Velo vietato negli uffici pubblici Sotto accusa il “sindaco sceriffo”

L’opposizione di centrosinistra attacca le disposizioni del nuovo regolamento di Polizia urbana: «Norma-doppione e demagogica, nessuna donna islamica si è mai opposta all’identificazione»

L’opposizione credeva d’aver già anticipato tutte le mosse di Anna Cisint, soffiando sull’antileghismo a risposta delle strategie politiche avverse. E invece ecco che lei, il sindaco, alza nuovamente il tiro, anticipando uno dei capitoli che, ne siamo sicuri, non subirà modifiche in vista del Consiglio in agenda il 30 maggio, a differenza delle altre meticolose disposizioni contenute del nuovo Regolamento di Polizia urbana, circolato finora in via carborana e in bozza.

Spara lì, Cisint, all’articolo numero 20 dedicato alla “Sicurezza degli edifici comunali”, un dettame che punta dritto alla comunità musulmana, fissando il divieto di indossare il niqab, ovvero il tradizionale velo integrale islamico che lascia scoperti solo gli occhi, negli spazi pubblici. Il trafiletto finisce così col destare le ire dell’opposizione. L’accusa è di imbastire una normativa-doppione, inutile soprattutto perché a Monfalcone nessuna donna islamica si è finora opposta all’identificazione, quando richiesta. Tradotto: l’ennesimo provvedimento varato per solleticare la pancia della Lega Nord, partito di appartenenza del sindaco. Quasi superfluo annotare che scoppia l’ennesima querelle in campo politico. Un campo che, eccezion fatta per i primi due o tre mesi di choc accusato dal centrosinistra per la cocente sconfitta, non è stato mai tiepido, bensì da subito rovente.

La prima a dar fuoco alle polveri è l’ex sindaco Silvia Altran, contraria «al velo integrale e a qualsiasi eccesso di bardatura rispetto ai segni visibili di appartenenza musulmana»: «Il provvedimento è uno specchietto per le allodole e difatti contiene già deroghe precise che manterranno inalterata la situazione attuale». «Inoltre - aggiunge - inserire quest’articolo nel regolamento è inutile perché esistono già norme sovraordinate che disciplinano il punto. Importante invece è costruire le premesse per evitare che certi integralismi si perpetuino. Dev’essere compiuto un lavoro di integrazione reale, facendo sì che tutte le bambine abbiano la chance di sentirsi libere». «Un percorso ancora tutto da costruire, per il sindaco - conclude la dem Altran -, che invece non fa altro che ribadire un approccio sceriffesco, evidentemente gradito, nell’amministrazione: urge attenzione al sociale, se non ci si vuol ritrovare con le banlieue francesi».

Scatenata anche Cristiana Morsolin (La Sinistra): «Non essendo riuscita in questi mesi a portare a casa qualcosa di più d’un taglio di panchine e quattro parcheggi in piazza, la nostra sindaca riesce a spostare l’attenzione dalle sue carenze sfornando ordinanze in cui lascia intendere che la causa di tutti i mali siano gli stranieri». «Leggendo però con attenzione la bozza - prosegue - si scopre che il velo integrale non sarà affatto vietato. E ciò, come già accaduto con le altre assurde ordinanze antidegrado, per fortuna diventa un “cambiare tutto per non cambiare niente”. Ricordiamo, senza scomodare le leggi del ventennio fascista, come una norma nazionale vigente precisi già che non si possa indossare “qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”. E tra i giustificati motivi rientra l’ambito religioso, che permette di coprire il volto restando disponibili al riconoscimento». «L’ufficio anagrafe - ricorda - ha più volte segnalato che nei pochissimi casi di velo integrale in città, le signore che lo indossavano non hanno mai fatto problemi a toglierlo a fronte di necessità burocratiche». «Quindi, signora sindaca, le diciamo “Brava!” - puntualizza Morsolin - perché è riuscita a vendere ai suoi un provvedimento che, oltre a essere solo una bozza, non comporterà nessuna modifica visibile, se non quella di alzare il livello di tensione in città». In linea il commento di Omar Greco di Mdp: «Il solito fumo per farsi applaudire dai fan che, a dire il vero, stanno cominciando a rendersi conto del fatto che i provvedimenti della giunta sono indirizzati a fare esclusivamente propaganda politica e non ad affrontare e risolvere i problemi di una città complessa. A quanto pare, si cerca di sopperire al vuoto di idee e provvedimenti con qualche balla rimasticata da dare in pasto all’opinione pubblica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Trieste, la protesta del "caffè contro il Green Pass" in piazza Unità

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi