Trieste, finanziamenti dell’ateneo a gruppi con soci fantasma

Indagine dell’Università su presunti fondi irregolari ad associazioni studentesche Sotto tiro due sodalizi formati da studenti risultati in realtà iscritti “a loro insaputa”

Associazioni studentesche semisconosciute, che ottengono dall’ateneo finanziamenti per attività che non hanno molto a che vedere con il mondo accademico. Studenti inseriti “a loro insaputa” nella lista dei soci dei sodalizi. Rapporti poco limpidi con ex iscritti, oggi attivi in politica. Sono gli ingredienti del “caso” scoppiato in piazzale Europa e ora all’esame dell’ufficio legale dell’Università.

Sotto accusa, in particolare, sono finite “Open Your Mind” e “Time To Change”, due associazioni che, dal 2011 a oggi, sono state sempre inserite nel riparto annuale dei fondi stanziati dall’ateneo per le attività studentesche, portando a casa complessivamente 18.041 euro. Il sospetto dei vertici della comunità accademica è, però, che almeno in parte quei soldi siano stati erogati in maniera del tutto irregolare. Di lì la scelta di aprire un’indagine interna.

Sul banco degli imputati “Open Your Mind” e “Time to Chanhe” che dal 2011 a oggi hanno incassato contributi per 18mila euro

A far scattare le “indagini” sulle due associazioni è stata una segnalazione della Commissione Riparto fondi dell’ateneo, riportata integralmente sul verbale numero 19 del Consiglio degli studenti che risale al 16 dicembre del 2016. Verbale che, dopo la diffusione della notizia dell’indagine, di recente è stato misteriosamente rimosso dal sito dell’Università. Quella segnalazione, inviata all’unità di Staff Organi accademici, dava conto di una serie di “stranezze” contenute nelle richieste di finanziamento presentate dalle due associazioni nel 2016 - anno in cui Open Your Mind ha ricevuto 2.473 euro e Time to Change 2.382 euro- e nel 2017.

I commissari in particolare avevano notato un’insolita somiglianza nel tipo di attività organizzate e, ancora di più, nel testo delle domande di accesso ai fondi. Per essere ancora più chiari, le richieste delle due associazioni usavano nella presentazione le stesse identiche frasi. Questo dettaglio li ha spinti a contattare alcuni studenti inseriti nella lista dei soci di Open Your Mind nel 2016 e nel 2017, che hanno però dichiarato di non essere a conoscenza dell’esistenza dell’associazione. Facile immaginare, davanti a simili dichiarazioni, lo stupore dei commissari. E altrettanto comprensibile la loro scelta di vederci chiaro, contattando anche i delegati dei due gruppi, entrambi regolarmente iscritti all’Università: Costanza Galgaro, delegata di Open Your Mind nel 2016 e Andrea Marf­oglia di Time To Cha­nge sia nel 2016 sia nel 2017.

Il verbale del Consiglio degli studenti riporta la versione fornita da Galgaro lo scorso 20 novembre: «Sono una semplice prestanome e non so nulla dell'associazione - ha dichiarato -. Per saperne di più la commissione deve contattare Luca Salvati: è lui che si occupa di tutto».

Il nome dell’esponente Pd, ex studente di Scienze politiche eletto per due volte nel Consiglio di amministrazione dell’ateneo come rappresentante degli studenti, ritorna anche nelle dichiarazioni rilasciate alla commissione da Marfoglia che, convocato il 22 novembre, ha dichiarato di essere stato per due anni (2016 e 2017, ndr) «prestanome per conto di Luca Salvati». Sembra insomma che fosse lui a gestire a distanza i due gruppi e quindi ad incamerare i fondi utilizzati per promuovere incontri in ateneo, come seminari sulla progettazione europea e la comunicazione istituzionale.

Il ruolo di regista giocato da Salvati viene confermato anche da Rachel Salonichio, un’altra delle “socie inconsapevoli”, che, davanti ai commissari, mette nero su bianco la situazione: «I miei dati (nome, cognome e numero di matricola) - si legge nella dichiarazione allegata al verbale - sono stati utilizzati a mia insaputa dall’associazione al fine di richiedere fondi all’Università di Trieste». Ma non finisce qui: «In data odierna (21 novembre 2016, ndr) ho avuto un colloquio con Luca Salvati, che mi ha chiesto di dichiarare di aver fatto parte di Open Your Mind fino al 30 ottobre 2016 (cosa appunto non vera, ndr), termine ultimo per la presentazione della richiesta di fondi». E lo stesso meccanismo è stato confermato anche da un’altra “socia” di Open Your Mind.

Un giallo di non poco conto, dunque, di cui è stato subito informato lo stesso rettore Maurizio Fermeglia. «Il problema esiste e lo stiamo affrontando - commenta al telefono -. Infatti la questione sarà iscritta all'ordine del giorno del prossimo Consiglio di amministrazione (in programma domani, primo giugno, ndr). Ci muoveremo nella direzione compatibile con la legge e con i regolamenti interni all'Università». E la misteriosa scomparsa del verbale dal sito? «La cosa è di competenza del Consiglio Degli Studenti - concude Fermeglia - sono loro che gestiscono le verbalizzazioni».

Quanto ai delegati delle associazioni sotto tiro, nel caso venissero accertate loro responsabilità nella gestione irregolare dei fondi, rischiano conseguenze che vanno dalla semplice ammonizione alla sospensione dall’Università fino a un anno.

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