Grado, Mibact: apertura beffa del Museo del mare

Il Museo del mare attende l’apertura da oltre 23 anni

Sul sito web del ministero orari e indicazioni, ma la struttura attende l’inaugurazione da 23 anni e non è ancora finita

GRADO Aperto dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 19. Durante i festivi dalle 10 alle 19. Sono gli orari del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea di Grado. In realtà, però, come tutti sanno, è ancora desolatamente chiuso.

Il primo piano a quanto pare è stato già messo a norma, mentre il resto è ancora da finire. Sono passati 23 anni da quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione dell’ex scuola Scaramuzza che il Comune ha dato, per 99 anni, rinnovabili in comodato d’uso gratuito al Ministero.

La notizia, che ha dell’incredibile, è pubblicata sul sito web del Mibact, il Ministero per i Beni e le attività culturali e del turismo. Ma non è l’unica cosa che non va su quanto riportato nella pagina on-line. Oltre a indicare il gestore per la tutela che è il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia (l’ufficializzazione di questo passaggio da Soprintendenza a Polo Museale, è solo di qualche mese fa, quindi il sito del Ministero è piuttosto aggiornato) è precisato, infatti, che la proprietà è del Mibact stesso.

Ci sono poi le indicazioni dove si trova e come indirizzo e-mail indica quello della soprintendenza regionale mentre come sito segnala www. comunegrado. it. Non basta.

Nella descrizione è precisato che «il piano superiore della struttura è genericamente adibito a mostre temporanee organizzate dal Comune che trattano il tema della relazione tra Grado, il suo mare e la sua laguna».

Con l’aggiunta: «per questo motivo, la struttura è stata ribattezzata dai suoi cittadini Museo del Mare». A proposito di mostra c’è da precisare che al primo piano della struttura (l’ex scuola Scaramuzza data in comodato d’uso al Ministero per 99 anni) ma anni fa, a memoria, sono state allestite solamente una mostra didattica della Soprintendenza, un paio di mostre di artisti e altrettanti rassegne dei presepi.

A onor del vero su una cosa il Ministero è, invece, preciso cioè quando riporta che «al piano inferiore (gestito dalla Soprintendenza ma al momento non è visitabile) si trovano i resti della nave romana Julia Felix, rinvenuta sul fondale della laguna».

Ed aggiunge «il museo è nato per ospitare la Julia Felix, la nave romana rinvenuta sul fondo della laguna. La nave, collocata la piano terra, tuttavia, non è ancora visitabile». Tra l’altro lo scafo, che in ogni caso non è integro, ridotto in mille pezzi, peraltro numerati e schedati pronti per essere riassemblati, si trova proprio nel deposito della struttura museale. E all’interno ci dovrebbe essere anche (o è finito da qualche altra parte? ) il modello piuttosto grande di come sarà lo scafo quando sarà ricomposto.

Uno scafo che dovrebbe, almeno così era stato previsto, essere sistemato nella grande vasca creata al piano terra. In tanti si chiedono come mai, senza che passino ancora tanti anni, non sia il caso di ultimare almeno la vasca e iniziare a ricomporre lo scafo. Tra l’altro ci vorranno dei finanziamenti da aggiungere alle ingenti spese già fatte sino ad ora e solo questo passo porterà via non poco tempo.

Ma, si sa, a ogni cambio ai vertici delle Soprintendenze regionali (cosa che purtroppo avviene decisamente molto spesso) tutti all’inizio promettono, modificano ciò che hanno fatto i predecessori, poi riescono a fare si e no qualcosa, prima del successivo cambio. E le spese aumentano.

Ad ogni buon conto proprio recentemente abbiamo riferito delle lamentele di visitatori giunti a Grado per visitare il museo chiuso con i commenti degli stessi riportati da Trip Advisor. Commenti ovviamente negativi e non c’è peggior pubblicità che il passaparola non favorevole per affossare qualsiasi cosa. Ora dopo quanto riportato sul sito del Mibact viene da pensare che questi visitatori abbiano letto la notizia proprio sul sito dello stesso Ministero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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