Sinergie e innovazione: così Confindustria spinge sulla crescita

Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia

Il presidente dell’associazione della Venezia Giulia Razeto: presto un accordo con la Sissa, al lavoro per le reti di Pmi

MILANO. Rilanciare il lavoro e la crescita economica spingendo l'acceleratore sull'innovazione e le sinergie tra imprese.  È questa la proposta che arriva da Confindustria Venezia Giulia dopo l'assemblea nazionale degli industriali italiani. Vincenzo Boccia, presidente di Viale dell'Astronomia, ha presentato una ricetta a base di tagli al cuneo fiscale per i giovani neo-assunti, in modo tale da stimolare occupazione e consumi; sostegno alla formazione dei lavoratori; aumento delle retribuzioni attraverso l'incremento della produttività; e grande attenzione nei confronti della manifattura, in particolare su automazione e industria 4.0.

Tutti temi condivisi da Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia, il quale sottolinea che l'associazione, anche e soprattutto a livello territoriale, deve farsi interprete delle esigenze di innovazione da parte delle imprese. «Facciamo nostri i suggerimenti che arrivano da Vincenzo Boccia per ridare valore all'impresa - dice Razeto, per vent'anni alla guida di Wärtsilä - Porre l'accento sull'occupazione giovanile è centrale per lo sviluppo del Paese e anche della nostra regione. E su questi punti stiamo lavorando per porre in atto strategie a livello locale».

Intanto Confindustria Venezia Giulia sta mettendo a punto un patto con la Sissa di Trieste per «creare momenti di incontro e di scambio di tecnologie tra impresa e centri di ricerca». Un accordo che possa permettere alle aziende del territorio di valorizzare l'innovazione presente nei laboratori della Scuola superiore di studi avanzati. L’intesa, che potrebbe vedere la luce prima dell'estate, è sintomatica del nuovo "ruolo" che intende svolgere Confindustria Vg. «In questi anni di crisi economica - spiega Razeto - è esplosa con vigore la crisi della rappresentanza sia in campo associativo che sindacale. Anche Confindustria ha sofferto alcune importanti defezioni. Nel nostro territorio, pur in un contesto difficile, quello dell'unificazione tra Trieste e Gorizia come previsto dalla riforma Pesenti, non abbiamo perso neppure un associato. Significa che abbiamo lavorato bene assorbendo qualche inevitabile mal di pancia. Ma è vero che bisogna ripensare, ammodernandolo, il ruolo dell'associazione».

Il nuovo patto con la Sissa, altri già siglati con le università e ulteriori per il futuro sono sintomatici del nuovo corso confindustriale. «Trasferimento tecnologico innanzitutto. Così l'associazione territoriale diventa una sorta di ponte in grado di agevolare lo scambio delle competenze. Sono convinto che Trieste possa diventare capitale dell'innovazione per il tessuto manifatturiero».

L'altro tema che sta a cuore a Razeto è quello delle sinergie tra imprese. «Quello delle reti di imprese è un altro capitolo del lavoro che ci impegnerà nei prossimi anni, in modo che anche le Pmi possono rilanciarsi utilizzando inovazione e internalizzazione». Confindustria mette insomma da parte il linguaggio delle relazioni industriali per dedicarsi ad accordi di secondo livello, welfare aziendale, fabbrica 4.0.

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