Le "nozze gay" del capo scout diventano un caso nazionale

Don Genio Biasiol, viceparroco di Staranzano, prende la parola in municipio durante l’unione civile fra Marco Di Just e Luca Bortolotto (Foto di Katia Bonaventura)

Riflettori puntati sull’educatore di Staranzano che il parroco vorrebbe cacciare. I vertici Agesci non si schierano: «La comunità saprà prendere la decisione giusta»

Staranzano, l'unione civile tra Marco e Luca che ha fatto arrabbiare il prete

 

STARANZANO. Le “nozze gay” celebrate sabato scorso a Staranzano fra il consigliere comunale Luca Bortolotto e il capo scout Marco Di Just - e in seguito apertamente condannate dal parroco don Francesco Fragiacomo -, diventano un caso nazionale. Inviati e telecamere delle principali testate italiane hanno cercato per tutta la giornata di ieri i protagonisti della vicenda. In particolare il sacerdote che 24 ore dopo la cerimonia civile, sul bollettino della chiesa aveva preso le distanze dall scelta sentimentale di Di Just, definita incompatibile con il ruolo di educatore.

 

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Una posizione intransigente rispetto alla quale, nonostante la raffica di domande piovutegli addosso ieri, il prete non è arretrato neanche di un passo. Marco non può più ricoprire il ruolo di guida scout, ha ribadito, perchè l’Agesci è un’associazione di ispirazione cattolica. E, come tale, non può ammettere la presenza al proprio interno, in ruoli cardine, di persone che non rispettano le indicazioni della Chiesa.



Del “caso Staranzano” sono stati investiti anche i vertici romani dell’Agesci nazionale. Che, senza prendere apertamente posizione, hanno espresso piena fiducia nella capacità dei referenti isontini di individuare la strada più corretta per uscire dall’impasse e spegnere la bufera. «Ribadiamo la fiducia nella comunità capi del gruppo di Staranzano della provincia di Gorizia - si legge nella nota diramata ieri - . L’Agesci sottolinea che il discernimento e la decisione in merito alle questioni educative sono in capo alla comunità educante che, sostenuta dalla Chiesa locale, confrontandosi con il vescovo, saprà valutare ciò che deve essere fatto per il bene dei ragazzi che sono loro affidati avendo come riferimento il Patto associativo e il magistero della Chiesa, nel rispetto di tutte le persone coinvolte».

Il parroco di Staranzano, don Francesco Fragiacomo, davanti alla sede della Caritas


Don Francesco, intanto, conferma la linea tenuta fin qui rispetto alle scelte di Marco Di Just. «Lui stesso - afferma il parroco - dovrebbe rendersi conto se un educatore in un’associazione cristiana è in linea o meno con la missione della Chiesa. Cioè quella di enunciare la bellezza e la grandezza del matrimonio uomo-donna. Evidentemente la sua scelta non è in linea. Lo ha dimostrato - aggiunge - con un atto pubblico, palese, molto gonfiato, ostentato. Ha preso una posizione precisa e uno stile di vita molto chiaro».



Don Francesco aggiunge, poi, che ognuno è libero di fare ciò che gli consente la legge dello Stato. Tuttavia come cattolico deve seguire la volontà di Dio sulle scelte della vita. E come educatore cristiano, in più, deve tener conto delle linee pedagogiche della Chiesa. Inoltre, aggiunge il sacerdote, nella Chiesa tutti sono accolti, senza distinzioni, ma le responsabilità educative richiedono alcune prerogative fondamentali, come l’insegnamento, l’esempio, le mete, le finalità nei vari aspetti della vita cristiana. Sulla famiglia, poi, la Chiesa non ha dubbi: è per il matrimonio tra un uomo e una donna. Un messaggio che percorre tutta la Bibbia e che la fede in Cristo rende possibile.

Chi non la vede così è, però, don Eugenio Biasiol, viceparroco e guida spirituale degli scout di Staranzano (che lo chiamano amichevolmente don Genio), intervenuto sabato alla cerimonia come amico dei due giovani. Don Biasiol è stato protagonista anche di un intervento a braccio, durante il quale si è soffermato sul significato del concetto di coppia. «La gioia - ha detto - nasce dal fatto di manifestare pubblicamente questo momento, che è come una liberazione, un momento di luce. C’è una canzone che dice: “E fu come avere la vista dopo mille anni, fu come un giorno di pace dopo la guerra”.Tutte le persone abbiano la stessa dignità, gli stessi diritti. La Chiesa - ha aggiunto - oggi ha tante difficoltà a riconoscere queste scelte d’altra parte, come tutte le istituzioni, deve maturare. Alcune parole di Cristo, ad esempio, hanno un significato profondo: quando due o tre sono uniti nel mio nome dice il Vangelo, io sono in mezzo a loro e si può dar un senso pieno alla propria vita. E la vostra unione, lo stare insieme ha valore se vi aiuterete l’un l’altro a scoprire chi ha bisogno e chi è in difficoltà. Una coppia se si chiude in se stessa muore, invece se si apre verso gli altri diventa più importante».

Il sindaco di Staranzano, Riccardo Marchesan, che ha celebrato l’unione civile, evita di entrare nel merito della vicenda. «Ho fatto solo il mio dovere di amministratore – afferma - e ho applicato la legge dello Stato. Riguardo all’uscita del parroco, è ovvio che non entro assolutamente nel merito della posizione della parrocchia e neanche della Chiesa. Non è compito mio. Posso solo dire che nelle mie scelte, che sono appunto solo solo mie, valuto le capacità di una persona. Non valuto se uno è bianco, nero, o blu. Quello che accade fra gli scout, poi, sono affari loro, io non entro in quella sfera, rispetto le posizioni di tutti. La legge ha previsto di fare le unioni civili e come primo cittadino devo dare l’esempio».

La vicenda ha immancabilmente innescato dibattito anche suo social. L’assessore Matteo Negrari, ad esempio, ha lanciato l’hastag #iostoconmarcoeluca. «Essere riferimento per i ragazzi - afferma - vuol dire prendersi cura di loro, raccontare la loro realtà, l’amore in tutte le sue forme. E Marco in questo è bravissimo». 

Sul caso si fa sentire anche la voce del M5S: «Si ricordi don Fragiacomo le parole di papa Francesco: “Accogliete gay e trans. È quello che farebbe Gesù adesso” . Inoltre “Chi sono io per giudicare?”».

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