Luce e stalli a Monte Grisa Doppio guaio per il rettore 

La Soprintendenza boccia l’illuminazione blu della croce sopra il tempio mariano E il Corpo forestale presenta un esposto contro la creazione di 15 nuovi posti auto

TRIESTE. Due esposti. Uno presentato dal Corpo forestale per aver «cambiato la destinazione d’uso di area boschiva in area di parcheggio». L’altro dalla Soprintendenza delle belle arti, che chiede di modificare la luce blu che di notte illumina la croce collocata qualche mese fa sulla sommità del tempio, perché non sarebbe «corrispondente al progetto originario». Non è un momento felice per padre Luigi Moro, rettore della chiesa di Monte Grisa, destinatario dei due provvedimenti. Se poi si va ad aggiungere a tutto questo il fatto che, pochi giorni fa, nel corso di un temporale, un fulmine ha colpito l’edificio sacro, mettendo completamente fuori uso l’intero impianto di illuminazione, si capisce che per Monte Grisa è un periodo buio sotto ogni profilo.

Ma andiamo con ordine. Padre Moro, noto in città per avere portato a termine molti dei progetti da lui ideati, primo fra tutti quello che ha visto arrivare sul piazzale del tempio la statua del vescovo Antonio Santin, qualche settimana fa aveva pensato, «in perfetta buona fede» assicura Salvatore Porro, consigliere comunale di Fdi e fra i più stretti collaboratori del sacerdote, di ampliare il parcheggio antistante la costruzione, bonificando l’area, facendo pulizia di una notevole massa di rifiuti, accumulatisi nel tempo. Risultato: accanto ai dieci posteggi per automobili da sempre esistenti a pochi passi dalla scalinata che porta all’ingresso superiore della chiesa ne erano stati ricavati altri quindici. «Avevamo pensato - precisa Porro - che potessero essere utili soprattutto per i portatori di handicap». Ma qualcuno al Corpo forestale ha ritenuto che l’intervento non fosse lecito, con la conseguenza della predisposizione di un esposto. Padre Moro dovrà presentarsi il prossimo 5 luglio alla stanza 271 al secondo piano del Tribunale, per spiegare al giudice monocratico le ragioni che l’hanno indotto a operare, in totale autonomia, una trasformazione del territorio non prevista. «Un fulmine a ciel sereno - commenta Porro - che ha scosso l’intera comunità di Monte Grisa. Non capiamo - aggiunge - perché un gesto destinato a favorire i fedeli possa essere diventato oggetto di contenzioso». Dello stesso tenore la reazione dei cattolici che frequentano Monte Grisa all’annuncio dell’esposto che riguarda la luce blu della croce. «Non riusciamo proprio a cogliere il senso del problema - sottolinea Porro - perché una croce illuminata di luce blu nella notte non vediamo chi possa disturbare».

In realtà, sembra che, alla base della segnalazione della Soprintendenza, ci siano proteste di cittadini che non avrebbero apprezzato la novità. Su questo fronte sembra che il fulmine che ha messo fuori uso l’impianto elettrico di Monte Grisa sia stato provvidenziale. Per ora l’intero tempio, croce compresa, di notte è al buio. «Aspettiamo di saperne di più dalla Soprintendenza - riprende Porro - alla quale abbiamo chiesto il permesso per poter illuminare di blu la croce». In altre parole, nell’attesa del ripristino dell’impianto, i fedeli sperano che arrivi l’autorizzazione dell’organismo istituzionale preposto ai controlli di questo tipo.

Ieri, padre Luigi Moro, instancabile nella sua opera di organizzatore di eventi, ha allestito per il pomeriggio un viaggio in elicottero della statua della Madonna di Fatima, giunta a Monte Grisa qualche settima fa dal Portogallo, alla volta di Cordenons. Verso le 15 la statua, portata a Ronchi, è stata caricata su un elicottero che poco dopo l’ha depositata nella cittadina del Pordenonese, dov’è stata accolta dal fratello di padre Luigi, padre Alessandro Moro, parroco della chiesa di Cordenons. E all’orizzonte sta prendendo corpo una nuova iniziativa. «Intendiamo collocare sul piazzale una grande croce - annuncia Porro - e ce la faremo».

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