Pd, i big del Friuli Venezia Giulia: Serracchiani in prima fila, Cuperlo tagliato fuori

Debora Serracchiani

La governatrice siede tra Fassino e Marini e glissa sulla segreteria e sul suo futuro mentre il deputato della minoranza, escluso dalla direzione, sceglie il silenzio. 

ROMA Si materializza in prima fila. A qualche metro da dove Matteo Renzi, il neo segretario del Pd, per circa un’ora dal palco getterà le basi del nuovo corso dei dem. E da dove ripeterà per ben due volte frasi del seguente tenore: «Qui non è il luogo dove tutti si spara».

Domenica mattina, Hotel Marriott Park, Fiumicino. Ecco Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, vice segretario uscente del Renzi-1. Vestita di nero, ma con una giacca rossa che si staglia in una platea fatta di abiti blu, vestiti casual e tailleur ormai primaverili. Eccola, dicevamo, sedersi in prima fila. Tra Piero Fassino e Franco Marini. Alla sua sinistra c’è un ex Pci, alla sua destra c’è un ex Dc. La governatrice saluta entrambi e poi si trincera in un silenzio profondo. I retroscena che si sprecano in sala la descrivono in calo all’interno della galassia del rieletto segretario. Salvo poi fonti renziane tornare ad assicurare al Piccolo che «il rapporto fra Matteo e Debora è ottimo».

Serracchiani intanto ascolta e condivide il lungo intervento dell’ex sindaco di Firenze. Abbassa la testa più volte in segno di approvazione. Poi si alza e si trasferisce nel backstage, il luogo nel quale si consumano le trattative per l’elezione del presidente del partito - che sarà poi Matteo Orfini - e dei due vice presidente, che saranno poi Barbara Pollastrini e Domenico De Santis.

Qualche metro più in là ecco un raggiante Ettore Rosato, il capogruppo dei dem a Montecitorio. Rosato ha il passo del grande cerimoniere. L’ex democristiano approdato a Roma da Trieste infatti saluta tutti e coordina i lavori dalla platea, senza mai abbandonare il cellulare che continua a ribollire di messaggi e telefonate. Con il cronista, il potente capogruppo del Pd ironizza: «Cerco di sopravvivere».

In fondo alla sala del Mariott si scorge la sagoma di un altro triestino, Gianni Cuperlo. In camicia, pullover e giacca di ordinanza, il deputato tiene i giornali sottobraccio ma quando il cronista lo avvicina è netto: «Non parlo, oggi non parlo». Ma più tardi in assemblea Cuperlo diventerà un caso, perché verrà scartato come componente della direzione. «Una scelta incomprensibile», la bollerà Michele Anzaldi, deputato Pd e portavoce della mozione Renzi-Martina.

Qualche passo più in là si incrocia Francesco Russo, il senatore triestino del Pd che si può ormai annoverare fra le truppe di Maurizio Martina. Il quale subito commenta le parole pronunciate dal segretario: «È stato efficace, ha trovato il ritmo e i toni giusti ribadendo il concetto di unità. Noi abbiamo davanti diverse sfide, ma la prima è certamente quella di dare agli italiani una nuova legge elettorale».

Ma ci sono anche le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia del 2018: chi dovrà essere il candidato a governatore? «Proporrei il modello Illy, ovvero un candidato esterno in grado di recuperare il consenso perduto», ribadisce ancora una volta Russo. Dopo circa mezz’ora intanto Serracchiani torna alla postazione originaria. Ascolta gli interventi degli altri due candidati che si sono presentati alle primarie, Andrea Orlando e Michele Emiliano, salvo poi tornare nel backstage.

Ma Debora Serracchiani farà parte della nuova segreteria? Davanti al cronista che glielo chiede lei non si scompone e risponde così: «Francamente il tema non è quello che faccio io. Dobbiamo parlare dell’assemblea, giusto? Matteo ha fatto un bell’intervento. Ho ascoltato con piena condivisione il suo ragionamento che ha sgombrato il campo da punti su cui si è fin troppo speculato, a cominciare dal rapporto del partito con il Governo e dalla legge elettorale». Anche Rosato, che conosce come pochi il pensiero di Renzi, a sera infine è soddisfatto, quando si concludono i lavori: «C’è stato grande entusiasmo». Ma sulla questione segreteria - che investe la presenza della governatrice Serracchiani - si serve dell’antica arte della dissimulazione: «Non iniziamo con queste domande». E invece, sulle elezioni regionali del 2018? Rosato sorride e allontana la questione ancora una volta: «Che cosa c’entra. C’è una presidente in carica, no?». 

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