Trieste, maxicampus scolastico all’ex caserma di via Rossetti

L'ingresso della ex aserma di via Rossetti (foto Bruni)

Sopralluogo del sindaco Dipiazza con i dirigenti comunali: «Area da acquisire per portarci gli istituti superiori»

Le intenzioni. Troppo presto per parlare di una vera e propria svolta. Ma l’intenzione di riconsegnare alla città l’ex caserma Vittorio Emanuele III per farne un campus studentesco c’è tutta. Parola del sindaco Roberto Dipiazza, che ieri ha effettuato un sopralluogo nell’enorme comprensorio di via Rossetti, abbandonato da anni, per accertare personalmente le opportunità di sviluppo dell’area. Sono 9 ettari, per un totale di quindici edifici che in passato ospitavano i militari.

Un maxicampus. L’obiettivo è trasferire tutte le scuole superiori di Trieste, attualmente distribuite in diciotto strutture. Ci vorranno anni, evidentemente. Il trasloco, in futuro, riguarderà circa 8mila studenti. Il Comune punta ad acquisire l’intero sito dalla Cassa depositi prestiti, che a sua volta aveva rilevato l’immobile dal Demanio militare.

Giulio Bernetti e Roberto Dipiazza in uno degli edifici (foto Bruni)

I passi. Lo farà con una permuta di altri palazzi di proprietà. Tutto il perimetro, compresi gli edifici interni, vale grossomodo 20 milioni di euro. «Abbiamo incontrato il direttore generale di Cdp – ha reso noto Dipiazza – e oggi (ieri, ndr) abbiamo pensato di essere qui per verificare, assieme agli uffici, la situazione. La prossima settimana faremo un sopralluogo con la presidente Serracchiani.

Pensiamo di realizzare un campus per tutti gli istituti superiori e, forse, anche per qualche pezzo dell’Università. È un posto straordinario, ci sono migliaia di posti auto potenziali e c’è la possibilità di fare laboratori. E poi il piazzale dell’alzabandiera è più grande di piazza Unità. Devo convincere i funzionari, poi chiudere la partita». Come? «Noi offriremo a Cdp altri beni comunali in cambio, ma avremo anche contributi regionali. Nel frattempo venderemo le scuole, così da rinnovare il fabbisogno finanziario per l’operazione. Credo che sia un’idea geniale».



Dipiazza, nella sua visita, era accompagnato da varie figure apicali del municipio: il direttore generale Santi Terranova, il dirigente dell’Area Pianificazione e territorio Giulio Bernetti, il capo Area Città e ambiente Ave Furlan, il direttore Area Servizi generali Walter Cossutta e il Capo di Gabinetto Vittorio Sgueglia della Marra.

Quanto ci vorrà per iniziare l’iter? «Non lo so – ha risposto Dipiazza – ma se mai non si comincia... ma va detto che una riqualificazione del genere significa avere una visione per il futuro». L’operazione naturalmente inciderà sul programma di manutenzione delle scuole superiori cittadine: con un trasferimento in ballo, si interverrà solo sulle priorità. Ma il municipio potrà farlo non appena entrerà a pieno titolo nella gestione degli immobili. «Dal primo di luglio – spiega l’assessore all’Educazione Angela Brandi – saranno completamente in capo all’Uti giuliana, ma c’è la possibilità di mettere a punto una convenzione per il passaggio al Comune».

La storia del bene abbandonato. L’area di via Rossetti, ad oggi, appare comunque piuttosto degradata e i palazzi, nel corso degli anni, sono stati pesantemente presi di mira dai vandali. Ma dal punto di vista strutturale, sono ottimi. «Sì, sono perfetti», hanno confermato i dirigenti. Storicamente la costruzione del comprensorio è iniziata nel 1912 sotto l’Impero asburgico, poi sospesa a causa della Prima guerra mondiale.

Dopo l’annessione di Trieste all’Italia, i lavori sono ripresi dal 1920 fino al 1925. L’inaugurazione risale al 1926 alla presenza di Re Vittorio Emanuele III a cui è stata intitolata la caserma. La struttura è stata sede storica della Brigata Sassari e poi della XII Divisione Sassari dal 1926 al 1943. Infine del 151° Reggimento Fanteria “Sassari” dal 1962 al 1975. Nell’ottobre di quell’anno, per effetto della trasformazione del I Battaglione del disciolto Reggimento, nel sito ha fatto il suo ingresso il 1° Battaglione Fanteria motorizzato “San Giusto”, erede della Bandiera di Guerra e delle tradizioni del 1° Reggimento Fanteria “Re”. In regime repubblicano, visto che non era possibile dedicare un reparto a un sovrano del passato, è stato scelto il nome di “San Giusto” in omaggio al patrono della città di Trieste, sede del battaglione. A partire dal 1991, da unità operativa la caserma è diventata un Centro di addestramento reclute (Car) che nel 1992 ha assunto la denominazione di “1° Reggimento San Giusto”. Nel 2005, in seguito alla sospensione del servizio militare di leva, la struttura è passata alle dipendenze del Raggruppamento Unità Addestrative, fino alla chiusura del 31 marzo 2008.
 

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