Addio a Duilio Castelli Era la “voce” degli esposti 

A 86 anni si è arreso all’asbestosi il fondatore e primo presidente dell’Aea Paternoster: «È stato un uomo libero e coraggioso. Gli dobbiamo tanto»

Vivere per 46 anni con il mostro dentro, combatterlo nella mente, nell’organismo, nella società civile e nelle aule giudiziarie.

Alla fine arrendersi, certo, perché quello non perdona. Ma lui la guerra l’ha vinta.

Duilio Castelli aveva 86 anni ed è morto nel letto di casa, a Staranzano, l’altra notte. Lascia la moglie Elda e i figli Roberto e Marinella. Lascia soprattutto una granitica testimonianza di coraggio e di libertà.

Se l’è preso l’amianto, ovvio, e come poteva altrimenti essere per un ex operaio dell’Italcantieri a cui già negli anni Settanta avevano diagnostica l’asbestosi?

Se l’è preso l’amianto come gli altri cento, mille e tanti altri ancora dei suoi colleghi le cui storie - di molti, non di tutti - echeggiano nell’aula Battello del Tribunale di Gorizia, dove dal 2009 si tengono i processi per la cascata tragica e inarrestabile dei morti per amianto.

Nel 1994 Duilio Castelli, nella solitudine delle istituzioni, aveva creato la sezione di Monfalcone dell’Associazione esposti amianto. È stato fondatore, presidente e ora presidente onorario.

Dopo il dottor Claudio Bianchi, lo sparuto esercito che si oppone alla valanga di morte bianca si fa ancora più esiguo.

Nel 1994 Duilio Castelli aveva 63 anni e un giorno si presentò alla redazione de Il Piccolo, al primo piano del palazzo di via Rosselli. Salì le due rampe di scale, si affacciò in ufficio e prima di parlare dovette riprendere fiato per buoni cinque minuti. Poi spiegò chi fosse e per cosa intendeva combattere. Ecco, l’amianto che uccide è anche, paradossalmente, una sorta di fluido “magico” che rende uomini come Castelli irriducibili.

Castelli al cantiere di Monfalcone faceva il coibentatore, prima con le ditte private, poi alle dipendenze dell’Italcantieri.

Coibentare significava isolare tubazioni e condotte varie sotto strati di malta di amianto. Significava offrirsi colpevolmente indifesi (lo attesta la verità giudiziaria) all’aggressione delle fibre.

«Se non ci fosse stato Duilio non ci sarebbe stata l’associazione esposti amianto - ammette Chiara Paternoster, attuale presidente dell’Aea - . E non ci sarebbe stata l’assistenza legale e medica per i tanti ammalati, e non ci sarebbero stati i processi per la cui istruzione Duilio si è battuto come un leone assieme alle vedove di tanti suoi colleghi».

Castelli era un uomo libro, aggiunge Paternoster. Un uomo che voleva rispondere solo alla sua coscienza.

E non è stato facile per uno a cui l’amianto ruba ogni giorno un po’ di fiato gridare la sua rabbia e la sua voglia di giusirizia in quel deserto delle istituzioni che era Monfalcone, rispetto all’amianto, prima delle battaglie di Castelli. «E non vanno dimenticati gli scontri, anche aspri, con il sindacato - chiosa Paternoster - . Sindacato che a quei tempi era preso da altre priorità. Ma Duilio è andato fino in fondo, costi quel che costi».

«Cosa volete, quando si ha bisogno ci si adatta ai lavori meschini”, rispondeva onestamente Castelli a chi lo intervistava, tanti anni fa. Anni in cui emergeva a fatica, nella coltre del disinteresse, la dimensione autentica della tragedia dell’amianto. «Molte delle nostre donne - aggiungeva Duilio - sono morte perché baciavano i nostri capelli».

Il beffardo destino ha deciso che Castelli si dovesse addormentare nel giorno in cui il pool-amianto della Procura di Gorizia ha chiesto una marea di anni di reclusione per gli imputati del terzo processo amianto.

E nella solitudine dell’aula Battello, mentre il pm Maltomini leggeva le richieste di condanna dell’accusa, ha preso forma uno sconfortante pensiero di come, ancora oggi, la gran parte dei monfalconesi non si renda conto di cosa significa amianto per questa città e per questo territorio.

Duilio Castelli invece lo sapeva bene e si è battuto fino all’ultima stilla di energia per far alzare la testa a una città asfissiata.

L’Associazione esposti amianto farà di tutto perché l’eredità lasciata da Duilio non vada perduta. Ma perché ciò accade è necessario che la collettività prenda finalmente atto di quello che è successo qui da noi.

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