Digiuno di protesta contro il ddl Giustizia

Il comitato nazionale “Stop Opg - Ospedali psichiatrici giudiziari” ha espresso la propria profonda preoccupazione circa il testo del disegno di legge “Giustizia”, già approvato dal Senato e ora in...

Il comitato nazionale “Stop Opg - Ospedali psichiatrici giudiziari” ha espresso la propria profonda preoccupazione circa il testo del disegno di legge “Giustizia”, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera che, se confermato, rischia di riaprire la stagione degli ospedali psichiatrici giudiziari, ufficialmente chiusi con la legge 81/14. Tale disegno di legge vorrebbe disporre il ricovero di tutte le persone in stato d’infermità mentale nelle Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems), che diverrebbero così - nella sostanza - dei veri e propri Opg. La riforma del 2014 vede nelle misure alternative alla detenzione, costruite sulla base di un progetto terapeutico riabilitavo individuale, la risposta prevalente da offrire per il recupero del detenuto.

Denuncia poi il comitato Stop Opg che, moltiplicando strutture sanitarie di tipo detentivo dedicate solo ai malati di mente, si riprodurrebbe all’infinito la logica manicomiale. Il rientro dei malati di mente nel carcere o comunque nel “normale” circuito delle misure alternative alla detenzione, serviva e servirebbe proprio a ridimensionare il ruolo del cosiddetto “binario parallelo”. Il comitato ha quindi indetto, anche a Trieste, un digiuno di protesta a staffetta, a cui è possibile aderire tramite iscrizione via e-mail: redazione@stopopg.it. Tra gli aderenti in città anche Lorenzo Toresini e Peppe dell’Acqua, entrambi psichiatri, gli avvocati Andrea Frassini e Elisabetta Burla, quest’ultima in qualità di garante comunale dei diritti dei detenuti, e Franco Rotelli, consigliere regionale del Pd. Spiega l’avvocato Burla: «Solo in tempi recenti, e con un percorso piuttosto tortuoso, si è potuto realizzare l’intento di chiudere gli Ospedali psichiatrici giudiziari caratterizzati, in molti casi e come è stato riportato nelle inchieste effettuate anche dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura, da indegne condizioni di vita delle persone in essi rinchiuse. In parallelo, la riforma ha previsto che le persone che non potevano essere dimesse per ragioni di sicurezza e protezione dovevano essere accolte nelle Rems la cui funzione doveva essere la loro gestione sanitaria. L’attuale disegno di legge verrebbe a ripristinare le norme che si reputavano superate includendo nelle Rems i soggetti con disturbi psichici e non solo quelli per cui è stato accertato in via definitiva lo stato d’infermità da cui deriva l’ulteriore condizione: la necessità di applicazione di una misura di sicurezza in ragione della riconosciuta e accertata pericolosità sociale. Una tale riforma verrebbe a vanificare l’intrapreso percorso ponendo in secondo piano il diritto alla salute e alla cura delle persone detenute». (g.d.m.)

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