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Caso Regeni, entro maggio l'accordo per ottenere i video

Conclusa la nuova missione degli inquirenti italiani al Cairo: "Collaborazione per trovare i colpevoli"

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Una manifestazone per Giulio Regeni (ansa)

ROMA Entro il mese di maggio «sarà concluso l'accordo per procedere all'estrazione dei dati contenuti negli hard disk del sistema di videosorveglianza della metropolitana del Cairo». È quanto assicurato dal procuratore generale della Repubblica Generale Araba d'Egitto Nabil Sadeq, a proposito dell'omicidio di Giulio Regeni, ad una delegazione italiana, guidata dal pm Sergio Colaiocco, che ha appena concluso una nuova missione al Cairo, durata due giorni, il 16 e il 17 maggio.

In un comunicato congiunto della Procura Generale Araba d'Egitto e della Procura di Roma si afferma che «nel corso dei colloqui vi è stata un'approfondita valutazione delle questioni investigative aperte ed uno scambio di informazioni che ha permesso ai due Uffici, nell'ambito della continuativa collaborazione, di fare il punto sullo stato delle indagini».

«Vi è stato anche uno scambio reciproco di atti e documenti - prosegue la nota - e in particolare il team investigativo egiziano ha consegnato una prima parte dei documenti richiesti dalla Procura romana con la rogatoria del 15 marzo scorso». Al termine dell'incontro è stata ribadita la «assoluta determinazione da parte dei due uffici - conclude la nota congiunta - a proseguire la collaborazione nelle indagini sino a quando non saranno individuati i colpevoli del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni».

La missione appena conclusa pare segnare un altro passo avanti verso la risoluzione del caso del ricercatore originario di Fiumicello, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato poi cadavere, sul corpo segni di torture. Le indagini sono state difficili in tutti questi mesi, segnate da continui ritardi e depistaggi da parte dell'Egitto su quanto realmente accaduto. Già due mesi fa era emerso però che gli inquirenti italiani avevano delineato un quadro ormai abbastanza chiaro dell'ambito in cui si consumò l'efferato delitto, anche se apparati di sicurezza che tennero sotto controllo Regeni al Cairo sono stati appunto reticenti e hanno riferito all'autorità giudiziaria nordafricana fatti non conformi alla verità.

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