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Trieste, il centrodestra blinda il bilancio: testo approvato all'alba

La maggioranza non presenta nemmeno un emendamento e rifiuta in toto quelli dell’opposizione. Protestano Pd e M5S. Bilancio varato ufficialmente alle prime luci dell'alba

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AGGIORNAMENTO. Questa mattina, 29 giugno, dopo una lunga maratona consiliare, è stato approvato il bilancio di previsione comunale 2017-2019 alle prime luci dell'alba. In tarda serata, al momento di chiusura dell’articolo, il dibattito era ancora in corso. I voti favorevoli sono quelli della maggioranza, quelli contrari delle opposizioni di centrosinistra e del M5S. 

Una discussione lunghissima e blindatissima ha accompagnato l’approvazione finale. Le linee portanti del documento, però, erano destinate fin da subito a restare immutate, visto che la maggioranza ha fatto due scelte ferree: non presentare emendamenti, non accettare quelli dell’opposizione. Scelta che ha suscitato la riprovazione del centrosinistra e del M5S, «svuotate il consiglio della sua funzione» – ha detto l’ex sindaco Roberto Cosolini, ma che è servita a rafforzare l’immagine di una maggioranza compatta e inamovibile.

Ecco in sintesi i numeri, già noti: l’esercizio finanziario 2017 chiude con 704 milioni di euro, di cui 359 dedicati al funzionamento dell’amministrazione. Per il prossimo anno la giunta prevede opere pubbliche a pioggia per 48 milioni di euro, vedremo poi quali fondi arriveranno: si parla ad esempio di 8 milioni sulle infrastrutture stradali, 18 milioni per l’edilizia scolastica e sociale. Tra gli strumenti utilizzati anche i 12 milioni (se non di più) derivanti dalla vendita delle azioni Hera. Per il sociale il bilancio prevede una spesa di oltre 15 milioni di euro.

La prima ora e mezza di dibattito è dedicata al primo emendamento, un testo del M5S che propone una correzione meramente formale di un passaggio (la citazione di una legge). Il capogruppo Paolo Menis illustra il testo, con il sostegno dei dem Giovanni Barbo e Cosolini. Il sindaco Roberto Dipiazza interviene per dire che «se alla fin fine l’emendamento serve soltanto alla purezza dell’atto amministrativo, la giunta non ha problemi a farlo proprio».

Il capogruppo Fi Piero Camber interviene però per dire che «di fatto l’emendamento è inutile», spiegando le ragioni tecniche per cui sostiene questa posizione.

Ne consegue che il testo non vien fatto proprio e nasce da lì un dibattito pressoché infinito. Nell’arco di un’ora il tema più dibattuto è se sia opportuno o meno perdere tanto tempo per discutere di una modifica di importanza marginale. L’assemblea dimostra così un certo gusto per il surreale, condito da momenti di urla e confronto vivace, che riportano in aula l’atmosfera antica delle venderigole e dei mercati cittadini. Fedele alla linea, la maggioranza alla fine decide di bocciare la proposta grillina.

Il dibattito quindi prosegue sugli altri temi, con la maggioranza sempre ferma sulle proprie posizioni. Commenta il sindaco Dipiazza: «Voglio ringraziare la mia maggioranza per non aver presentato emendamenti, è uno dei più bei gesti che potevano fare. Dopo un anno di lavoro sono stato gratificato da questa scelta: significa che hanno apprezzato quel che abbiamo fatto». Una posizione su cui non concorda Cosolini: «Capisco che c’è l’ordine di non accettare alcun emendamento. Ma qualche volta il buon senso può superare un ordine di scuderia. Il fatto che stiamo qui a discutere di un emendamento come quello del M5S, presentato giorni fa, con simili interruzioni, mi fa pensare che state facendo ostruzionismo».

Con la scelta di «azzerare gli emendamenti snaturate il ruolo del consiglio». Gli emendamenti presentati dall’opposizione sono in tutto 48. Alcuni di carattere prettamente tecnico, altri più politici. L’intenzione della maggioranza è in ogni caso quella di non accettarne nessuno. E infatti anche il confronto sui testi successivi procede sul medesimo andazzo: i consiglieri di opposizione discutono i loro testi mentre la maggioranza, tendenzialmente, sceglie di non rispondere (se non con dei motti dai banchi) e bocciare poi la proposta.

Assente in aula il capogruppo della Lista Dipiazza Vincenzo Rescigno, così come l’assessore al Turismo e allo Sviluppo economico Maurizio Bucci, più volte evocato in aula a causa della “latitanza” del celebre concorso Invento Trieste.

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