pali di sostegno che sono posizionati anche davanti all’ufficio del questore. Qualche tempo fa lo definì “l’arco del trionfo della vergogna”, senza contare i muri scrostati e i pavimenti lacerati.

Una situazione difficile». Ma anche di pericolo, visto che può cadere in in testa da un momento all’altro un pezzo di intonaco a chi ci lavora. Una situazione simile di degrado l’avevano vissuta gli agenti della caserma di San Sabba, a Trieste. Gli spogliatoi era così fatiscenti che dovevano cambiarsi con il caschetto in testa.
 

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