L’àncora romana accende le luci sul Museo del Mare

Dopo il ritrovamento ora si fanno i conti con ritardi e costi di un’eterna incompiuta Il sindaco Raugna: «Il problema non è dove depositarla ma come metterla in vista»

GRADO. Il ritrovamento della grande àncora di epoca romana recuperata nei giorni scorsi dal motopesca “Alex” di Rudy Bassetti ha riportato prepotentemente alla ribalta la questione del Museo del mare, dove il reperto e tutti gli altri dovrebbero venire esposti. Lo ha detto chiaramente anche il sindaco Dario Raugna ricordando che fin dal suo insediamento si sta interessando alla riapertura del museo e pertanto oggi il problema non è dove depositare l’àncora, ma dove metterla in vista.

Intanto il Comune sta attendendo dalla Soprintendenza l’invio di un perito a Grado per eseguire i rilievi utili alla riapertura parziale del Museo del mare. Solo dopo questo indispensabile atto si potrà procedere e sperare. L’àncora si trova ancora depositata al mercato ittico di riva Dandolo, ma i responsabili del Museo di Aquileia che hanno eseguito un sopralluogo hanno precisato che nelle prossime giornate giungerà a Grado un camion con gli operai per recuperarla e portarla a quanto pare momentaneamente nella città romana. L’importanza di questo reperto risalente fra il I e il III secondo dopo Cristo deriva dal fatto che nelle vicinanze potrebbe trovarsi anche lo scafo alla quale era legata. In questo caso si tratterebbe del ritrovamento di una quarta nave di epoca romana, la “Grado 4”. Considerate le misure dell’àncora (180 chili per circa 1 metro e mezzo di lunghezza), la nave era sicuramente di grandi dimensioni; gli esperti ipotizzano tra i 25 e i 40 metri di lunghezza.

La questione più rilevante, però, resta il Museo del Mare, ancora desolatamente chiuso e sulle cui pareti esterne non mancano i “graffiti”. La prima data della lunga storia del museo, purtroppo non ancora finita, parte dal 1986 quando al largo di Grado alcuni pescatori subacquei di Marano Lagunare trovarono i resti dello scafo di quella che l’allora direttore del Museo di Aquileia, Paola Lopreato, battezzò “Iulia Felix”. Significativa quindi la data del 1992, quando il consiglio comunale guidato dal sindaco Mario Corbatto approvò la concessione in comodato d’uso per 99 anni rinnovabili per altri 99, dell’ex scuola Scaramuzza al Ministero dei Beni Culturali. Da allora è successo davvero di tutto, con continue esorbitanti spese. Nel 2014 il senatore Alessandro Maran che aveva fatto un pò di calcoli interpellò in merito il ministro Dario Franceschini con una lunga serie di notizie e riportando anche la somma di quanto all’incirca era stato speso fino ad allora: 10 milioni di euro. Basta ricordare, per fare un esempio, che solo le attrezzature per recuperare in modo integrale lo scafo della Iulia Felix costarono allora 400 milioni delle vecchie lire. E il risultato? Lo scafo si “sbriciolò” in tanti di quei pezzi di legno che ora sono accatastati e numerati in una parte del costruendo Museo Nazionale di Archeologia Subacquea, identificato per semplificazione come Museo del Mare. Sulla questione sono intervenuti diversi sindaci, anche il commissario, auspicandone l’apertura. Nel 2005 l’allora sindaco Roberto Marin fece intervenire a Grado “Striscia la Notizia”. Tutte iniziative risultate vane. Lo stesso ministero ha convocato conferenze stampa per annunciare l’imminente inaugurazione della struttura, alla quale si sono interessati anche il ministro Bondi e Urbani che la visitò personalmente assicurandone l’apertura. Non solo. Ogni soprintendente che si è alternato alla guida dei vertici regionali ha cambiato progetti e impostazione del museo, con evidenti ulteriori spese. Una cosa è certa, tutti i reperti della Iulia Felix sono stati nel frattempo schedati e fotografati uno ad uno. Ma ora l’Erpac, a seguito di un nuovo sistema di catalogazione, dovrà inserire nuovamente tutti i dati. Proprio parte di questi potrebbero essere esposti prossimamente a Trieste per poi finire al Museo di Grado che a quanto pare potrebbe ospitare entro la fine dell’anno una mostra, più che altro illustrativa e didattica, nell’unica area della struttura oggi agibile, parte del primo piano.

@anboemo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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