Gorizia, Ziberna: «Multe a chi dorme sulle panchine e nei parchi»

L'insediamento di Rodolfo Ziberna in Municipio

La prima mossa del sindaco sui migranti: «La città non è un bivacco»

Da ieri è il nuovo sindaco di Gorizia, l’undicesimo dal dopoguerra; da oggi non sarà più consigliere regionale, capogruppo di Forza Italia. La sua strapronosticata vittoria al ballottaggio (55,79% contro il 40,21% di Roberto Collini) è stata accolta con gli squilli di tromba. Tromba d’aria, però. Che ha messo in ginocchio Gorizia. Sicché per Rodolfo Ziberna la priorità è diventata il post maltempo. Il neosindaco si è affacciato ieri verso mezzogiorno in municipio proprio quando stavano uscendo gli assessori dell’ultima giunta Romoli. Ma per il nuovo esecutivo Ziberna sembra non avere fretta.

Sindaco Ziberna, lei a caldo ha dichiarato che le serviranno una decina di giorni per comporre la giunta. Come mai tanto tempo se aveva a disposizione 15 giorni, dopo il primo turno, per pensarci?


«Scaramanzia. Non abbiamo mai parlato di giunta fino al momento della vittoria».

D’accordo, però chi sostiene che lei avrà difficoltà ad accontentare le otto liste che l’hanno appoggiata non ha tutti i torti.

«Non sono io a dover decidere la giunta ma è la coalizione chiamata ad attivarsi. Entro la settimana avrò da tutte le liste una rosa di papabili. La studierò con calma e al massimo entro una settimana la giunta sarà definita. Quattro uomini e quattro donne. Non ho amici da accontentare. Scelgo le competenze».

Rodolfo Ziberna

Poi?

«Convocazione del Consiglio comunale entrò metà luglio e poi ferie. Per i consiglieri. Le vacanze sono un diritto. La giunta invece sarà al lavoro per tutta l’estate».

Qual è la prima mossa che intende avanzare sul problema dell’immigrazione, tema caldo in tutti i sensi a Gorizia?

«Chiederò un incontro con il prefetto, non per capire la situazione ma perché il prefetto conosca la mia posizione».

Che sarebbe?

«Se c’è un’emergenza io apro una caserma o una struttura per una notte. Non per la seconda però. Se mi dicono che l’emergenza potrebbe durare di più non l’apro nemmeno per la prima notte».

Avremo di nuovo gli immigrati che bivaccano nei parchi?

«Gorizia non è una città bivacco. Analizzerò il regolamento comunale e, se non incluse, prevederemo sanzioni a carico di chi bivacca nei parchi. Anche sulle panchine pubbliche faremo chiarezza».

Le vuole togliere?

«No, affatto. Metteremo accanto alle panchine cartelli bilingui, in italiano e in inglese, per spiegare che sulle panchine ci si siede e non ci si distende. Tanto meno si dorme. Il decoro è la cifra di una città».

La sua vicenda personale riflette la storia tutta giuliana dell’esodo. Questo essere “giuliano” si rifletterà sulla sua linea di governo? Guarderà più a Trieste oppure a Udine?

«La mia linea di governo si chiama pragmatismo. Gorizia è troppo piccola per scegliere dove guardare. Se parliamo della Sdag, ad esempio, guardiamo al sistema portuale e puntiamo a diventare il “retrobottega” del porto di Monfalcone. Ma per altre questioni guarderemo a Udine come a Nova Gorica. Da tempo si è provveduto a svellere la cortina di ferro, non c’è ragione per alimentare muri in testa. Lo dobbiamo, e ce lo chiedono, alle nuove generazioni, quelle nate post muro di Berlino».

In quali ambiti ritiene che si evidenzierà la discontinuità tra la giunta Ziberna e la giunta Romoli?

«Non c’è alcuna ragione per marcare una discontinuità con l’operato della giunta Romoli».

Al suo predecessore le opposizioni rimproveravano di convocare pochi consigli comunali. Con lei sarà diverso?

«Non spetta al sindaco convocare il consiglio comunale. In ogni caso io sono favorevole alle discussioni, anche sui massimi sistemi, purché ci siano ragioni fondate per farlo. Dalla discussione su temi generali spesso emerge un confronto costruttivo anche su argomenti locali. In questo senso bisogna saper distinguere i costi della politica, che vanno contenuti, con quelli della democrazia».

Facciamo un passo indietro. Parliamo della sua candidatura a sindaco. Non sembrava felicissimo di abbandonare il consiglio regionale?

«Non immaginavo che toccasse a me candidare. Toccava anche a me invece individuare un candidato che rispettasse tre regole basi: che fosse condiviso dalle liste della coalizione, che fosse in grado di intercettare consensi e che avesse esperienza amministrativa. Alle fine c’è stata una convergenza sul mio nome».

Anche della Lega Nord?

«Assolutamente».

Due facce della stessa medaglia. Da una parte lei è stato uno dei candidati del centrodestra tra i comuni capoluogo ad aver ottenuto il miglior risultato al ballottaggio; dall’altra deve fare i conti con un astensionismo diffuso. Come recuperare quelli che lei ha chiamato gli indifferenti?

«L’indifferenza è un male molto grave. Non ha nulla a che fare con la protesta che semmai si manifesta con le schede bianche o nulle. I partiti sono stati bravissimi a giocarsi la fiducia delle persone, e oggi l’elettorato è molto mobile. Recuperare gli indifferenti non sarà facile, conto sui candidati consiglieri della mia coalizione. Con chi ci sta farò un patto: loro diventeranno le mie antenne in città e periodicamente ci confronteremo su quanto fatto».
 

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