Cornicione crollato, parte la colletta

Don Rakic lancia un appello alla città per recuperare i fondi necessari a restaurare la facciata di Sant’Antonio vecchio

È bastato un giorno per decidere il progetto di restauro urgente della chiesa di “Sant’Antonio vecchio”, transennata da giovedì, subito dopo il cedimento del cornicione dalla facciata posta su piazzetta Santa Lucia. Ciò che invece resta ancora inestimabile è l’importo dell’intervento. L’unica certezza è che sarà troppo impegnativo perché la parrocchia “Beata Vergine del Soccorso” possa sostenerlo autonomamente. Parte da questa consapevolezza l’appello che il parroco, don Paolo Rakic, rivolgerà oggi e domani, al termine di tutte le messe, a quanti, fra enti pubblici, fondazioni e fedeli, vorranno contribuire al restauro.

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L'appello. «I lavori avranno inizio non appena si chiariranno gli importi da sostenere che si presentano fin da ora gravosi. L’intenzione è ovviamente di fare in modo che partano e si concludano il prima possibile. Per far ciò servirà il concorso economico di tutti i parrocchiani e di tutti coloro ai quali sta a cuore la nostra chiesa che, per la sua bellezza artistica, rappresenta un bene storico culturale per l’intera collettività e la città stessa di Trieste». Lavori che peraltro vanno a sommarsi alle opere di pulizia, in fase di ultimazione, sulla parete laterale affacciata a piazza Hortis, imbrattata da writers due mesi fa.

L'accordo con la Soprintendenza. Quello che si prospetta adesso è un restauro di tutt’altra entità, per quanto sia già stato adattato alle possibilità economiche della parrocchia. Lo fanno sapere dalla Soprintendenza Archeologica, delle belle arti e del paesaggio del Friuli Venezia Giulia, che tutela l’edificio risalente al 13.mo secolo. Ieri mattina ha condotto un sopralluogo sul posto, insieme all’architetto Gianluca Paron, referente per tutti i lavori della parrocchia.

«La soprintendenza si è dimostrata molto disponibile, vista anche l’urgenza del caso». Così l’architetto spiega come sia stato raggiunto l’accordo per restaurare solo la porzione della facciata danneggiata, che tecnicamente corrisponde al timpano, la superficie triangolare racchiusa nel cornicione. «Ristrutturare l’intera facciata sarebbe stato del tutto fuori dalla portata per la parrocchia».

 Cinque le fasi di lavoro concertate. In primis la revisione del tetto e delle grondaie della chiesa, poiché la causa ritenuta al momento più probabile starebbe nelle infiltrazioni di pioggia. In secondo luogo si procederà, dotati di autoscala, a sondare il cornicione della facciata per capire quanto intonaco deve essere ancora asportato e per togliere eventuali strati di malta non più aderenti. Una volta rimossi, verrà fatta una pulizia del supporto strutturale, di modo che possa essere ricostruita la parte della facciata danneggiata con i relativi decori. Gli elementi ricostruiti verranno infine tinteggiati. Si tratterà di interventi da eseguire a più riprese per permettere l’asciugatura della malta. Dureranno almeno 15 giorni e comporteranno la chiusura della strada.

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